Il leader del Partito dei Lavoratori torna alla presidenza dopo dodici anni dal suo secondo mandato. Ha riconosciuto subito che «la sfida è immensa. È necessario ricostruire questo Paese in tutte le sue dimensioni. Il nostro impegno più urgente è porre fine di nuovo alla fame. Se siamo il terzo produttore di cibo al mondo e il primo di proteine ​​animali, se abbiamo tecnologia e un’immensità di seminativi, se siamo in grado di esportare in tutto il mondo, abbiamo il dovere di garantire che ogni brasiliano possa fare colazione, pranzo e cena tutti i giorni». Riferimenti espliciti all’Amazzonia e al cambiamento climatico: «Il Brasile è pronto a riprendere il suo ruolo da protagonista nella lotta alla crisi climatica. Un albero in piedi vale più delle tonnellate di legno raccolte illegalmente da chi pensa solo a un facile profitto. Un fiume di acqua limpida vale molto di più di tutto l’oro estratto col mercurio che uccide la fauna e mette a rischio la vita umana. Quando un bambino indigeno muore assassinato dall’avidità dei predatori dell’ambiente, una parte dell’umanità muore insieme a lui»


Il resoconto di CESARE PROTETTÌ

IL BRASILE HA SCELTO: Lula è di nuovo il presidente, per la terza volta, a 11 anni dal suo ultimo mandato. Al ballottaggio il leader del Partito dei Lavoratori ha ottenuto il 50,88% contro il 49,12% del candidato di destra del Partito Liberale, Jair Bolsonaro. Il risultato, contestato dai perdenti, è arrivato dopo un palpitante testa a testa, al termine di una campagna elettorale infuocata. Nel suo discorso dopo la vittoria Lula ha definito le presidenziali dell’ottobre 2022 come «le più importanti della nostra storia. Un’elezione che ha messo a confronto due opposti progetti per il Paese, e che oggi ha un governerò per 215 milioni di brasiliani, non solo quelli che hanno votato per me. Non ci sono due Brasile. Siamo un unico Paese, un solo popolo, una grande nazione. A nessuno interessa vivere in un paese diviso, in uno stato di guerra permanente. Questo paese ha bisogno di pace e unità».

Testa a testa fino all’ultimo voto tra Lula e Bolsonaro, poi la gioia dei sostenitori del nuovo presidente si riversa nell’Avenida Paulista a San Paolo per festeggiare i sessanta milioni di voti che hanno riportato per la terza volta a capo del Brasile l’ex sindacalista nato con sette fratelli in una baracca

«È la vittoria — ha aggiunto Lula — di un immenso movimento democratico che si è formato, al di sopra dei partiti politici, degli interessi personali e delle ideologie, perché vincesse la democrazia. In questo storico 30 ottobre, la maggioranza del popolo brasiliano ha chiarito di volere di più, non di meno, la democrazia. Vuole di più, non di meno, inclusione sociale e opportunità per tutti… Vuole, insomma, di più, non di meno, libertà, uguaglianza e fraternità nel nostro Paese. Il popolo brasiliano vuole avere una sanità pubblica e un’istruzione di qualità. Vuole la libertà religiosa. Vuole libri invece di pistole. Vuole andare a teatro, vedere film, avere accesso a tutti i beni culturali, perché la cultura nutre la nostra anima. Il popolo brasiliano vuole ritrovare la speranza. È così che intendo la democrazia…».

«È con questa democrazia reale e concreta — ha sottolineato il presidente rieletto dopo dodici anni dal suo ultimo mandato — che ci siamo impegnati per tutta la nostra campagna elettorale. La ruota dell’economia tornerà a girare, con creazione di posti di lavoro, aumento dei salari e rinegoziazione dei debiti delle famiglie che hanno perso potere d’acquisto. La ruota dell’economia girerà di nuovo con i poveri che faranno parte del bilancio pubblico e con il sostegno dei piccoli e medi produttori rurali, ai quali si deve il 70% del cibo che arriva sulle nostre tavole».

Per Lula, insomma, la «priorità sono le persone che ne hanno più bisogno», ma è una «priorità anche rafforzare le politiche per combattere la violenza contro le donne e garantire che guadagnino lo stesso salario degli uomini nello stesso ruolo». E ancora affrontare «senza sosta razzismo, pregiudizio e discriminazione, in modo che bianchi, neri e indigeni abbiano gli stessi diritti e opportunità. Solo così potremo costruire un Paese per tutti». Il neopresidente ha ricordato anche l’importante messaggio inviato mercoledì scorso da papa Francesco al Brasile,  pregando affinché il popolo brasiliano sia libero dall’odio, dall’intolleranza e dalla violenza. Lula ha riconosciuto che «la sfida è immensa. È necessario ricostruire questo Paese in tutte le sue dimensioni. Nella politica, nell’economia, nella gestione pubblica, nell’armonia istituzionale, nelle relazioni internazionali e, soprattutto, nella cura dei più bisognosi. È necessario ricostruire l’anima stessa di questo Paese. Recuperare la generosità, la solidarietà, il rispetto delle differenze e l’amore per gli altri».

