Preziose ed eteree, le Sante, le regine e le Madonne di Nicola Liberatore sono icone e figure sacre appena tratteggiate sulla tela, che si manifestano come entità trascendenti e ieratiche, ornate da tessuti impalpabili dalle cromie sui toni del blu e dell’azzurro, intarsiati di motivi dorati. Per Cecilia Pavone, curatrice della mostra in corso al Museo Civico del capoluogo della Capitanata il lavoro artistico «riflette il legame viscerale con la tradizione sacra della terra nella quale Liberatore è cresciuto» ed evidenzia il fil-rouge tra le varie creazioni: dalle piccole e grandi icone agli ipnotici ed eleganti ex voto. Sostenuta dalla Fondazione dei Monti Uniti e dall’Associazione Amici del Museo, l’esposizione è aperta fino alla giornata dedicata al culto della Madonna dei sette veli (patrona di Foggia) 


◆ La recensione di ANNALISA ADAMO AYMONE

“Sante, donne, Madonne e regine” hanno trovato nella Capitanata il loro Liberatore. E se il gioco di parole di questo incipit può lasciar pensare che nell’omonima mostra in corso al Museo Civico di Foggia ci si avventuri in ‘un modo di stare al mondo’ del femminile ormai tanto desueto da necessitare una forza agente e liberatoria, la realtà del sentito omaggio di uno degli artisti più importanti di questa terra svela con immensa e poetica eleganza, quanta altezza possa raggiungere una devozione pura e profonda. Le opere di Nicola Liberatore, che resteranno esposte sino al prossimo 24 marzo, costituiscono un patrimonio immaginario e simbolico segnato, attraverso lo sguardo antropologico dell’autore, dal racconto magmatico e ancestrale del Gargano. 

Preziose ed eteree, le Sante, le regine e le Madonne di questo artista sono, dunque, icone, figure sacre appena tratteggiate sulla tela, che si manifestano come entità trascendenti e ieratiche, ornate da tessuti impalpabili dalle cromie sui toni del blu e dell’azzurro, intarsiati di motivi dorati. Il blu – colore simbolo del mondo spirituale, divenuto nel Basso Medioevo la cromia identificativa della Vergine Maria al posto del nero, permea la pittura sacra e materica di Liberatore. Dalle piccole e grandi icone agli ipnotici ed eleganti ex voto tutta la sua opera – sottolinea la curatrice della mostra, Cecilia Pavone, nelle note – «riflette il legame viscerale con la tradizione sacra della terra nella quale è cresciuto», evidenziando altresì il fil-rouge tra le creazioni. Assimilabili a ierofanie del contemporaneo, esse provengono da «una dimensione arcaica, a finestre sull’Assoluto, mantenendo in stretto collegamento il mondo visibile e sfera dell’invisibile, tra la materialità del datum fenomenico e la dimensione immateriale, manifestano tutto il loro carattere universale e devozionale». Un elemento, questo, che avvicina la poetica dell’artista al concetto di hagnos, termine che in greco antico indica il sacro nel significato di “puro”, “incontaminato”, “purificato in senso rituale”, prima di contemplare la divinità. 

Nicola Liberatore alla mostra in corso al Museo Civico di Foggia

Emergendo da un’altra dimensione, le donne di Liberatore spesso appaiono senza volto o con tratti solo vagamente accennati, portando a pensare che il divino femminile sia custodito in quel misterioso “irrapresentabile”. L’uso di materiali della quotidianità e della tradizione popolare (assi in legno per il bucato, i grandi contenitori in legno per far lievitare il pane ed i merletti ad esempio) valorizza la trama narrativa tra memoria, identità e creatività. Particolarmente suggestivo l’omaggio a Pasolini attraverso l’opera “Medea”, mirabile vestito nero e oro arricchito da merletti, veli, strass oltre al copricapo e le piume. 

La mostra cominciata in coincidenza della giornata internazionale della donna, per volere dell’artista, arriva a comprendere il giorno dedicato al culto della Madonna dei sette veli (patrona di Foggia), sottolineando tutta la forza dialogante con la devozione popolare e l’immaginario sacro della tradizione culturale della Capitanata. Sostenuta dalla Fondazione dei Monti Uniti e dall’Associazione Amici del Museo l’esposizione ha avuto il grande merito di celebrare il cammino, rigoroso e originale, di uno degli artisti italiani più innovativi nel trasformare la memoria popolare in linguaggio contemporaneo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È stata dirigente degli Affari Generali, Istituzionali e Legali, dell’Archivio Storico, del Patrimonio e dei servizi Appalti e Contratti del Comune di Taranto, occupandosi di una delle più complesse macchine amministrative pubbliche nel periodo successivo al dissesto dell’ente, curandone altresì i rapporti istituzionali ed i rapporti interni. È stata successivamente vicepresidente di una delle più grandi aziende pubbliche di rifiuti ed altresì assessore agli Affari Generali, all’Ambiente e alla Legalità, alle Risorse umane dello stesso Comune di Taranto. Formatrice e docente, attualmente scrive per la testata nazionale “Italia Libera” di cultura, ambiente, politiche pubbliche e democrazia.