La prima manovra del governo Meloni irrompe con rapidità nello scenario politico nazionale ed è volta a mantenere la promessa del programma elettorale di Fratelli d’Italia: un “innalzamento” nel tetto del contante, senza specificarne la cifra, in linea con la media dell’Unione europea. Chi sostiene l’innalzamento si rifà alle indicazioni europee orientate a un tetto di cinquemila euro, con il consiglio, però, di adottare limiti inferiori. Le preoccupazioni europee sono rivolte a ostacolare il riciclaggio, quelle italiane guardano, invece, ai risvolti dell’evasione fiscale e del lavoro nero, che avrebbero così uno strumento in più per continuare indisturbati


L’analisi di FABIO MORABITO

LA PRIMA MANOVRA del nuovo governo è stata – con una rapidità a livello del “pronti, via” – di decidere di innalzare il limite nell’uso dei contanti, una misura che – senza interventi – sarebbe passata dal tetto massimo attuale di duemila euro a mille euro dal primo gennaio prossimo. E invece questo limite sarà innalzato quasi certamente a cinquemila euro, dopo che la Lega ha presentato una proposta di legge, a firma Alberto Bagnai, per alzare l’asticella fino a diecimila. Il limite dei 2000 euro invece era stato stabilito da un decreto legge dell’ottobre 2019 (c’era il governo Cinque Stelle-Pd a guida Giuseppe Conte). Gradualmente, sarebbe dovuto arrivare a solo mille.

Sono già una decina i cambiamenti nel limite all’uso del contante su cui si è legiferato in questo primo scampolo di secolo, da quando la valuta è l’euro. Con i governi “tecnici” di norma l’intenzione è di mantenere basso il limite. Altrimenti si aumenta. E non sono stati solo i governi di destra a fare questa scelta: Matteo Renzi, quando era premier (e segretario del Pd), decise un aumento a tremila euro. Pier Carlo Padoan, che in quel governo era ministro dell’Economia, disse all’epoca che non c’era correlazione tra il limite del contante e la diffusione dell’economia sommersa. Questa dichiarazione è stata usata – con effetto retorico: prima la frase, specificando poi chi l’ha detta – da Giorgia Meloni per avvalorare la sua tesi favorevole ad innalzare il contante. Questo al Senato, in sede di replica al dibattito sul voto di fiducia. Dichiarazione riportata correttamente, ma senza un pezzo importante, che forse chi ha aiutato Giorgia Meloni a scrivere il discorso neanche ricordava. E cioè che Padoan si pentì pubblicamente di quella affermazione, e più volte ha definito “un errore” l’innalzamento del limite. Un report della Bankitalia, che studiò proprio le conseguenze di quella misura, rivela che allora aumentò in modo considerevole la richiesta di banconote di grosso taglio. Successivamente, ancora la Banca d’Italia è intervenuta a favore di un “tetto” contenuto.

Lo scontro tra governo e opposizione si è acceso. Si è ironizzato sull’affermazione della neopremier che il tetto al contante penalizzerebbe i poveri. Ma i poveri – è stato osservato – vanno in giro con migliaia di euro? Forse la Presidente del Consiglio si voleva riferire al caso dei protestati, che non possono avere un conto corrente (ma un libretto postale sì). Ma si può obiettare che il tetto attuale sarebbe già abbastanza adeguato a risolvere questo problema, e comunque sono possibili altre misure senza moltiplicare il limite massimo da una a cinque volte.

A sostegno della tesi della nuova misura proposta, è stato fatto notare che in Paesi come Germania e Austria il tetto al contante non c’è. Ma c’è nella maggioranza degli altri Stati dell’Unione europea, a cominciare da Francia e Spagna (per entrambi, limite a mille euro). E in un Paese dall’economia fragile come la Grecia il tetto è a cinquecento euro. In Croazia sale a 15mila euro.

