Il leopardo con gli occhi di ghiaccio. La descrizione “innamorata” su una leggenda naturale

Femmina di leopardo delle nevi col suo cucciolo

L’esordio di Sandro Lovari la dice tutta: «Un proverbio nepalese recita che è più facile incontrare dio che un leopardo delle nevi…..». Segue una descrizione minuziosa (forse si direbbe meglio “innamorata”) di questa leggenda naturale che si conclude con «….e poi gli occhi, soprattutto gli occhi: magnetici, freddazzurri con sfumature ambrate, d’una bellezza inquietante e sovrannaturale». Indubbiamente ce ne vuole di sentimento per inventare il colore freddazzurro! E poi …via: tigri, elefanti asiatici, muntjac, leopardi comuni, moschi, thar himalayani, lupi, gatti leopardini, cervi porcini, bharal e tutto quello che può accendere gli entusiasmi di chi ha pascolato a lungo dentro al Libro della Jungla di Kipling!


La recensione di GIORGIO BOSCAGLI 

NON VOGLIO NEGARE che Sandro Lovari sia fra i miei amici più cari e quindi che la richiesta dell’Editore Laterza di recensire un suo volume mi abbia messo, all’inizio, in un certo imbarazzo. Ma la nostra amicizia è sempre stata improntata a una leale — seppure collaborativa — capacità reciproca di critica. Mai pregiudiziale o acrimoniosa. E il fatto di aver seguito per anni le sue spedizioni in Asia alla ricerca di animali leggendari rendevano estremamente stimolante — a priori e comunque — la lettura del volume. Quando sono arrivato in fondo mi sono reso conto di aver divorato il Leopardo con gli occhi di ghiaccio con un doppio binario di analisi: quello delle emozioni del viaggiatore e quello della ricerca di informazioni naturalistiche sul leopardo delle nevi (e non solo, c’è molto di più), letteralmente un mito per chi, come me e Sandro, condivide una passione smisurata per natura e animali. A partire da quando portavamo i calzoni corti.

La copertina del libro edito da Laterza

È un volume dove la molla che spinge la carica per non interrompere la lettura è la sorpresa che ti attendi dalla pagina successiva: c’è? Non c’è? Forse è passato a poca distanza da noi? Sì, è passato… ci sono le inconfondibili “raspature a cuore”! In certi momenti sembra di leggere la biografia di un cercatore di prove dell’esistenza dei fantasmi tra i castelli scozzesi. L’acme lo si raggiunge quando Sandro descrive le sensazioni al primo (e unico) ascolto dei miagolii di richiamo del leopardo delle nevi (per gli amici Panthera uncia). Mi sono calato dentro a quel momento e sono riaffiorati i miei ricordi — ormai lontani — di quando ascoltai per la prima volta l’ululato di un lupo in libertà. Lirica pura.

L’esordio di Sandro la dice tutta: «Un proverbio nepalese recita che è più facile incontrare dio che un leopardo delle nevi…..». Segue una descrizione minuziosa (forse si direbbe meglio “innamorata”) di questa leggenda naturale che si conclude con «….e poi gli occhi, soprattutto gli occhi: magnetici, freddazzurri con sfumature ambrate, d’una bellezza inquietante e sovrannaturale». Indubbiamente ce ne vuole di sentimento per inventare il colore freddazzurro!

Certo, per capire tutto questo bisogna essere davvero un po’ “malati di natura”, altrimenti prendono il sopravvento il freddo, il disagio, la stanchezza, i piedi doloranti, le pastoie burocratiche (onnipresenti) frapposte alla realizzazione di uno splendido progetto di ricerca. Ma la “malattia” aiuta a superare tutto.

Chi conosce l’Autore del volume — uomo integro, razionalissimo e ligio alle regole — non potrà neppure sottrarsi a un sorriso pensando a quando Sandro, pur di portare avanti la ricerca (ostacolata da una burocrazia perniciosa) e dovendo adempiere a inderogabili pubbliche relazioni col Wwf pakistano, entra ….in clandestinità perché i permessi di soggiorno in Pakistan erano ritenuti fasulli. Lì si scatena tutta la sua verve razional-pessimista. Poi mitigata dal buon risultato nei rapporti con la troupe di documentaristi che doveva immortalare il progetto.

E poi …via: tigri, elefanti asiatici, muntjac, leopardi comuni, moschi, thar himalayani, lupi, gatti leopardini, cervi porcini, bharal e tutto quello che può accendere gli entusiasmi di chi, da bambino aspirante zoologo, ha pascolato a lungo dentro al Libro della Jungla del buon Kipling!

«….e poi gli occhi, soprattutto gli occhi: magnetici, freddazzurri, d’una bellezza inquietante e sovrannaturale»

Non sono mai stato sull’Himalaya, in Tibet e neppure nel Karakoram. Ma ho invidiato Sandro con tutto il cuore e ho sognato tante volte di andarci. E allora, in omaggio a quanto scrivevo nell’incipit e ad onta dell’entusiasmo con cui ho letto il libro, voglio metter giù pure una critica costruttiva: nella prossima (auspicabilissima) edizione sarebbe bello e utile inserire alcune mappe, anche molto semplici e schematiche, delle aree indagate durante le sessioni di ricerca.

Sono convinto che il leopardo delle nevi (quello a quattro zampe, cogli occhi freddazzurri e coda meravigliosamente lunga) troverà molti sostenitori della sua conservazione dopo la lettura di questo vero e proprio dossier. Ad maiora semper. © RIPRODUZIONE RISERVATA

About Author

Laureato in Scienze Biologiche alla Sapienza di Roma nel 1978, da sempre si occupa di studi e ricerche su comportamento, ecologia, problemi di gestione e conservazione mammiferi carnivori: lupo degli appennini e orso bruno marsicano. Ha elaborato e applicato al territorio italiano il wolf-howling, per la stima delle popolazioni di lupi. Nella vasta pubblicistica ha contribuito alla realizzazione di film, documentari, e monografie; tra queste “Nidi e Tane” per Longanesi, “Il Lupo”, per Lorenzini, “L’Orso”, sempre per Lorenzini e numerose altre pubblicazioni. È stato, fra l’altro, ispettore di sorveglianza al Parco nazionale d’Abruzzo, direttore del Parco regionale Sirente-Verino, poi del Parco nazionale Foreste Casentinesi. Si occupa, inoltre, di Formazione professionale nel campo del monitoraggio faunistico di campo, nonché di organizzazione e gestione strutture e personale di sorveglianza su ambienti naturali.