La sindaca geniale: nei saldi di fine stagione, l’ultima trovata di Virginia Raggi è il Grab

Pino tagliato in via Gregorio VII; sotto il titolo un rendering scintillante di Via Guido Reni

Nel bilancio della propria sindacatura con più assessori che realizzazioni, la Raggi ha richiamato con palese rimpianto alla memoria pure la “teleferica”. Ce n’eravamo proprio scordati. Anzi erano due: una Casalotti-Battistini, l’altra Eur-Villa Bonelli. Anzi tre, magari quattro, e perché non cinque? Un vero e proprio delirio, anziché un nuovo percorso per la Metro C bloccata davanti all’Altare della Patria e nuove economiche linee di tram veloci e di filobus. E pure il verde pubblico deperisce: per salvare i pini della capitale servirebbero almeno 5 milioni di euro per l’endoterapia dei Pinus pinea e i Pinus pinaster. Il comune ne ha stanziati 350.000 e buonanotte ai pini, simbolo per secoli del paesaggio romano


L’articolo di VITTORIO EMILIANI

L’ULTIMA TROVATA GENIALE della sindaca Raggi è il Grab (Grande raccordo anulare delle biciclette), un percorso di piste ciclabili non autonomo, bensì ricavato sulla carreggiata urbana esistente restringendo la corsia per le auto. Che, come si sa, a Roma circolano già a fatica, tanto più dopo l’immissione scriteriata di monopattini veloci dove salgono pure in due, magari coi bambini, e vanno via veloci provocando incidenti anche gravi. Per sé e purtroppo per i poveri pedoni da tutti trascurati e in balia di questo traffico impazzito che non rispetta più nemmeno i semafori. Per cui, per attraversare, il pedone, anche se ha il verde, deve stare bene attento, per esempio Corso Vittorio, perché questi scriteriati sono convinti che loro non debbano rispettare i semafori, né le regole del traffico ordinarie. E già si contano morti e infortunati gravi.

Via Gregorio VII, dopo la sistemazione Raggi (foto di Filippo Coscetta)

Ma nel fare un bilancio della propria sindacatura che ha avuto più assessori che realizzazioni, la Raggi ha richiamato con palese rimpianto alla memoria pure la “teleferica”. Ce n’eravamo proprio scordati, clamoroso! Anzi due funivie: una Casalotti-Battistini, l’altra Eur-Villa Bonelli. Anzi tre, magari quattro, e perché non cinque? Un vero e proprio delirio, e questo invece di pensare un nuovo percorso per la Metro C bloccata davanti all’Altare della Patria e di puntare su nuove economiche linee di tram veloci e di filobus. La Raggi afferma che ce l’hanno tutte le grandi capitali. Sarà. A Madrid, è vero, serve a scendere o a salire dal Parco della Casa de Campo, uno dei parchi pubblici della città superando un dislivello importante. Un caso raro. In una capitale dove però metro e bus funzionano e il traffico di superficie è regolato con severità. 

Non come a Roma dove vedere un vigile all’opera è un’autentica rarità o compaiono soltanto per fare multe a raffica, a sorpresa, dopo aver lasciato proliferare e prosperare le peggiori abitudini. Mancano vigili urbani, come mancano giardinieri comunali, ridotti ad un pugno di competenti da Veltroni-Morassut e sostituiti, come si sa, da cooperative di ex detenuti, intento sociale ammirevole che però confligge con la competenza specifica che la cura del verde — in specie quello storico che a Roma è tanto anche a livello d siepi, di arbusti — esige. Tanto più per assorbire polveri e virus. Difatti assistiamo impotenti alla strage dei pini attaccati da un parassita, la Toumeyella pervicornis, approdato dall’America in Campania e nel Lazio, che potrebbe con pazienza e scienza essere contrastato e vinto.  

Intervento endoterapico su un pino attaccato dalla Toumeyella pervicornis

Ma ci vogliono soldi per l’endoterapia, come stanno sperimentando nei Giardini Vaticani. Almeno 5 milioni di euro per Roma, mentre sono stati stanziati appena 350.000 euro e solo promessi dalla Regione Lazio altri 500.000. Quindi per lo più si taglia e buonanotte ai pini simbolo per secoli del paesaggio romano. Restano a terra malinconiche ceppaie. Ma che importa? Specie se torneranno di moda le teleferiche. E si darà ulteriore sfogo al Grab cioè a piste ciclabili sulla già insufficiente carreggiata stradale. I pini domestici (Pinus pinea) e i pini marittimi (Pinus pinaster) sono  quelli più colpiti, meno invece i pini di Aleppo (Pinus Halepensis). Del resto il celeberrimo Pino dei paesaggi di Napoli è morto da tempo e rimane vivo soltanto nelle cartoline-ricordo del Golfo. Così va in questa povera Italia. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.