Uno studio complesso e integrato sulla cancerogenicità dell’erbicida più utilizzato al mondo mette in discussione le indicazioni europee sui livelli di sicurezza del glifosato. Lo studio pubblicato recentemente ha rilevato che i ratti esposti a dosi di 0,5 mg per Kg di peso corporeo hanno sviluppato diversi tipi di tumori, tra cui leucemia, tumori del fegato, delle ovaie e tumori del sistema nervoso. La dose di 0,5 mg/Kg di peso corporeo è la Adi (Acceptable Daily Intake) cioè la dose che potrebbe essere assunta ogni giorno per tutta la vita senza problemi per la salute, ai sensi della legislazione Ue vigente. Ed è il primo studio che valuta effettivamente la dose Adi del glifosato a lungo termine, riproducendo una situazione espositiva simile a quella umana, sia per le dosi somministrate che per l’inizio e la durata dell’esposizione. Ogni anno fino a 800 milioni di kg di glifosato vengono applicati in 130 paesi del mondo. Il glifosato è così pervasivo che uno studio negli Stati Uniti ha scoperto che l’80% dei cittadini non addetti all’agricoltura o al giardinaggio aveva il glifosato nelle urine, un terzo dei quali erano bambini. La ricerca ha anche dimostrato che gli erbicidi a base di glifosato possono essere più pericolosi del glifosato stesso
◆ L’articolo di FIORELLA BELPOGGI, tossicologa ambientale
► Circa dieci anni fa, dopo che la Iarc lo aveva classificato come probabile cancerogeno, un sostenitore delle colture Ogm ha dichiarato che il glifosato era così sicuro da poter essere bevuto. Da allora nuovi studi epidemiologici e sperimentali hanno confermato la sua pericolosità non solo per il cancro, ma anche per alterazioni del microbioma, neurotossicità, genotossicità, alterazioni dell’equilibrio ormonale (interferenza endocrina) e altro. Esattamente dieci anni dopo, un nuovo studio sperimentale ben condotto dall’Istituto Ramazzini (Ir) rivela che l’erbicida, a dosi considerate sicure, provoca il cancro. La notizia non sarà una sorpresa per chiunque abbia seguito il dibattito sul glifosato, incluso il fatto che il produttore chimico Bayer, ex Monsanto, ha sborsato miliardi di dollari per risolvere le richieste di risarcimento correlato al cancro in agricoltori che lo avevano utilizzato abitualmente. Oltre 100.000 cause sono state avviate contro Bayer e Monsanto, migliaia rimangono ancora da affrontare.
Lo studio dell’Istituto Ramazzini ha rilevato che i ratti esposti a dosi di 0,5 – 5 e 50 mg per Kg di peso corporeo hanno sviluppato diversi tipi di tumori. In particolare, la dose di 0,5 mg/Kg di peso corporeo è la Adi (Acceptable Daily Intake) ai sensi della legislazione Ue, cioè la dose che potrebbe essere assunta ogni giorno per tutta la vita senza problemi per la salute. Poiché studi complessi come quello dell’Ir non possono essere condotti sull’uomo, gli studi sui ratti sono considerati tanto rappresentativi e precisi da essere utilizzati dagli Enti regolatori come Echa e Efsa per la quantificazione del rischio. Allo studio hanno partecipato diversi partner italiani e stranieri quali il Boston College, la George Mason University e il Mount Sinai School of Medicine negli Stati Uniti, il Centro scientifico di Monaco, il King’s College di Londra, l’Istituto Superiore di Sanità e l’Università di Bologna.

Lo studio da poco pubblicato è il primo studio che valuta effettivamente la dose Adi del glifosato a lungo termine. Ciò che è anche unico è che vengono confrontate due diverse formulazioni commerciali utilizzate dagli agricoltori in Europa o negli Stati Uniti. Ciò che è stato riscontrato è che l’aumento dell’incidenza di leucemie è stata rilevata a tutte le dosi e con tutti i tipi di trattamento, compresi quelli esposti alla dose più bassa. Da direttrice del Centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” dell’Istituto Ramazzini fino al 2022, conduttrice fino ad allora dello studio, ho potuto osservare con tutti i colleghi impegnati nella ricerca l’insorgenza precoce e la mortalità precoce per un certo numero di tumori maligni rari, tra cui leucemia, tumori del fegato, delle ovaie e tumori del sistema nervoso. In particolare, circa la metà dei decessi per leucemia osservati nei gruppi trattati con glifosato e Gbhs (formulati) si è verificata a meno di un anno di età, per i ratti età paragonabile a meno di 35-40 anni di età negli esseri umani. Al contrario, non è stato osservato alcun caso di leucemia nel primo anno di età in più di 1600 controlli storici di ratti dello stesso ceppo negli studi di cancerogenicità condotti dall’Ir stesso e dal National Toxicology Program americano (Us Ntp). Abbiamo anche osservato una serie di diversi tipi di cancro la cui incidenza è aumentata negli animali maschi e femmine.
Ogni anno fino a 800 milioni di kg di glifosato vengono applicati in 130 paesi del mondo. Il glifosato è così pervasivo che uno studio negli Stati Uniti ha scoperto che l’80% dei cittadini non addetti all’agricoltura o al giardinaggio aveva il glifosato nelle urine, un terzo dei quali erano bambini. L’aspetto più interessante della ricerca dell’Istituto Ramazzini è il fatto che è stata riprodotta una situazione espositiva simile a quella umana, sia per le dosi somministrate che per l’inizio e la durata dell’esposizione. L’esposizione prenatale (i ratti sono stati esposti al glifosato prima della nascita e poi durante tutta la loro vita) ha reso molto sensibile lo studio e riprodotto proprio quanto avviene per gli esseri umani, visto che il glifosato è stato trovato anche nel latte materno. Uno studio epidemiologico negli Usa pubblicato nel 2021 ha osservato che le donne gravide che vivevano vicino ai campi irrorati con glifosato avevano concentrazioni significative dell’erbicida nelle loro urine proprio quando gli agricoltori stavano irrorando i campi con l’erbicida. Lo studio dell’Ir ha cercato di emulare e riflettere lo stesso scenario espositivo del mondo reale.
Altro aspetto importante della ricerca è il fatto di aver dimostrato che gli erbicidi a base di glifosato, i Gbh o formulati, possono essere più pericolosi del glifosato stesso. Tuttavia, la composizione dei formulati non è divulgata. Negli Stati Uniti non solo non sono divulgati, ma sono etichettati come inerti, come se non avessero un effetto tossico. Ma la scienza oggi ci dice che non è così. Quindi, quando consideriamo la tossicità delle applicazioni commerciali di glifosato, dobbiamo considerare non solo l’erbicida come principio attivo, ma il diserbante come sua formulazione commerciale, cioè l’erbicida acquistato e utilizzato dagli agricoltori e dai giardinieri. Il Professor Philip Landrigan, coautore dello Studio e direttore del Programma per la Salute Pubblica Globale e il Bene Comune al Boston College, ha dichiarato: «I risultati di questo studio accuratamente condotto, e in particolare l’osservazione che le esposizioni prenatali dei ratti neonati al glifosato durante la gravidanza aumentano l’incidenza e la mortalità da leucemia precoce, è un potente messaggio sulla grande vulnerabilità dei neonati alle sostanze chimiche tossiche e una forte ragione per eliminare il glifosato dalla produzione di alimenti consumati dalle donne incinte e dai loro bambini». Non ci resta che attendere, fiduciosi, le valutazioni e le decisioni conseguenti degli organi di controllo e normativi. Quantomeno europei. © RIPRODUZIONE RISERVATA
