A sorpresa, i ricercatori dell’“Agenzia per la Sicurezza alimentare francese” (Anses) hanno riscontrato che le stesse bevande vendute nei contenitori di plastica avevano quantità di microplastiche inferiori a quelle dei contenitori in vetro. La composizione delle microplastiche nelle bevande esaminate era del tutto simile, per tipo di polimero, colore e altre caratteristiche, a quella dei rivestimenti dei tappi delle bottiglie. A provocare questa inattesa forma di inquinamento che nuoce alla salute e all’ambiente sono i tappi di metallo con rivestimento verniciato: durante la lavorazione, lo stoccaggio e il rivestimento, essi possono subire micrograffi e rilasciare frammenti nelle bevande. L’esame comparato dei campioni di bevande vendute nel paese transalpino è stato fatto su acqua, birra, cola, limonata e acqua aromatizzata al limone, tè freddo e vino, confezionate in bottiglie (di vetro e di Pet), cartoni in tetrapack e in lattine. Le bottiglie in vetro sono risultate di gran lunga peggiori rispetto a tutte le altre. L’acqua, il liquido migliore, aveva in media 4,5 microplastiche per litro, contro l’1,6 misurata nelle bottiglie in Pet: quasi il triplo in più
◆ L’analisi di VITO AMENDOLARA
► L’allarme è stato lanciato dai ricercatori dell’Agenzia per la Sicurezza Alimentare Francese (Anses: Agence nationale de sécurité sanitaire de l’alimentation, de l’environnement et du travail), in uno studio appena pubblicato, che ha messo in evidenza un dato sconcertante: il contenuto nelle bottiglie di vetro, dall’acqua alle bevande gassate, contiene più microplastiche rispetto alle stesse bevande vendute nei contenitori in plastica o lattine. La fonte principale incriminata, in questo caso, è il tappo in metallo con rivestimento verniciato che, durante la lavorazione, lo stoccaggio e il rivestimento, può subire micrograffi e rilasciare frammenti nelle bevande. È molto triste prenderne atto, ma il vetro tradizionalmente considerato più sicuro degli imballaggi plastici, è tradito in questo caso da una sorgente di contaminazione insospettabile: il tappo.
Colti di sorpresa, i ricercatori hanno voluto verificare l’origine delle microplastiche nelle bottiglie di vetro, puntando sui tappi, perché la composizione delle microplastiche era del tutto simile, per tipo di polimero, colore e altre caratteristiche, a quella dei rivestimenti. Per quantificare e avere dati più completi sulle microplastiche presenti nelle bottiglie e negli altri contenitori per liquidi, i ricercatori hanno analizzato numerosi campioni di bevande vendute in Francia di acqua, birra, cola, limonata e acqua aromatizzata al limone, tè freddo e vino, confezionate in bottiglie (di vetro e di Pet), cartoni in tetrapack e in lattine. Con grande sorpresa, hanno sostenuto i ricercatori, al contrario di ciò che si aspettavano di trovare , le bottiglie in vetro sono risultate di gran lunga peggiori rispetto a tutte le altre. L’acqua, il liquido migliore, aveva in media 4,5 microplastiche per litro, contro l’1,6 misurata nelle bottiglie in Pet: un valore, dunque, circa triplo. Una differenza significativa e inaspettata, come spiega con grande meraviglia Iseline Chaïb, dottoranda presso l’unità “Sanaqua”, che ha guidato la ricerca con il supporto dell’Agenzia Nazionale per la Ricerca.
Dunque, non c’è più da stupirsi: la plastica è ovunque. Dalla comodità quotidiana al rischio invisibile per ambiente e salute, essa è diventata una compagna silenziosa e costante: la troviamo negli imballaggi degli alimenti, nei vestiti in fibre sintetiche, nei dispositivi medici e tecnologici, persino nei prodotti per l’igiene personale. Se un tempo poteva destare stupore la sua diffusione, oggi la vera sorpresa sta nella sua invasività: la plastica non solo circonda i nostri gesti di ogni giorno, ma penetra nei cicli naturali e negli stessi organismi viventi. Studi recenti hanno rilevato micro e nanoplastiche nell’acqua che beviamo, nell’aria che respiriamo, nei terreni agricoli, nel sangue umano e persino nella placenta. Una presenza così pervasiva non è più un fatto eccezionale, bensì la norma con cui dobbiamo fare i conti. La plastica, simbolo di progresso e praticità, si è trasformata in un’eredità ingombrante che compromette ecosistemi e salute.
Dobbiamo prendere atto, piuttosto che stupirci: non c’è settore della vita umana che non abbia a che fare con la plastica, tanto che si è giunti a parlare di “Plasticene”, un’epoca dominata dalla plastica, che fa “rima “con Antropocene l’attuale epoca geologica (termine coniato nel 2000 dal premio Nobel olandese Paul Crutzen) in cui le attività umane sono diventate il fattore dominante nel modificare l’equilibrio biochimico del Pianeta. Nel suo dizionario, la Treccani il termine Plasticene lo definisce così: «Denominazione polemica dell’epoca che ha inizio negli anni Cinquanta del Novecento, caratterizzata dalla crescita dell’inquinamento da plastica non biodegradabile, con ripercussioni negative che interessano anche la catena alimentare umana».
