Le tappe del Giro 2022; sotto il titolo, Juan Pedro Lopez in maglia rosa

La bicicletta è un mezzo ecologico, ma il Giro di ecologico non ha proprio nulla. Con la scusa del passaggio della manifestazione negli anni sono state asfaltate enne strade di montagna (in Piemonte ad esempio la discesa dal Colle delle Finestre in piena area protetta ed il Colle Fauniera) ed il giro si è permesso persino di arrivare al Colle del Nivolet, in pieno Parco Nazionale Gran Paradiso. Senza contare che la carovana causa un inquinamento non da poco in giro per la penisola; basti pensare all’elicottero e a tutte le auto al seguito (la Suzuki del resto è il principale sponsor della manifestazione…): e che dire delle bottigliette di plastica lanciate a bordo strada?


L’articolo di FABIO BALOCCO

SI È APPENA concluso il Giro d’Italia, la “corsa rosa” in bicicletta. Vorrei fare qualche breve considerazione al riguardo, da appassionato cicloamatore. Da dove iniziare? Potremmo iniziare dal percorso. Si chiama “Giro d’Italia” ma inizia sempre all’estero, sicuramente per una questione di soldi, si paga per avere il Giro: “sossoldi” citando Maccio. Nel centenario dalla nascita — anno 2009 — non iniziò all’estero, ma all’estero ci andò ugualmente, in Austria, e invece di toccare tutte le regioni non andò più giù di Avellino: un bel modo per unificare l’Italia, non c’è che dire. 

Sempre il percorso: di una noia mortale; le montagne importanti sono sempre concentrate nell’ultima settimana e sono sempre le Dolomiti o giù di lì. Ma la noia mortale è scontata anche in considerazione del fatto che le squadre sono delle corazzate, ed ogni capitano ha a disposizione ben sette gregari, che, dandosi il cambio davanti fino a scoppiare, appiattiscono la corsa: e vale sia per i velocisti che per gli scalatori. È del tutto scontato che se i gregari fossero di meno la corsa sarebbe molto più interessante, ma tant’è. 

Tappa al fotofinish (con caduta in volata)

Ma torniamo al percorso: la bicicletta è un mezzo ecologico, ma il Giro di ecologico non ha proprio nulla. Con la scusa del passaggio della manifestazione negli anni sono state asfaltate enne strade di montagna (in Piemonte ad esempio la discesa dal Colle delle Finestre in piena area protetta ed il Colle Fauniera) ed il giro si è permesso persino di arrivare al Colle del Nivolet, in pieno Parco Nazionale Gran Paradiso. Senza contare che la carovana causa un inquinamento non da poco in giro per la penisola; basti pensare all’elicottero e a tutte le auto al seguito (la Suzuki del resto è il principale sponsor della manifestazione…): e che dire delle bottigliette di plastica lanciate a bordo strada? 

Ed infine il pensiero va ai commentatori, da compatire visto che devono trovare qualcosa da dire dalla partenza all’arrivo di ogni noiosissima tappa e non possono mai ammettere che appunto è noiosissima; ma essi sono anche da condannare aspramente per i commenti sull’ex Belpaese. Viene descritta un’unica Italia, bella, ricca, senza problemi, persino il pesce siluro risulta positivo sulla bocca di quel Fabio Genovesi che sembra commentare leggendo su Wikipedia. Insomma, un’Italia che non esiste: il paese dei balocchi, in cui non bisogna inquadrare le bandiere No Tav o di qualsiasi manifestazione di protesta. Perché in Italia va tutto bene,. Già “tutto va bene, Madama la Marchesa”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (attualmente in quiescenza), si è sempre battuto per difesa dell’ambiente e problematiche sociali. Ha scritto “Regole minime per sopravvivere” (ed. Pro Natura, 1991). Con altri autori “Piste o pèste” (ed. Pro Natura, 1992), “Disastro autostrada” (ed. Pro Natura, 1997), “Torino, oltre le apparenze” (Arianna Editrice, 2015), “Verde clandestino” (Edizioni Neos, 2017), “Loro e noi” (Edizioni Neos, 2018). Come unico autore “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Edizioni Neos, 2017), “Lontano fa Farinetti” (Edizioni Il Babi, 2019), “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo” (Edizioni Neos, 2019), “Belle persone. Storie di passioni e di ideali” (Edizioni La Cevitou, 2020), "Un'Italia che scompare. Perché Ormea è un caso singolare" (Edizioni Il Babi, 2022). Ha coordinato “Il mare privato” (Edizioni Altreconomia, 2019). Collabora dal 2011 in qualità di blogger in campo ambientale e sociale con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Natura & Società e Volere la Luna.

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