Addio a Gianni Clerici, globetrotter del tennis, elegante e spiritoso comasco, vecchio amico

Gianni Clerici in uno scatto emblematico: per più di mezzo secolo il tennis internazionale è “passato” dai suoi occhi con eleganza e competenza indiscussa

Gianni era fatto così. Grandissimo conoscitore del tennis d’antan in Francia e in Inghilterra, aveva l’idea fissa di creare a Milano un Museo multimediale del tennis. Quando gli dissi che avevo scovato a Bologna da un vecchio antiquario di libri e stampe una incisione olandese di metà Settecento in cui un gentiluomo e una gentildonna si affrontavano in una partita di volano con piccole racchette, la voleva a tutti i costi per quel Museo che sognava e che è rimasto nei sogni suoi e di altri


L’articolo di VITTORIO EMILIANI

IL GIOVIN SIGNORE comasco alto, magro, spiritoso, elegante entrò nella vasta corte del Giuan Brera fu Carlo allo Sport del “Giorno” diretto da Italo Pietra negli anni ’60, quando io mi arrabattavo fra la pagina economica, inchieste e servizi di giornata. Capii che di Como e dintorni quel globetrotter del tennis non sapeva nulla allorché gli chiesi un aiuto per “capire Como” per le prime elezioni regionali, nel 1970, e mi disse: «Bene, bene, così vengo anch’io e sento cosa ti dicono i politici locali che ovviamente non conosco». Mi caddero le braccia, ma cosa potevo replicare? Eppure il dominus bancario e democristiano di Como e della Lombardia nord era quel Guzzetti che doveva imperare per anni, anzi decenni fra Como, Milano e Roma. 

Gianni era fatto così. Grandissimo conoscitore del tennis d’antan in Francia e in Inghilterra, aveva l’idea fissa di creare a Milano un Museo multimediale del tennis e quando io gli opposi che gli unici veri italiani erano i romani Marcello e Rolando Del Bello figli del custode del tennis Parioli ci rimase male. Cucelli era un Kucell istriano o sloveno, Sirola gran battitore dall’alto del suo 1,90 veniva da Fiume quindi dalla grande scuola danubiana. Ma insistette con la sua vivace ostinazione quando gli dissi che avevo scovato a Bologna da un vecchio antiquario di libri e stampe una incisione olandese di metà Settecento in cui un gentiluomo e una gentildonna si affrontavano in una partita di volano con piccole racchette, la voleva a tutti i costi per quel Museo che sognava e che è rimasto nei sogni suoi e di altri. 

Gianni Clerici e Rino Tommasi: a Silvio Berlusconi non piaceva la voce di Clerici ma fece buon viso a cattivo gioco per i successi mietuti sugli schermi del Biscione dalla celebre coppia di telecronisti del tennis

Ma lui è entrato, almeno, nella Hall of Fame a Milano che tanto del resto doveva a questo estrosa e informatissima firma del tennis. Dicono che quando Rino Tommasi se lo accaparrò per formare una coppia fra le più azzeccate, al patron delle private, il Berlusca, la voce di Gianni Clerici proprio non piacesse. Ma di fronte al successo indubitabile di quella coppia dovette rassegnarsi. Il mondo dei patiti della cultura del tennis si sarebbe sollevato contro un volgare intervento dall’alto della piramide aziendale e Silvio capì di dover impegnarsi in altri ambiti sportivi a lui più congeniali.

Ciao Gianni da un tuo vecchio collega e amico dai gloriosi tempi del “Giorno” di Italo Pietra che vantava la più bella, competente e divertente redazione sportiva del panorama italiano che “Repubblica”, nata praticamente senza sport, “importò” in blocco poco più tardi con un immediato valore aggiunto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.