Nemmeno un intellettuale di qualche rilievo nella lista di ministri e sottosegretari presentata dalla premier al presidente Mattarella. A meno di non considerare tale l’autore di una colossale biografia di Putin scritta dal direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano in quota centrodestra, o, fra i funzionari pubblici, il prefetto Matteo Piantedosi: quel genio della pubblica sicurezza che non fece nulla per proteggere la sede centrale della Cgil dalla incursione squadrista dei neofascisti accorsi in Corso Italia dal grande raduno di destra in Piazza del Popolo


L’articolo di VITTORIO EMILIANI

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MAI C’È STATO che io mi ricordi nella storia dell’Italia repubblicana un governo di levatura tanto mediocre quanto questo. Nessun intellettuale di qualche rilievo figura nella lista di ministri e sottosegretari presentata da Giorgia Meloni al presidente Mattarella. A meno di non considerare tale l’autore di una colossale biografia di Putin, circa 300 pagine, scritta dal direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano in quota centrodestra, oppure il prefetto Matteo Piantedosi quel genio della pubblica sicurezza che non fece nulla per proteggere la sede centrale della Cgil dalla incursione squadrista dei neofascisti accorsi là dal grande raduno di destra in Piazza del Popolo. Eppure era prevedibile che qualche gesto clamoroso sarebbe stato compiuto per concludere in gloria quella adunata dove l’estremismo parafascista era tangibile. La nomina a ministro dell’interno è il giusto premio nel governo di destra di Meloni e C.

Un governo che rispecchia lo scadimento qualitativo della classe dirigente italiana. Berlusconi ha ottenuto per Tajani la vicepresidenza del Consiglio tanto agognata e l’inserimento di alcuni ministri di Forza Italia ininfluenti. Penso ad Anna Maria Bernini sempre molto preoccupata del suo viso rimodellato. Ci manca soltanto la biondissima Marta Fascina ultima “fiamma”, compagna di vita del Berlusca che non può sposarla anche per la dura opposizione dei figli che hanno ben ragione di tenete alta la vigilanza sull’eredità del papà che negli ultimi tempi sembra un po’ ondivago.

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Alla Giustizia è andato quel Carlo Nordio che da tempo scrive sui giornali che furono degli zuccherieri e poi del petroliere Monti articoli che non si segnalano per un’oncia, almeno, di garantismo. E potremmo pure continuare. Maurizio Gasparri tanto per ribadire il ruolo di avanguardista ha presentato subito un disegno di legge che cancella una delle principali conquiste delle donne, cioè la legge n.194 che ha sancito il diritto all’aborto in particolari condizioni fin dagli anni ’70. Già con gli obiettori la cultura clerico-fascista ha cercato di rendere quella legge inattuabile. Ma alla sua cancellazione nessuno, nemmeno a destra, aveva puntato. Fin da questi primi segnali molto inquietanti. Che ne sarà dei diritti acquisiti da italiane e italiani in anni ormai lontani quando se li conquistarono con una mobilitazione di massa di cui oggi si sente un gran bisogno? © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.

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