Nonostante i negazionismi e gli stop and go delle politiche pubbliche, i nuovi lavori richiesti dalla transizione economica e sociale in Italia servono circa 920.000 nuovi professionisti entro il 2029. Un mercato del lavoro che cambia nelle forme e nella sostanza, ma offre numerose possibilità. Le nuove realtà produttive richiedono profili ibridi, trasversali, in un approccio formativo interdisciplinare con una intensa connessione tra scienze, tecnologia, ingegneria, matematica, informatica e digitalizzazione ma anche arte e creatività. E qui sorge il nodo ineludibile: ai nuovi lavoratori e lavoratrici vengono richieste formazione, innovazione disponibilità ai cambiamenti, alternanza impiego e aggiornamento. Ma con quali garanzie di protezione sociale e di reddito nei periodi di non lavoro? Il lavoro di Tessa Gelisio e Marco Gisotti mette a fuoco una pericolosa fragilità: l’offerta formativa e gli attuali percorsi di studio sono inadeguati, e la carenza di profili idonei ormai centrali per energia, mobilità, industria, agroalimentare e servizi ambientali rischia di frenare una transizione urgente
◆ La recensione di CORRADO CARRUBBA
► Non vi è vita decorosa e degna di essere vissuta senza lavoro, nel contempo non vi è lavoro che non contribuisca a identificare e plasmare le nostre vite, il mondo che viviamo e che vorremmo. E se quindi ci muoviamo verso una realtà e un futuro desiderato e desiderabile di sostenibilità, giustizia ambientale e climatica e conversione ecologica dell’economia e della società, non si sfugge: occorre identificare e capire oggi quali lavori sono all’interno di questo paradigma, quali si offrono oggi a chi accede al mercato del lavoro o debba reinventarselo, quali siano gli elementi comuni di questi profili di lavoro green, in quali settori e con quali numeri. Il lavoro green è nel contempo mezzo e scopo di un progetto ecologico dell’economia e del mondo non solo che vorremmo, ma che già oggi è presente e, come spesso accade, è più avanti della rappresentazione politica e della narrazione pubblica che con piglio di arretratezza guarda più al passato che al futuro; nonostante le contronarrazioni reazionarie, i negazionismi, gli stop and go delle politiche pubbliche un nuovo mondo economico green è già nato ed esiste, forte e dinamico, e con esso il mercato del lavoro cambia nelle forme e nella sostanza, obbliga ad un cambiamento ma offre nel contempo numerose e attrattive possibilità.
I Green Jobs richiedono profili ibridi, trasversali, soft skill, un approccio educativo e formativo interdisciplinare che formi le nuove figure con sempre maggiore connessione tra scienze, tecnologia, ingegneria, matematica, informatica e digitalizzazione ma anche arte e creatività, in un unico pensiero critico e sistemico che innervi le professioni attuali del cambiamento. Lavori e professioni del cambiamento ecologico che oggi non sono più o almeno non solo quelle dei decenni passati quali biologi, naturalisti, ingegneri, operatori nelle aree protette, funzionari pubblici specializzati ma incarnano l’intero cambiamento in corso nell’economia ove la sostenibilità e i nuovi strumenti digitali è trasversale a tutti i nuovi e vecchi profili, così da cogliere come quel segmento di lavoro anche d’impresa in azienda, nelle parole di Riccardo Cuomo (Unioncamere), sia «un organismo inserito in un ecosistema complesso, capace di valutare l’impatto di ogni decisione non solo in termini di profitto ma di sostenibilità complessiva».
In un contesto economico e produttivo dove si integrano sostenibilità, benessere delle persone e resilienza dei sistemi, in quella che viene anche definita Twin Transition, verde e digitale, dove al nuovo lavoro e al nuovo lavoratore e lavoratrice vengono richieste formazione, innovazione disponibilità ai cambiamenti, alternanza impiego e aggiornamento, sorge però un dubbio: con quali garanzie di protezione sociale, con quali garanzie di reddito nei periodi di non lavoro? Quando appunto, come viene riportato, oltre il 95% delle imprese richiedono piena disponibilità alla flessibilità e capacità di adattamento. Il sistema di protezione sociale soprattutto italiano non appare adeguato a garantire la persona durante questo dover apprendere continuamente, un intero life long learning come direbbe l’indimenticata Laura Balbo; i giovani soprattutto in ciò percepiscono il rischio e l’incertezza che contraddistinguono questi tempi difficili dove anche il posto fisso per una vita non è più, quindi se si offrono loro Green Jobs e con essi un futuro meno fragile occorre fornire anche le garanzie di un sistema che accompagni, che non lasci indietro nessuno, e che duri appunto una vita intera.

A tutto ciò è dedicato l’interessante libro “Green Jobs. Come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il lavoro” di Tessa Gelisio e Marco Gisotti, da poco nelle librerie per i tipi di Edizioni Ambiente 2026, a quindici anni da loro primo libro sul tema; nelle parole degli autori capire dove sta andando il mercato del lavoro, consente di vedere dove si apriranno le opportunità di domani con una analisi del mercato, esperienze, contributi di esperti, e come la rivoluzione digitale e l’intelligenza artificiale stia trasformando mestieri, competenze e percorsi formativi. Dinanzi a qualcosa che non è più una nicchia ma una nuova visione ed evoluzione del mondo del lavoro e della società che anno dopo anno ampliano il numero dei lavoratori dedicati, i Green Jobs rappresentano uno dei motori trainanti della crescita in Italia con domanda di circa 920.000 nuovi professionisti stimati entro il 2029, pronti ad applicare tecnologie e sistemi sostenibili, tra elettricisti nelle costruzioni, tecnici di gestione di cantieri, docenti e formatori ambientali, specialisti in scienze gestionali commerciali e bancarie, ingegneri, tecnici della salute, ma anche muratori per pietra e mattoni, cuochi in alberghi e ristoranti sino agli evergreen conduttori di mezzi pesanti e camion ora cardini della logistica sostenibile.
Ma il libro denunzia anche un nodo irrisolto che determina una pericolosa fragilità, a fronte della forte domanda di nuove competenze avanzate: l’offerta formativa e gli attuali percorsi di studio sono inadeguati, cosicché la carenza di profili idonei ormai centrali per energia, mobilità, industria, agroalimentare, e servizi ambientali rischia di frenare proprio quella transizione che tutti consideriamo urgente. Capire, promuovere, accompagnare i Green Jobs è quindi interesse di tutti e compito primario per la politica nell’ambito dell’impegno per la piena e giusta occupazione, per non arrivare impreparati senza idee e programmi al futuro del lavoro che, come Gelisio e Gisotti ci raccontano, è già oggi. © RIPRODUZIONE RISERVATA
