La situazione reale del mondo dell’informazione, tra carta stampata e world wide web, è ancora legata a dinamiche economiche in cui gli editori vanno a caccia di click e visualizzazioni piuttosto che dare importanza alla notizia. Duccio Facchini, direttore della rivista “Altreconomia”, traccia un profilo del mondo editoriale, nazionale e internazionale, indicando il britannico “The Guardian” come uno dei pochi, se non proprio unico giornale, in grado di dar voce e pubblicare inchieste e notizie contro corrente. L’informazione deve fare i conti con difficili scelte, sopratutto quando si tratta di pubblicità. La scelta di “Altreconomia”, su questo versante, è di alto profilo etico, professionale e morale: rinuncia a introiti pubblicitari che veicolano messaggi non coerenti con la linea editoriale del giornale


L’intervista di FABIO BALOCCO con DUCCIO FACCHINI, direttore di “Altraeconomia”

QUAL É LA situazione dell’informazione oggi in Italia? Ho ritenuto di chiederlo al responsabile di una rivista libera da condizionamenti, che da anni fa quella che un tempo, qualche decennio fa, si chiamava “controinformazione”.

L’informazione ai tempi di internet: la carta stampata è in forte e inarrestabile crisi, e le notizie vengono veicolate sempre di più dalla rete. Tutto positivo, Facchini?

«Non è mai esistito un mondo fatato dellinformazione, in particolare in Italia. Il mondo delleditoria e dellinformazione hanno sempre fatto riferimento a precisi gruppi di potere. E i giornalisti si sono quasi sempre adeguati a questa realtà. Sono sempre o quasi sempre mancate le voci libere. È vero che oggi c’è internet, ma internet è cresciuto senza regole ed è dominato dalla pubblicità, anche e non solo nel mondo dellinformazione. Dipendendo dagli introiti pubblicitari, linformazione nasce malata, perché leditore cercherà la visualizzazione, inseguirà il clic, il like, piuttosto che limportanza della notizia. Ciò non toglie che nella rete esistano voci libere che un tempo, quando internet non cera, non avevano modo di farsi ascoltare. Però il mondo dellinformazione in internet non si può certo definire il mondo della libertà, proprio in virtù dei condizionamenti che la pubblicità crea».

— Non tutto il mondo è paese. In Gran Bretagna, ad esempio un quotidiano come The Guardian ha il coraggio di pubblicare ed anzi anche evidenziare notizie ed inchieste controcorrente, ad esempio in campo sociale ed ambientale.

«Vero, in particolare appunto “The Guardian” offre uninformazione da noi impensabile delle problematiche sociali ed ambientali, anche con riferimento alla gerarchia delle notizie. Anche soltanto scaricando la sua applicazione sul tuo cellulare, tu riceverai solo le notizie davvero importanti, davvero rilevanti, il che non accade per le applicazioni dei nostri quotidiani».

Discorso del tutto simile ai quotidiani lo riserverei all’informazione televisiva. La Rai è oggi più che mai solo un house organ del governo. Di più, l’informazione è spettacolarizzata anziché analizzata. Gli esempi di come si è trattato il Covid e la guerra in Ucraina sono esemplari. Cosa pensi al riguardo?

«Qui ci portiamo dietro unanomalia tutta italiana: la Rai è statale, e, come tale, è dominata letteralmente dai partiti, anche se è vero che programmi di valore ci sono sempre stati e voci libere sono state permesse, come Biagi o Zavoli. Ma la situazione è decisamente peggiorata quando è intervenuta unulteriore anomalia, e cioè quella di un imprenditore che si butta in politica e, già proprietario di televisioni commerciali, diventa altresì, di fatto, padrone della rete pubblica. È appunto da allora che è iniziato un processo di inabissamento dellinformazione che è oggi del tutto evidente. La Rai, da un lato è stata volutamente depotenziata e, dallaltro ha iniziato a inseguire laudience dei programmi delle tivù commerciali. Questo è tanto più drammatico se si pensa che dati Agcom — la televisione è ancora oggi lo strumento informativo privilegiato».

— A fronte di una sorta di pensiero unico, a quella che definirei “una dittatura dell’informazione”, ci sono pur sempre magazine o periodici come il tuo, che si sono imposti lo scopo di fare vera informazione a trecentosessanta gradi. Con coerenza. Ecco, parlaci di questo e del tuo giornale.