Lula, subito dopo il voto: «Se siamo il terzo produttore di cibo al mondo e il primo di proteine ​​animali, se abbiamo tecnologia e un’immensità di seminativi, se siamo in grado di esportare in tutto il mondo, abbiamo il dovere di garantire che ogni brasiliano possa fare colazione, pranzo e cena tutti i giorni»

«Il nostro impegno più urgente — ha sottolineato Lula — è porre fine di nuovo alla fame. Non possiamo accettare come normale che milioni di uomini, donne e bambini in questo paese non abbiano da mangiare o che consumino meno calorie e proteine ​​del necessario. Se siamo il terzo produttore di cibo al mondo e il primo di proteine ​​animali, se abbiamo tecnologia e un’immensità di seminativi, se siamo in grado di esportare in tutto il mondo, abbiamo il dovere di garantire che ogni brasiliano possa fare colazione, pranzo e cena tutti i giorni. Questo sarà, ancora una volta, l’impegno numero uno del nostro governo. Non possiamo accettare come normale che intere famiglie siano costrette a dormire per strada, esposte al freddo, alla pioggia e alla violenza. Pertanto, riprenderemo il programma Minha Casa Minha Vida, con priorità per le famiglie a basso reddito, e faremo ripartire i programmi di inclusione che hanno sollevato 36 milioni di brasiliani dalla povertà estrema».

Lula: «Un albero in piedi vale più delle tonnellate di legno raccolte illegalmente da chi pensa solo a un facile profitto, a scapito del deterioramento della vita sulla Terra. Quando un bambino indigeno muore assassinato dall’avidità dei predatori dell’ambiente, una parte dell’umanità muore insieme a lui»

Non potevano mancare nel discorso di Lula riferimenti espliciti all’Amazzonia e al cambiamento climatico. «Il Brasile — ha detto Lula — è pronto a riprendere il suo ruolo da protagonista nella lotta alla crisi climatica, proteggendo tutti i nostri biomi, in particolare la Foresta Amazzonica. Durante gli anni dei nostri governi siamo riusciti a ridurre dell’80% la deforestazione in Amazzonia, riducendo notevolmente le emissioni che causano il riscaldamento globale. Ora, combattiamo per la deforestazione zero in Amazzonia. Il Brasile e il pianeta hanno bisogno di un’Amazzonia vivente. Un albero in piedi vale più delle tonnellate di legno raccolte illegalmente da chi pensa solo a un facile profitto, a scapito del deterioramento della vita sulla Terra. Un fiume di acqua limpida vale molto di più di tutto l’oro estratto con l’uso del mercurio che uccide la fauna e mette a rischio la vita umana. Quando un bambino indigeno muore assassinato dall’avidità dei predatori dell’ambiente, una parte dell’umanità muore insieme a lui. Pertanto, riprenderemo il monitoraggio e la sorveglianza dell’Amazzonia e combatteremo qualsiasi attività illegale, sia mineraria che col disboscamento o l’occupazione agricola impropria».

«Allo stesso tempo — è l’impegno conclusivo di Lula — promuoveremo lo sviluppo sostenibile delle comunità che vivono nella regione amazzonica. Dimostriamo ancora una volta che è possibile generare ricchezza senza distruggere l’ambiente. Siamo aperti alla cooperazione internazionale per preservare l’Amazzonia, sia sotto forma di investimento che di ricerca scientifica. Ma sempre sotto la guida del Brasile, senza mai rinunciare alla nostra sovranità». Lula lo dice chiaro: serve la “pacificazione ambientale”: «Ci impegniamo per le popolazioni indigene, gli altri popoli della foresta e la biodiversità. Vogliamo la pacificazione ambientale. Non ci interessa una guerra per l’ambiente, ma siamo pronti a difenderlo da ogni minaccia». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giornalista e saggista, è stato fino al gennaio 2016 il direttore delle testate del Master di Giornalismo dell’Università Lumsa di Roma, dopo essere stato per molti anni docente ai corsi per la preparazione all’esame di Stato organizzati dall’Ordine dei giornalisti a Fiuggi. E’ stato Caporedattore centrale dell’agenzia di stampa ApBiscom (ora Askanews) dopo una lunga carriera all’Ansa nel Servizio Diplomatico, al Politico e agli Interni. Autore di una decina di saggi e manuali, con Stefano Polli ha scritto E’ l’agenzia bellezza! (seconda edizione nel 2021), ha curato “Pezzi di Storia” (2021) ed è coautore del libro di Giovanni Giovannini Il Quaderno Nero, Settembre 1943-aprile 1945 (2004, Scheiwiller).

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