In Alta Provenza a cavallo e in bicicletta, tra i profumi di lavanda e le parole di Jean Giono

Qui in alto e sotto il titolo, campi di lavanda in Alta Provenza (tutte le foto del servizio sono di Cesare Protettì)

“Il sole non è mai così bello quanto nel giorno che ci si mette in cammino”, diceva Jean Giono, lo scrittore francese, nato e vissuto a Manosque, all’interno del Parco naturale del Luberon. Il cammino, oggi, è fra colori e profumi che rapiscono i sensi, per le campagne e gli itinerari di suggestivi paesaggi che hanno fatto, e continuano a fare, la fortuna di coltivatori e turisti, rapiti da queste meravigliose distese di fiori viola. Sono molte le offerte dove, al piacere della vista e dell’olfatto, si associano le passioni per il cavallo, per la bicicletta o anche per le opere letterarie di Giono, sugli itinerari in cui risuonano le sue parole: «L’uomo è come il fogliame attraverso il quale bisogna che passi il vento perché questo canti»


Il viaggio di CESARE PROTETTÌ

Fiori di lavanda pronti per l’estrazione dell’olio essenziale con proprietà medicinali e di aromaterapia

ANCORA POCHI GIORNI per godere lo spettacolo della fioritura della lavanda in Alta Provenza e poi bisognerà aspettare il prossimo giugno. Quando siamo ripartiti di là, ai primi di luglio, le grandi trebbiatrici specializzate nella raccolta di questi fiori avevano cominciato a decapitare le spighe viola e a soffiarle sui camion di appoggio.

“Il sole non è mai così bello quanto nel giorno che ci si mette in cammino”, diceva Jean Giono, lo scrittore francese, nato e vissuto a Manosque, (24mila abitanti), nell’Alta Provenza all’interno del parco naturale del Luberon. E da Manosque, proprio con quel sole, era partito il nostro viaggio (due coppie) verso i campi di lavanda e di lavandin. Perché anche questo abbiamo imparato in questo viaggio: che c’è una bella differenza tra la prima, la “vrai” o la “fine” (nome latino “lavanda augustifolia”) e il secondo, che è un ibrido tra la augustifolia e la latifolia, che cresce tra i 200 e gli 800 metri di altitudine e misura dai 60 agli 80 centimetri. Sono proprio le sue spighe, molto fitte, a formare l’80 per cento di quei bei cespugli a cupola, grandi e regolari, che vediamo e ammiriamo soprattutto sul plateau di Valensole, da dove inizia solitamente il viaggio dei “fotografi della lavanda”, professionisti o dilettanti che siano.

Valensole. Lavanda e chiocciole

Il lavandin — abbiamo imparato — ha una resa per ettaro quattro volte superiore alla lavanda fine, che ha un unico fiore sullo stelo e che ha una resa di 1 litro di olio essenziale ogni 130 kg di fiori. Un ettaro di piantagione di lavanda può quindi produrre fino a 50 litri di olio essenziale, mentre il lavandin ne può produrre 200. Il procedimento di distillazione è il medesimo. Il primo avrebbe spiccate proprietà medicinali (con una o due gocce sarebbe efficace contro l’herpes labiale). L’altro olio, più economico, viene utilizzato fondamentalmente in profumeria e aromaterapia: è un ottimo anti-zanzare, funziona da antiparassitario per gli animali domestici, profuma il bucato, ecc.

La proprietà più apprezzata per entrambi è l’effetto calmante: c’è chi usa qualche goccia sulle tempie contro il mal di testa e chi lo versa in piccole dosi nell’acqua calda per liberare il naso chiuso con i suffumigi: rimedio della nonna in versione lavanda o lavandin. Altri lo aggiungono a creme per il corpo in caso di punture di insetti e scottature.

Valensole, la raccolta meccanica della lavanda attraverso grandi trebbiatrici che decapitano le spighe viola

A Barreme, antica capitale della lavanda fine, c’è il museo della distilleria dei fiori blu. Ce n’è un altro a Digne-Les-Bains, un museo “son et lumiére”, omaggio al fiore emblema di questo territorio: scene di vita e testimonianze di famiglie che hanno vissuto e prosperato grazie alla lavanda. Durante l’estate, il mercoledì e il venerdì ci sono dimostrazioni di distilleria. E naturalmente ce n’è uno anche a Valensole, gratuito, in una antica distilleria familiare datata 1925 che offre una retrospettiva su questa coltivazione ed è circondata da un parco di 1 ettaro di giardino aromatico. Ma se doveste perdere l’appuntamento fotografico con lavanda e lavandin sul meraviglioso pianoro che inizia a Valensole e prosegue per chilometri fino a Digne, non disperatevi. La maggior parte dei paesi dell’Alta Provenza offre itinerari studiati apposta per chi vuole unire alla scoperta del territorio una delle sue passioni: il cavallo, la bicicletta, l’enogastronomia, i percorsi letterari. In questi ultimi il primo punto di riferimento è proprio la produzione letteraria di Jean Giono, i cui libri vantano oltre 300 traduzioni straniere in 42 lingue in vari paesi: il primo è la Germania, seguita dall’Italia e poi dagli Stati Uniti e dalla Corea del Sud.

Manosque. La saletta vendite dello Chateau Saint Jean

Per l’enologia non c’è bisogno di spostarsi molto da Manosque: nei dintorni, sulle colline care a Jean Giono, abbiamo scoperto una piccola cantina familiare (dal 1754), quella del Chateau Saint Jean, che — tra le sue perle — ha un ottimo bianco da 13 gradi che si chiama Pimayon: dal provenzale “Per Majour”, che significa il punto più alto: un terroir a 500 metri d’altitudine in pieno sole che produce ottimi uvaggi esenti da erbicidi, pesticidi e prodotti chimici di sintesi. Brindando all’estate, tra un calice e l’altro, riecheggiano le parole di Jean Giono: «L’uomo è come il fogliame attraverso il quale bisogna che passi il vento perché questo canti». © RIPRODUZIONE RISERVATA


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About Author

Giornalista professionista dal 1971, è stato fino al gennaio 2016 il direttore delle testate del Master di Giornalismo dell’Università Lumsa di Roma. Nei suoi 40 anni di attività precedente è stato Caporedattore centrale dell’agenzia di stampa ApBiscom (ora Askanews) dopo una lunga carriera all’Ansa. Autore di una decina di saggi e manuali è stato collaboratore dell’Espresso e dal 1983 è nel Comitato di Direzione della rivista "Media Duemila" per la quale ha scritto oltre 800 articoli. Con Stefano Polli ha scritto "È l’agenzia bellezza!" (seconda edizione nel 2021) ed è coautore del libro di Giovanni Giovannini "Il Quaderno Nero, Settembre 1943-aprile 1945" (2004, Scheiwiller).