Antropocene e Plasticene sono due Epoche parallele, o meglio una funzione dell’altra, che segnano un punto di svolta nella storia dell’Umanità. Questo segno tangibile della nostra era, ormai è impresso negli oceani, nei suoli e nei nostri corpi, è un segno che rischia di divenire indelebile e che ci impone di passare dalla consapevolezza (se acquisita!) alla responsabilità che non è di qualcuno ma di tutti: istituzioni, sistema imprenditoriale, cittadini consumatori. Un fenomeno che ha assunto dimensioni globali impone una responsabilità collettiva ineludibile. A livello mondiale questa responsabilità è sistematicamente obliterara dal potere delle lobby dedite al profitto (si veda il fallimento del Summit sulla plastica a Ginevra il 15 agosto). E visto che parliamo di profitto, originato da una domanda in un “mercato che crea bisogni da soddisfare”, probabilmente una strada obbligatoria da seguire è di adeguare di conseguenza “l’offerta”, spinta in questo caso a fare più attenzione all’innovazione e alla ricerca, per dare risposte sostenibili a tutela della salute umana e del Pianeta.
Mai come in questo caso i detentori della domanda non sono gli altri ma siamo noi, che abbiamo la possibilità di fare la differenza, senza atti eroici, ma con piccoli gesti quotidiani, avendo contezza che l’agire responsabilmente da protagonisti oggi ci consente di garantire meno plastica alle future generazioni. Qui non può valere il famoso detto: fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, perché fra il dire e il fare c’è di mezzo il cominciare, il nostro agire concreto.
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Contromisure per evitare la plastica usa e getta: utensili riciclabili e durevoli per il pranzo in ufficio
Niente stoviglie usa e getta
Ci siamo passati tutti: ci siamo ritrovati in un bar o in una stazione e abbiamo comprato un’insalata o uno yogurt, confezionati in plastica da mangiare con posate di plastica. Anche se è difficile pianificare ogni situazione, prendi in considerazione di portare con te un cucchiaio o una forchetta (se non vuoi rinunciare all’usa e getta, opta per quelle compostabili), da tenere nella borsa o sulla scrivania al lavoro. Allo stesso modo per i tuoi spuntini di metà mattina opta per yogurt in barattolini in vetro, che puoi anche riutilizzare in tanti modi diversi.
Usa fioriere in ceramica
Le piante sono un ottimo modo per arredare casa, ma i vasi in plastica, sebbene possano durare una vita, sono sempre da smaltire correttamente. E quando la pianta cresce, il vaso va sostituito. Se hai delle piante in casa, ti sarà capitato di avere vasi in esubero e non sapere cosa farne. Perché non optare per vasi in terracotta, che possono essere usati sia da interno che da esterno? Inoltre, se sei creativo, potresti decidere di dipingere e decorare ogni vaso in modo diverso, rendendolo unico e originale. Allo stesso modo, se ti piace avere dei coprivaso per le tue piante da interno, opta per alternative in ceramica.
Gelato, sì, ma nel cono
Se ti piace il gelato, opta per il cono evitando coppetta e cucchiaino di plastica. E poi perché rinunciare a una cialda croccante a fine gelato?
Evita le cannucce
Sai che gli animali possono accidentalmente ingerire le cannucce che trovano nel loro habitat naturale, scambiandole per cibo? La plastica per gli animali sia di terra che acquatici è molto pericolosa, fino a diventare letale: una volta ingerita può provocare la morte per fame, perché gli animali avranno la sensazione di avere la pancia piena, o possono soffocare. Per non parlare di quelli che rimangono feriti o mutilati a causa dei nostri rifiuti. Se non puoi farne a meno prova a utilizzare cannucce riutilizzabili in bambù, metallo o vetro.
Scegli cibi e alimenti senza imballaggi
Evitare cibi confezionati in plastica e imballaggi plasticosi ti permette anche di evitare cibi confezionati, spesso ultra processati e poco sani. Se fai un pasto fuori casa, scegli cibi cotti in confezioni di carta. I cibi cotti in imballaggi di plastica possono rilasciare sostanze chimiche quando vengono riscaldati e non possono essere riciclati. Un’alternativa ancora migliore è portare il tuo pranzo nella comoda schiscetta: in questo modo sai cosa mangi, quanto è genuino e sano e non crei rifiuti dannosi per l’ambiente, con un buon risparmio economico.
Ti risulta difficile iniziare?
Non sempre è facile abbandonare le abitudini di una vita. Ridurre il consumo superfluo, incentivare il riuso, potenziare i sistemi di riciclo, investire in materiali alternativi e sostenere politiche coraggiose: sono queste le strade obbligate se vogliamo trasformare la presa di coscienza in responsabilità. Perché il vero stupore, domani, dovrà essere quello di aver cambiato rotta in tempo. © RIPRODUZIONE RISERVATA
