Al grande banchetto dei fondi regionali, ovvero l’«euforia della giostra pubblica»

PIERO MARRAZZO GIORNALISTA CONDUTTOREIl ledwall montato davanti alla Regione Lazio costò 100 mila euro e doveva essere la finestra sulle attività istituzionali. Rimase buio durante la presidenza Storace che l’aveva fatta montare, rimase nero anche durante la presidenza Marrazzo e anche nelle due successive. E sapete perché? Quel megaschermo era finto. Dietro i pannelli dello schermo non c’era nulla: era completamente privo di tutti i cablaggi e della tecnologia che permette di trasmettere qualunque immagine. La vicenda è una delle tante del libro di Fulvio A. Loru “Il Presidente & il Gladiatore (Mutande-Cocaina-Trans & politica)”, in uscita oggi per “Albatros”


La recensione di CESARE A. PROTETTÌ

¶¶¶ Per anni, appeso sul muro del palazzo della Giunta regionale del Lazio, sulla via Cristoforo Colombo a Roma, c’è stato un grande schermo nero, quattro metri per tre, simile a quelli che campeggiano a Times Square a New York o a Piccadilly Circus a Londra: avrebbe dovuto essere un ledwall istituzionale della Regione di modernissima tecnologia. Da quel ledwall comincia la storia, a fianco dei potenti della Regione, di Fulvio A. Loru, apprezzato regista televisivo e per un quarto di secolo grande amico di Pietro Marrazzo fino alla sua rovinosa caduta per la vicenda dei trans. In un libro che esce oggi, e si intitola “Il Presidente & il Gladiatore (Mutande-Cocaina-Trans & politica)”, Fulvio A. Loru racconta quegli anni, con sprazzi su quelli precedenti e seguenti, ammettendo le sue responsabilità e forse anche le sue ingenuità: un riflettore acceso su quello che può essere definito il grande banchetto dei fondi regionali. 

Un libro molto istruttivo per entrare dentro i meccanismi di un potere che per i più abili (o con più pelo sullo stomaco) può essere quasi eterno e replicabile a dismisura. Quattrocento scorrevoli pagine, di agile lettura, su fatti e nomi (i cognomi sono rari, ma quelli mancanti si possono facilmente individuare…) che aprono nuovi squarci sul sistema di potere regionale, sui tanti fondi pubblici che si possono drenare in modo quasi legale e sulle carriere politiche che si avviano. «Tutti quelli che riescono a salire sulle giostre dell’amministrazione pubblica – scrive Loru − non le abbandonano più; magari scendono da una per salire su un’altra». «Il dramma dell’ipocrisia – come commenta Silvia Loreti nella quarta di copertina – raccontato con la ricchezza della semplicità».

Ma torniamo al ledwall: a Loru fu chiesto di animarlo (dietro compenso di 100 mila euro) con un video istituzionale della durata di 30 minuti, da trasmettere all’interno di un vero e proprio palinsesto, alternato a informazioni di servizio utili ai cittadini come le previsioni del tempo per tutte le province del Lazio, le innovazioni in sanità, i progetti per le future infrastrutture, le iniziative culturali e anche le sagre di paese. Ma quella finestra sulla Regione e le sue attività, rimasta buia durante la presidenza Storace che l’aveva fatta montare, rimase nera anche durante la presidenza Marrazzo e anche nelle due successive. E sapete perché? Quel megaschermo era finto. Dietro i pannelli dello schermo non c’era nulla: era completamente privo di tutti i cablaggi e della tecnologia che permette di trasmettere qualunque immagine. Dopo qualche tempo di quel ledwall erano rimaste solo le staffe, appese al muro della Palazzo della Regione. «Non si è mai scoperto – scrive Loru – perché mancasse una parte tanto indispensabile della tecnologia: se non fosse mai stata acquistata, pur comparendo nel budget e nei rendiconti o fosse sparita insieme al resto degli oggetti mancanti nelle predatorie modalità di passaggio delle consegne… Fatto sta che non c’era». 