Chi sostiene l’innalzamento del tetto trova un argomento nelle indicazioni europee che si prevede vadano in direzione di un limite a cinquemila euro, con il consiglio di adottare limiti inferiori. In realtà le limitazioni europee – che peraltro ancora non ci sono – non vanno interpretate in chiave anti-evasione (il dibattito in Italia è soprattutto su questo) ma per evitare altri reati, primo fra tutti il riciclaggio. Perché – è stato obiettato da chi in Italia è favorevole a una nuova normativa – un cittadino onesto non dovrebbe avere la libertà di usare il denaro nella forma che gli pare? Ma sotto quella che può sembrare una politica liberale, c’è un’evidenza: è inevitabile che questa misura, quali che siano le intenzioni, sarà apprezzata da tutti quegli italiani che in qualche modo evadono o vogliono evadere le tasse, come dalla criminalità che sul contante individua il miglior mezzo per non tracciare gli spostamenti di denaro.

Ci sono attività che vanno dallo sfruttamento alla prostituzione allo spaccio di droga che si potrebbero considerare facilitate da una maggiore libertà nell’uso del contante. A fronte di un’evasione stimata in 86,6 miliardi euro l’anno (l’ultimo dato del Mef è relativo al 2019, in discesa, ma al netto dell’evasione dei contributi previdenziali che portano la cifra a quasi cento), ci sono almeno 3 milioni e mezzo di lavoratori in nero (fonte Istat) che si fatica a far emergere. Lavoratori che vengono pagati solo in contanti. C’è poi, ancora, la piaga delle tangenti, pagate quasi sempre in contanti. Naturalmente anche se il limite fosse di mille euro, ci sono sempre sistemi che le mafie sarebbero in grado di usare per muovere il denaro, a cominciare dalle criptovalute. Ma così almeno verrebbe introdotta una difficoltà in più.

Se il tetto non dovesse servire a contrastare l’evasione o a limitare molte delle attività criminali che prosperano anche senza paletti, va detto però che la principale preoccupazione di Bruxelles è frenare il riciclaggio, e in questo senso va la decisione, già di qualche anno fa, di non stampare più le banconote da cinquecento euro. Ma il segnale politico del nuovo governo a guida Giorgia Meloni è chiaro, nella sua rapidità, come nella sua scelta di andare in controtendenza sul percorso, che era già stato innescato, di progressive limitazioni.

Se poi l’esecutivo di destra vorrà favorire esplicitamente l’evasione fiscale lo potremo verificare con certezza qualora decidesse di introdurre una disciplina meno stringente sui controlli incrociati a cui è autorizzata l’Agenzia delle Entrate, e che forse allo stato attuale rappresentano lo strumento più efficace per portare alla luce il sommerso. Per ora, Fratelli d’Italia sta mantenendo una promessa del suo programma elettorale, quando annunciò un “innalzamento” nel tetto del contante, senza specificare la cifra ma pensando a un nuovo limite in linea con la media dell’Unione europea. L’evasione fiscale – secondo Meloni – non sta nella soglia dei duemila euro, ma – ad esempio – negli extracomunitari che aprono e chiudono le loro attività, nell’attività non tracciata delle multinazionali. Viene quindi indicata un’altra strada, anche se è plausibile che ci siano più strade da percorrere per far emergere l’economia sommersa. Se l’Italia riuscisse a tagliare l’evasione fiscale di almeno la metà, si trasformerebbe all’improvviso da Paese in recessione a economia trainante dell’Unione europea. E quando si fanno confronti con l’Europa, non si può prescindere dalla constatazione che vede l’Italia come di gran lunga il Paese dell’Unione con una più conclamata evasione fiscale. Con un approccio culturale di tolleranza, come se sottrarre risorse al pubblico fosse meno grave di rubare a un privato. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giornalista, primo articolo pubblicato a quindici anni sul "Calcio illustrato". Un libro a vent'anni sulla storia del Partito radicale da Pannunzio a Pannella. Due contratti in Rai, collaborazioni con radio e tv private, migliaia di articoli in una ventina di testate diverse in Italia e all'estero. Oltre trent'anni di lavoro al Messaggero, dove si è occupato di cronaca, politica, sport, interni, esteri. È stato presidente dell'Associazione stampa romana e componente di Giunta della Fnsi, il sindacato nazionale dei giornalisti. Ha coordinato e condotto decine di corsi di formazione professionale

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