Tutela della natura nel fu Bel Paese: Parchi nazionali senza direttori e furberie italiche

Val di Zoldo e Val Pramper; sotto il titolo, Vernazze nelle Cinque Terre

Otto Parchi su ventiquattro hanno dimenticato da due lustri che sono privi di una gamba. Con super-spot televisivi, il governo annuncia ora cinquecento assunzioni di laureati da impiegare nel Pnrr: economisti, giuristi, ingegneri, statistici, matematici e informatici. Dove stanno i biologi, i naturalisti, i geologi, i veterinari, i botanici, gli zoologi, i laureati in Scienze Ambientali e quelli in Scienze Forestali? Per competenze professionali dovrebbero essere loro il motore dei parchi, compresi i direttori. Eppure i cinquecento super specialisti dovrebbero occuparsi di tutela della natura e transizione ecologica. Mancano solo gli esperti di infissi in alluminio


L’analisi di GIORGIO BOSCAGLI, Società italiana per la Storia della fauna

IN REALTÀ ABBIAMO già scritto, diverso tempo fa, per “Italia Libera” di questo argomento, o almeno su criteri, modalità di nomina e profili qualitativi di Presidenti e Direttori dei Parchi nazionali. Ma ci torniamo su perché sembra che non ci sia peggior sordo di chi non vuole ascoltare. Quanti sono i Parchi nazionali italiani? Venticinque? Ventisei? Ventisette? Ventotto? In realtà 24 perché Gennargentu, Delta del Po, Costa Teatina e Matese, per ragioni diverse (ma tutte riconducibili a un perverso senso dell’autonomia), finora sono chiacchiere, ovvero “parchi nazionali di carta”. Già questo la dice lunga sulla serietà e attenzione con cui le infinite compagini governative che si sono succedute negli ultimi trent’anni hanno tenuto in considerazione i cosiddetti gioielli del Paese. Perché proprio trent’anni? Bene, perché quest’anno — il prossimo 6 dicembre — ricorre il trentesimo anniversario dell’approvazione della 394/91 “Legge Quadro sulle Aree Protette”. Lo strumento fondamentale per ragionare sull’argomento Parchi: strumento aggirato, inapplicato, interpretato cicero pro domo propria. Talvolta usato pure come foglia di fico.

Parco nazionale del Gran Paradiso

Cosa vi aspettereste da un Governo, che della cosiddetta transizione ecologica dice di voler fare il «cavallo di battaglia all’interno di un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr)», per celebrare questa ricorrenza trentennale? Un colpo di reni del ministero per la Transizione Ecologica (Ambiente, cari amici, si dovrebbe chiamare Ambiente! Punto e basta) per mettere in piena operatività tutti i famosi “gioielli del Paese” che chiamiamo Parchi nazionali? Manco per idea! Questa è la situazione ad oggi, mentre scriviamo: Parchi nazionali del Gargano, della Majella, dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese, della Valgrande, del Circeo, dell’Aspromonte, delle Dolomiti Bellunesi, della Sila….(otto su ventiquattro) e ministero… forse hanno dimenticato che c’è bisogno di Direttori nominati a termini di legge? In un paio di casi da quasi due lustri! O forse qualcuno pensa che è meglio avere direttori… poco direttori (ovvero malleabili?)? Diceva il divo Giulio che a pensar male si fa peccato ma di solito ci si azzecca!

Nel frattempo però ci si adopera alacremente con super-spot televisivi del governo per cinquecento (500!) assunzioni di laureati da impiegare nel Pnrr: economisti, giuristi, ingegneri, statistici, matematici e informatici …Accidenti! [nota 1]Ma dove stanno i biologi, i naturalisti, i geologi, i veterinari, i botanici, gli zoologi, i laureati in Scienze Ambientali e quelli in Scienze Forestali? Cioè quelli che per competenze professionali dovrebbero essere il motore dei parchi, compresi i direttori? E meno male che i cinquecento super specialisti dovrebbero occuparsi di tutela della Natura e transizione ecologica! Mancano solo gli esperti di infissi in alluminio. Evviva l’Italia!

Parco nazionale del Gargano

Un Direttore Facente Funzioni — specie animale sempre più diffusa — è sicuramente molto più manovrabile, condizionabile, se necessario rimuovibile, piuttosto che non un direttore nel pieno dei suoi poteri. Che di norma — i poteri — dovrebbero (?) essere quelli del garante dell’aderenza fra operato del Parco e missione istituzionale (conservazione della Natura innanzitutto). Ma di questo si sono accorti presidenti e consiglieri (fra i quali quelli dotati di curriculum adeguato al ruolo sono da cercare “col lanternino”) [nota 2]. Soggetti diffusamente distribuiti che evidentemente ritengono più opportuno non avere tra i piedi direttori rompiscatole e difficilmente rimuovibili (ma qualche presidente molto abile — leggasi Parco nazionale del Gargano — è riuscito anche in questo).

Allora che si fa? L’italica furbizia soccorre in questi casi: si adotta la tattica delle orecchie da mercante (leggasi, per esempio, Majella, dove manca un direttore pienamente legale dal 2013). Tradotta in parole povere, la tattica significa far finta che le (blandissime) sollecitazioni del ministero (ex) Ambiente a procedere alla designazione delle terne di candidati (fra i quali il ministro dovrebbe scegliere secondo norma) possano essere utilizzate quali… utili provviste di carta igienica. Pio desiderio e debole speranza: ma quand’è che verrà commissariato pure il ministero? © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Laureato in Scienze Biologiche alla Sapienza di Roma nel 1978, da sempre si occupa di studi e ricerche su comportamento, ecologia, problemi di gestione e conservazione mammiferi carnivori: lupo degli appennini e orso bruno marsicano. Ha elaborato e applicato al territorio italiano il wolf-howling, per la stima delle popolazioni di lupi. Nella vasta pubblicistica ha contribuito alla realizzazione di film, documentari, e monografie; tra queste “Nidi e Tane” per Longanesi, “Il Lupo”, per Lorenzini, “L’Orso”, sempre per Lorenzini e numerose altre pubblicazioni. È stato, fra l’altro, ispettore di sorveglianza al Parco nazionale d’Abruzzo, direttore del Parco regionale Sirente-Verino, poi del Parco nazionale Foreste Casentinesi. Si occupa, inoltre, di Formazione professionale nel campo del monitoraggio faunistico di campo, nonché di organizzazione e gestione strutture e personale di sorveglianza su ambienti naturali.