Del resto utilizzare quel ledwall faceva parte di un raffinato e collaudato meccanismo di continuità dei politici subentranti con le amministrazioni precedenti. «All’inizio – scrive Loru − si cercava ogni piccola falla della precedente presidenza per poterla sanare e trarre così nuovo guadagno su una spesa del tutto giustificata. Sulla scia dei predecessori si alzavano i capitoli di spesa in modo esponenziale, senza essere criticati o giudicati dall’opposizione… Quindi al riparo di qualunque dubbio altrui su un uso smodato dei soldi pubblici». Naturalmente, ammette Loru, «la vita era cambiata economicamente per tutti. Ormai l’armata Brancaleone dei fedelissimi del Presidente si vestiva nel rinomato e ambito negozio d’abbigliamento Cenci, adiacente al parlamento, negozio status symbol del Potere».

La giornata si apriva con il rito del caffè insieme al presidente prima di affrontare il palazzo per le riunioni e gli incontri del mattino. Per quella prima colazione furono sperimentati i più lussuosi bar, fino ad approdare nel roof garden dell’Hotel Eden, da dove si vede tutta Roma avvolta nella luce morbida e soffusa del mattino, mentre la sera, per l’happy hour si potevano godere i colori del tramonto. Quella terrazza diventò il luogo preferito per tutta la durata del mandato, per la bellezza della vista e non solo. Un capitano d’azienda lo aveva segnalato al presidente come uno dei pochi luoghi sicuri nel giro mondano della capitale. Su quella terrazza non esistevano spie o microspie, garanzia essenziale per assicurare all’albergo una clientela esclusiva.

«C’era tanto lavoro – rivela Loru − e tanti soldi per tutti. Riuscivamo a tenere un ritmo frenetico, simile alla ritmica confusionale della tammurriata napoletana». Intanto il Roma Fiction Fest, fiore all’occhiello della presidenza reginale del Lazio dal 2007 al 2010, era cresciuto fino a diventare un polo estremamente attrattivo per tutti quelli che volevano contare a Roma. «L’orange carpet della manifestazione − ricorda Loru − si era trasformato in una delle mete più ambite della politica, non solo romana: assessori, onorevoli, presidenti di partiti e di Fondazioni facevano a gara per esser presenti alle première» e conoscere star, registi e icone dello spettacolo, illuminati dall’esplosione dei flash dei fotografi e dalle luci delle troupe televisive… Il numero delle location per la settimana del festival era immenso e le star più famose erano alloggiate in prestigiosi hotel di via Veneto. 

C’erano contatti col il Potere e soldi facili per tutti. «Con l’esercito di società che avevamo messo in piedi (regolarmente iscritte all’albo dei fornitori della Regione) – rivela Loru − bastava ordinare e il gioco era fatto: la Regione era presto divenuta l’ente che su chiamata radunava il maggior numero di benefattori per campagne elettorali o per qualunque altro interessasse al partito…  Ci eravamo ingranditi a dismisura, occupando prima un intero piano e poi due piani della palazzina uffici dell’Auditorium della Conciliazione». E non solo per il lavoro d’ufficio. Da quello che riferisce Loru c’era anche un discreto andirivieni di escort… 

Poi, all’improvviso, la rovinosa caduta, alla vigilia di un altro quinquennio di presidenza che pareva alla portata della macchina da guerra marrazziana. Prima i sussurri, le fughe di notizie, poi le grida. Il video girato dai carabinieri infedeli, la fuga nel rifugio dell’Abbazia di Montecassino. La stampa e la tv alla ricerca morbosa delle dichiarazioni di Natalie e Brenda. La fine del suo matrimonio con la collega Roberta. Il ritorno in Rai in posizione defilata. Ma questa è storia nota. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, Piero Marrazzo; in alto, la copertina del libro edito da “Albatros”; al centro, Francesco Storace ex presidente della Regione Lazio [credit Ansa/Ettore Ferrari]; in basso, il roof garden dell’Hotel Eden a Roma

About Author

Giornalista professionista dal 1971, è stato fino al gennaio 2016 il direttore delle testate del Master di Giornalismo dell’Università Lumsa di Roma. Nei suoi 40 anni di attività precedente è stato Caporedattore centrale dell’agenzia di stampa ApBiscom (ora Askanews) dopo una lunga carriera all’Ansa. Autore di una decina di saggi e manuali è stato collaboratore dell’Espresso e dal 1983 è nel Comitato di Direzione della rivista "Media Duemila" per la quale ha scritto oltre 800 articoli. Con Stefano Polli ha scritto "È l’agenzia bellezza!" (seconda edizione nel 2021) ed è coautore del libro di Giovanni Giovannini "Il Quaderno Nero, Settembre 1943-aprile 1945" (2004, Scheiwiller).