Dai lavori pubblici alle infrastrutture, dai porti all’agricoltura sono più numerose le incongruenze e le contraddizioni che la funzionalità per la soluzione dei problemi del Paese. Sui migranti, il governo avrà bisogno di quelle sponde europee che la destra ha messo in discussione, suscitando marcate diffidenze


Il corsivetto di VITTORIO EMILIANI

Giorgia Meloni e la squadra dei suoi ventiquattro ministri

IL GOVERNO MELONI si presenta fin dall’inizio con parecchie incongruenze e contraddizioni. Soprattutto nel settore strategico dei lavori pubblici fra il ministero delle Infrastrutture e quello del Mare: chi si occuperà del settore fondamentale dei porti dai quali passa già il 90 per cento delle importazioni (in particolare quelle petrolifere) e il 65 per cento delle esportazioni? E altro si aggiungerà (lo scriviamo con apprensione) con l’arrivo del Gnl dagli Usa che richiede tanta acqua per lo scongelamento. Soprattutto a Ravenna, dove la polemica è già montata per il seppellimento dei residui fossili e l’incremento della Co2, in uno scalo che praticamente “entra” in città. Perfettamente visibile dalla Stazione ferroviaria quindi dalla città dei mosaici. Ma anche per il settore vasto e complesso dell’agricoltura che in molti Paesi ha preso la strada dell’impulso alla biodiversità e alla tipizzazione. 

Il fatto che il ministro uscente Cingolani chiamato ironicamente CingolEni per la sua dipendenza dai grandi gruppi sia stato richiamato in servizio attivo come consulente per le essenziali questioni energetiche non promette nulla di buono. Come la promozione a ministro del Mare (?) del siciliano Musumeci che non ha certo avuto sin qui una visione nazionale. Con la promozione di Salvini e il concomitante incremento degli arrivi di migranti dalla sponda nordafricana e le sue pretese di un blocco navale che lo contrasti, i problemi non possono che acutizzarsi. La politica del respingimento non può non incontrare limiti oggettivi non essendo il Mediterraneo un mare soltanto italiano. Insomma in questo e in altro emerge il velleitarismo di una coalizione di centrodestra priva di un programma di governo concordato e che comunque avrà bisogno di quelle sponde europee che la destra ha messo in discussione suscitando marcate diffidenze. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.

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