Gli Usa, il futuro dell’Afghanistan e la geopolitica dell’acqua in Asia Centrale

Ritirando le loro truppe dall’Afghanistan, gli Stati Uniti cercano di lasciarsi alle spalle un capitolo complesso della politica estera. Ma se loro si ritirano qualcun altro potrebbe occupare quel vuoto. Per evitarlo la Casa bianca vuole coinvolgere Kabul in una partnership regionale nella lotta ai problemi idrici in Asia Centrale. Uzbekistan, Kirghizistan, Tajikistan, Turkmenistan e Afghanistan condividono ampie porzioni dei loro territori con i due bacini idrici più importanti della regione: quello del Syr Darya e dell’Amu Darya


L’analisi di COSIMO GRAZIANI

¶¶¶ Il ritiro delle truppe americane e Nato dall’Afghanistan entro l’11 settembre 2021, rischia di creare un vuoto politico in un paese che si trova al crocevia tra Medio Oriente, mondo post-sovietico, Cina e Oceano Indiano. Vista l’importanza del paese, e la quantità di investimenti in termini di soldi e vite umane, è comprensibile pensare che nonostante i termini degli Accordi di Doha, gli Stati Uniti rimarranno estremamente vigili sugli eventi a Kabul. Come riferisce l’emittente Radio Free Europe/Radio Liberty, uno dei temi è l’eventuale  nuova concessione di basi militari nei paesi dell’Asia Centrale agli Stati Uniti, dopo che quest’ultimi erano stati già presenti in Uzbekistan e in Kirghizistan tra il 2004 e il 2014. Ma le mosse americane non si limitano solo a quelle militari. Da un anno a questa parte gli Usa stanno cercando di dare un approccio più organico alla regione, favorendo il dialogo per affrontare una serie di problemi comuni sia all’Afghanistan che ai suoi vicini settentrionali. 

Tra questi problemi, vi è la gestione delle risorse idriche. I cinque paesi dell’Asia Centrale e l’Afghanistan hanno porzioni del loro territorio che fanno parte dei due bacini idrici più importanti della regione: quello del Syr Darya (Kazakistan, Uzbekistan e Kirghizistan) e dell’Amu Darya (Uzbekistan, Kirghizistan, Tajikistan, Turkmenistan e Afghanistan). Entrambi sfociavano nel Mare d’Aral, tristemente famoso per il suo processo di prosciugamento iniziato tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, ed ora diviso tra una piccola porzione e Nord e una al Sud. Tra i due fiumi, il più sfruttato è tutt’ora l’Amu Darya, usato per la produzione di cotone (Turkmenistan e Uzbekistan) ed energia elettrica (Tajikistan). In aggiunta, segna il confine tra Tajikistan e Afghanistan per quasi mille chilometri. Favorire il dialogo tra i paesi di questi due bacini significa promuovere l’immagine dell’Afghanistan non come fonte di instabilità regionale (come è stato percepito dal 2001 in poi dai suoi vicini al Nord) ma come partner per risolvere i veri problemi della regione.  

Proprio verso questo fine si stanno muovendo gli Stati Uniti. Il primo aprile, la United States Agency for International Development (Usaid) ha lanciato la “Usaid Regional Water and Vulnerable Environment” un’iniziativa della durata di cinque anni durante i quali l’agenzia governativa stanzierà ventiquattro milioni e mezzo di dollari per «rafforzare la cooperazione regionale riguardo le risorse idriche condivise e far fronte alle sfide ambientali già esistenti e future» si legge sulla pagina dell’Ambasciata americana a Nur-Sultan. Inizialmente, all’annuncio dell’iniziativa a ottobre, il progetto era destinato solo ai cinque “Stan”, ma al lancio di aprile anche l’Afghanistan era entrato a far parte del programma. I risultati che i paesi partecipanti al programma vogliono raggiungere nei prossimi anni sono la  formazione di capitale umano capace di gestire problemi ambientali attraverso il rafforzamento di istituzioni locali, il rafforzamento delle iniziative transnazionali già esistenti per la gestione dei bacini idrici, creandone di nuove dove sono necessarie, la velocizzazione delle risposte governative alle emergenze climatiche. 

La presidenza Biden nei suoi primi cento giorni ha agito a livello internazionale dando priorità alla lotta ai cambiamenti climatici e cercando di recuperare il terreno che in politica estera il paese aveva abbandonato durante la presidenza Trump. L’Afghanistan e l’Asia Centrale rappresentano la cornice geopolitica perfetta per sintetizzare oggi l’operato di Biden. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, il fiume Badakhshan in Afghanistan e scene di ordinaria ricerca di acqua potabile; al centro, il fiume Syr Darya in Uzbekistan; in basso, bambini con le taniche per la raccolta dell’acqua potabile

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Dopo la laurea in Scienze politiche e Relazioni Internazionali presso l'Università RomaTre mi sono trasferito prima in Estonia, poi nel Regno Unito e successivamente in Kazakistan per conseguire il Master in Studi Eurasiatici. Mi occupo di politica internazionale e dell'Asia Centrale anche per il Caffè Geopolitico e L'Osservatore Romano. Tra i paesi in cui ho vissuto per studio o per esperienze lavorative ci sono anche gli Stati Uniti, Spagna e Ungheria. In tutti questi paesi, l'obiettivo è stato di immergersi nella cultura locale