Alba del 21 novembre 1943, 78 anni fa; Adriano Olivetti bussa alla porta di Natalia Ginzburg…

Nella capitale erano arrivati viaggiando su un camion di tedeschi ai quali la futura scrittrice racconta di essere una sfollata di Napoli priva di documenti. Si erano finalmente uniti a Leone in una città in preda alla fame sotto il tallone di ferro dell’occupazione tedesca. Usano documenti e nomi falsi, dicono di essere fratello e sorella e i tre figli piccoli devono chiamare Leone zio. La notizia che mai avrebbe voluto ascoltare la porta il loro amico: il direttore de “L’Italia Libera” era stato arrestato dai fascisti

La foto segnaletica di Leone Ginzburg registrata il 17 aprile 1934; sotto il titolo, Natalia e Leone Ginzburg alla stazione di Torino


L’articolo di IGOR STAGLIANÒ

FU ADRIANO OLIVETTI a bussare alla porta di Natalia Ginzburg all’alba del 21 novembre del 1943. È la notizia che mai avrebbe voluto ascoltare: Leone era stato arrestato il giorno prima. A quell’ora, nel piccolo appartamento in Viale delle Province riposano i tre figli (Carlo di 4 anni, Andrea di 3 e la piccola Alessandra, nata da pochi mesi). Nella capitale, Natalia e i bambini erano arrivati viaggiando su un camion di tedeschi ai quali racconta di essere una sfollata di Napoli priva di documenti. Si erano finalmente uniti a Leone in una città in preda alla fame sotto il tallone di ferro dell’occupazione nazista. Usano documenti e nomi falsi, dicono di essere fratello e sorella e i figli piccoli devono chiamare Leone zio.

L’edizione del 30 ottobre 1943 del giornale clandestino del Partito d’Azione chiusa in tipografia da Leone Ginzburg prima del suo arresto 

La mattina del 20 il direttore de “L’Italia Libera” era uscito di casa per raggiungere redattori e tipografi che lavorano all’edizione clandestina del giornale del Partito d’Azione in uno scantinato di Via Basento 55 a Roma. Viene bloccato prima dell’ultimo gradino dalla polizia fascista. Sui suoi documenti c’è il nome di Leonida Gianturco. Lo stesso nome della tessera annonaria, che serve per procurarsi da vivere nella Roma occupata. Le iniziali sui due documenti sono vere, il nome no. I fascisti non sanno ancora chi sia l’uomo a cui hanno messo le manette ai polsi. Lo portano a Regina Coeli. 

Per qualche giorno resta prigioniero nel braccio italiano. Ai primi di dicembre viene fuori la sua vecchia scheda, compilata quando era stato arrestato e marchiato come antifascista il 13 marzo 1934 con quattro anni di carcere per aver aderito al movimento Giustizia e Libertà. I suoi aguzzini lo riconoscono e lo spostano nel braccio controllato dai tedeschi. Era il 9 dicembre di 78 anni fa, l’inizio della fine per il grande letterato, antifascista, ebreo, animatore della nascente casa editrice Einaudi. 

Viene picchiano più volte, i nazisti vogliono informazioni e nomi. I segni delle violenze li vede Sandro Pertini, anche lui catturato dalle SS: lo incontra in corridoio, dopo l’ultimo interrogatorio. La mano dei tedeschi è stata pesante: Leone ha il viso pesto, coperto di sangue, gli hanno fratturato una mascella. Dopo lo sbarco degli americani ad Anzio, grazie ad alcuni compagni Leone viene spostato in infermeria. Da lì vorrebbero organizzare la sua fuga. Ma la sera del 4 febbraio Leone si sente male. Chiede aiuto e l’infermiere si rifiuta di chiamargli un medico per dargli soccorso. Nel buio della notte, alla luce della sua lampadina, scrive l’ultima lettera a Natalia che, intanto, s’era dovuta nascondere in un convento di monache seguendo il consiglio di Adriano Olivetti di mettersi in salvo e tenere i bambini al sicuro: «Bacia i bambini. Vi benedico tutti e quattro, e vi ringrazio di essere al mondo. Ti amo, ti bacio, amore mio… Sii coraggiosa».

Al suo amato Leone, Natalia scriverà una poesia struggente: «Allora quando piangevi c’era la sua voce serena; / allora quando ridevi c’era il suo riso sommesso. / Ma il cancello che a sera s’apriva resterà chiuso per sempre; /
e deserta è la tua giovinezza, spento il fuoco, vuota la casa»
. © RIPRODUZIONE RISERVATA

About Author

Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Ha realizzato più di mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico radiotelevisivo, e ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia.