Dalle aree protette ai “parchi da bere”, dai generali d’assalto alle mezzemaniche

I primi presidenti dei parchi avevano profili autorevoli in campo scientifico o una storia nell’impegno per la conservazione; i direttori venivano selezionati da un ristretto e qualificato Elenco nazionale degli idonei, provenienti dalle professionalità naturalistiche. Via via, la politica si è accorta che i Parchi erano enti pubblici e i due ruoli istituzionali preminenti potevano essere appetibili posti di potere. Ci trovavamo già nella decantata, cosiddetta “seconda Repubblica”: altri spazi da conquistare. Curriculum: chi è costui? Il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti: riciclaggio del sottobosco politico e amministrativo


L’analisi di GIORGIO BOSCAGLI, Società Italiana per la Storia della Fauna

¶¶¶ Chi sono, o meglio cosa dovrebbero essere e fare, un presidente e un direttore di un Parco? Parliamo di due figure così apparentemente determinanti per la vita di un’area protetta. Avendo praticato parchi e riserve naturali per tanti anni (più o meno quarantacinque) − e con tanti ruoli (funzionario-ispettore, direttore, biologo-ricercatore, consulente, consigliere d’amministrazione) −, mi permetto l’immodestia di valutare “a pelle” quello che ho visto, quello che vedo e quello che temo di continuare a vedere.

In realtà le due figure (presidenti e direttori) meriterebbero trattazione separata, proprio perché separati e distinti sono – o dovrebbero essere – i loro ruoli. Ma dopo l’approvazione della eccellente e futuristica Legge Quadro sulle Aree Protette (L. 394/91) abbiamo in realtà assistito a una progressiva “erosione dei contorni”. Una lenta e fumosa sovrapposizione del “chi fa cosa”, che certamente non ha aiutato le Aree Protette a perseguire la loro missione istituzionale prioritaria, ovvero la conservazione della Natura. E neppure a rendere chiaro ai portatori di interessi (locali e non) a chi ci si dovesse rivolgere per proporre argomenti o affrontare le problematiche connesse alla gestione di un parco o riserva naturale. In sostanza uno strisciante sberleffo alla tanto decantata separazione tra ruoli gestionali e ruoli politici (qualcuno ricorda il rimpianto Bassanini?). È per questo che, almeno in questa sede, provo a tratteggiare le due figure in un’unica riflessione. 

Quali profili? I primi presidenti e direttori degli anni ‘90, designati e nominati con procedure del tutto diverse tra loro e definite dalla già citata Legge Quadro, furono senz’altro aderenti a quello che ci si potrebbe immaginare (e che era nello spirito della legge). Bene o male tenendo come riferimento lo standard delle figure che avevano presieduto/diretto i (pochissimi) Enti Parco Autonomi già esistenti (Abruzzo e Gran Paradiso). Presidenti: profili autorevoli in campo scientifico e/o che avevano una storia nel mondo e nell’impegno per la conservazione; talvolta pure provenienti da quella Politica (con la “P” maiuscola) che, meritoriamente, da anni cercava di portare alla luce i temi “ambiente & natura”. Direttori: selezionati da un ristretto e qualificato Elenco nazionale degli Idonei. Generalmente provenienti dall’area delle ampie competenze e professionalità naturalistiche. Sia reso onore al ministro Valdo Spini.

Sembrò che, una volta tanto, la prassi (qualità delle selezioni) seguisse una buona teoria (lo spirito della 394/91). Poi, via via, la politica (stavolta con la “p” minuscola) si è accorta che i Parchi erano enti pubblici! Quindi non solo effervescenti congreghe di ambientalisti d’assalto come, con percepibile fastidio, in precedenza erano stati considerati i parchi storici. I due ruoli istituzionali preminenti potevano quindi costituire appetibili posti di potere. Sarà un caso…., ma ci trovavamo già nella decantata, cosiddetta “seconda Repubblica”. Spazi da conquistare. Parafrasando, “parchi da bere”. Figure possibilmente organiche, simpatizzanti o contigue a questo o quel partito. Magari con qualche verniciatina di pseudo-ambientalismo per salvare la faccia, ma sensibili ai “suggerimenti” e refrattari a mettere i bastoni fra le ruote alle Giunte regionali di turno. Cosa quest’ultima, volendo perseguire la missione istituzionale, assai difficile e conflittuale in un Paese dove la speculazione edilizia, il piccolo abusivismo, il taglio boschivo e la pesca commerciale (imperando “prima l’economia”), gli obbligatori conti con la potente lobby venatoria e quella dell’impiantistica “di risalita”, il consenso elettorale pesato col bilancino… la fanno da padrone. 

Abbiamo così assistito qua e là (presidenti) al riciclaggio di figure che – così è sembrato – non si sapeva più bene dove collocare. Titoli? Ex-parlamentare di…., oppure responsabile provinciale/regionale di questo o quel partito… e ancora …ex-assessore a… oppure già-presidente della Comunità Montana di…..! Ma anche alla latitanza nelle nomine di direttori a termini di legge, in casi paradossali per anni e anni (emblematici il Parco della Majella, quello dell’Appennino Lucano, il Gargano, ma potremmo allargarci) – con varie escamotage procedurali talvolta assurte all’onore dei tribunali – per evitare che ne capitasse malauguratamente qualcuno troppo ligio al dovere. Curriculum… chi è costui? Qualche eccezione “per il rotto della cuffia”. Perché accade? I direttori – figure in grado di condizionare fortemente gli indirizzi operativi dei parchi – li nomina il ministro (almeno quelli dei parchi nazionali) che non sempre è disposto ad ascoltare le più o meno delicate sollecitazioni in favore di un direttore addomesticato o addomesticabile! Ma in vari casi il ministro di turno…non c’era o se c’era …dormiva (con la testa opportunamente sotto al cuscino). Ultimamente qualche timida resipiscenza c’è stata (meglio tardi che mai).

Sui criteri di selezione della governance nei parchi regionali stendiamo ampi e pietosi veli. Un esempio (uno per molti) straziante? Il Parco Regionale Sirente-Velino (che diressi dal 1995 al 2000. Testardamente da biologo-ambientalista… pagandone le conseguenze) nella Regione Abruzzo. Un Parco reduce da presidenze… di cui sopra, attualmente commissariato da anni, senza direttore da illo tempore, con personale e risorse pari a un decimo del necessario e – ciliegina sulla torta – i cui confini sono da sempre una fisarmonica al servizio dei pruriti elettorali dei Governatori abruzzesi [nota 1]. Perenne valvola di decompressione/mercanteggiamento fra le Giunte regionali (tutte) susseguite dall’epoca della istituzione (1989) e le policrome e ondivaghe Amministrazioni comunali. Tutte col pesante fiato sul collo delle lobby venatorie e sciistiche locali (che votano!). Un paradigma di come si riesce a trasformare il proprio, unico, Parco Regionale in foglia di fico, sulla quale però sfavilla la coccarda di “Regione Verde d’Europa” [nota 2]. Ma… e il preziosissimo orso bruno marsicano? E la tutela dei corridoi ecologici con adesione dell’Abruzzo al progetto “Patom” (nato per la tutela dell’orso)? Vattelapesca. 

Sono profondamente laico, ma siamo ancora in clima pasquale e sento echeggiare… Agnus Dei qui tollit peccata mundi dona nobis pacem… Amen. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

____

Foto: sotto il titolo, Parco del Gran Paradiso; in alto, Foreste Casentinesi [Marco Bartolini]; al centro, Parco del Gargano [credit Simo0082]; in basso, Parco della Majella [credit Francesco Moscone], Parco Cinque Terre [credit M. Bastien]

About Author

Laureato in Scienze Biologiche alla Sapienza di Roma nel 1978, da sempre si occupa di studi e ricerche su comportamento, ecologia, problemi di gestione e conservazione mammiferi carnivori: lupo degli appennini e orso bruno marsicano. Ha elaborato e applicato al territorio italiano il wolf-howling, per la stima delle popolazioni di lupi. Nella vasta pubblicistica ha contribuito alla realizzazione di film, documentari, e monografie; tra queste “Nidi e Tane” per Longanesi, “Il Lupo”, per Lorenzini, “L’Orso”, sempre per Lorenzini e numerose altre pubblicazioni. È stato, fra l’altro, ispettore di sorveglianza al Parco nazionale d’Abruzzo, direttore del Parco regionale Sirente-Verino, poi del Parco nazionale Foreste Casentinesi. Si occupa, inoltre, di Formazione professionale nel monitoraggio faunistico di campo, nonché di organizzazione e gestione strutture e personale di sorveglianza su ambienti naturali.