La pagina web dello shop online dei volumi pubblicati da “Altraeconomia”

«Il nostro è un progetto che definirei corsaro, una cooperativa di mille soci che offre unaltra informazione rispetto a quella dominante, e che sta in piedi da ormai ventanni. Diciamo che reggiamo. Certo, i tempi sono cambiati rispetto agli inizi degli anni duemila, in cui linformazione controcorrente ha vissuto una sorta di esplosione, anche grazie a fenomeni sociali importanti, come il G8 di Genova o il popolo di Seattle. Poi, ultimamente, la pandemia ha lasciato il segno, e pure i costi vivi della carta non sono stati cosa da poco, ma ciononostante il nostro progetto editoriale tiene botta. Basti pensare che ogni settimana raggiungiamo più di trentamila persone con la nostra newsletter, e ogni anno abbiamo un milione di visitatori. Certo, coerenza vuole che si dia spazio solo a pubblicità compatibile con il nostro progetto, e questo vuol dire rinunciare ad importanti introiti, come è accaduto giusto la scorsa estate quando abbiamo rinunciato ad una sponsorizzazione importante ma non coerente con i nostri scopi statutari. La pubblicità daltronde è un contenuto che tu offri ai lettori e non può inquinare il resto dellinformazione che tu fai. Questa è la ragione ad esempio che ci ha portato a raccontare e sostenere liniziativa di Greenpeace e altre quaranta organizzazioni di raccolta di un milione di firme per ottenere una direttiva europea che metta al bando le pubblicità o gli eventi riferibili ad imprese che sostengono i combustibili fossili. Come è stato fatto per il tabacco ventanni fa».

Voi vi occupate anche di editoria libraria e stampate saggi, anche qui, controcorrente. Puoi fornirci una tua valutazione su questa editoria, sulle concentrazioni editoriali, sulla qualità dei manoscritti? E come spieghi la nascita di tante piccole case editrici (anche se molte chiudono) in un panorama come il nostro il cui la gente non legge o legge poco?

«Come bene dici tu, leditoria è sempre più in mano ai grandi gruppi, e i piccoli, come noi, fanno una grossa fatica ad avere spazi nelle librerie. Ma compensiamo con le vendite dirette dal sito. Quanto alle case editrici indipendenti, è vero che ne nascono: ci sono evidentemente ancora persone che hanno idee e il coraggio di scommettere. Nonostante che i grandi gruppi tendano sostanzialmente a farti fallire. Ecco, in questo senso io vedrei bene dei finanziamenti pubblici sensati per la piccola editoria indipendente, altro che i finanziamenti per leditoria dei partiti. In fondo perché lo stato non dovrebbe sostenere uninformazione indipendente?

— La concentrazione nel campo dell’informazione e dell’editoria si riverbera anche sui canali di vendita, sulle librerie che spesso finiscono sotto i grandi editori, come Feltrinelli, Mondadori, Giunti, oppure Ubik. Le librerie indipendenti resistono, mi pare.

«Confermo, le librerie indipendenti sono una boccata di ossigeno nel panorama librario e noi cerchiamo nel nostro piccolo di sostenerle dedicandogli una pagina sulla rivista».

In ultimo: come vedi il futuro? Anche considerando l’editoria fai-da-te e i colossi di vendita dell’online?

«Ribadisco limportanza di agire sul versante pubblicitario al fine di evitare pubblicità dannose per lambiente come quelle delle imprese legate ai combustibili fossili. Poi, certo, ci dobbiamo confrontare con monopoli o oligopoli dellinformazione a cui occorre mettere un freno. Solo che abbiamo un ceto politico subalterno, organico a questa realtà del mercato. Occorrerebbe agire, da un lato, per limitare questo strapotere, e, dallaltro, per sostenere economicamente le piccole realtà indipendenti». 

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Nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (attualmente in quiescenza), si è sempre battuto per difesa dell’ambiente e problematiche sociali. Ha scritto “Regole minime per sopravvivere” (ed. Pro Natura, 1991). Con altri autori “Piste o pèste” (ed. Pro Natura, 1992), “Disastro autostrada” (ed. Pro Natura, 1997), “Torino, oltre le apparenze” (Arianna Editrice, 2015), “Verde clandestino” (Edizioni Neos, 2017), “Loro e noi” (Edizioni Neos, 2018). Come unico autore “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Edizioni Neos, 2017), “Lontano fa Farinetti” (Edizioni Il Babi, 2019), “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo” (Edizioni Neos, 2019), “Belle persone. Storie di passioni e di ideali” (Edizioni La Cevitou, 2020), "Un'Italia che scompare. Perché Ormea è un caso singolare" (Edizioni Il Babi, 2022). Ha coordinato “Il mare privato” (Edizioni Altreconomia, 2019). Collabora dal 2011 in qualità di blogger in campo ambientale e sociale con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Natura & Società e Volere la Luna.

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