Persino gli articoli scientifici sono sottoposti a fact-checking dai social media del Gruppo Meta

Gli articoli che sollevano obiezioni sulla regolarità del percorso che ha condotto all’approvazione dei vaccini, anche se corredati da prove scientifiche, vengono sottoposti immediatamente a fact-checking da parte di gruppi editoriali che pongono su questi articoli un vero e proprio “bollo” della corporazione Meta, impedendone la circolazione. Questa prassi non è piaciuta a due importanti editorialisti del The British Medical Journal. Al centro del confronto fra scienziati il percorso che ha preceduto l’approvazione dei vaccini Pfizer-Biontech e Moderna, i loro effetti a lungo termine sui più giovani e le terze dosi o dosi booster


L’analisi di LAURA CALOSSO

DA PIÙ DI UN ANNO, Facebook (oggi Meta) ha adottato un sistema di controllo su tutti gli articoli scientifici riguardanti la campagna vaccinale, compresi quelli pubblicati da autorevolissime riviste medico scientifiche. Gli articoli che sollevano obiezioni sulla regolarità del percorso che ha condotto all’approvazione dei vaccini, anche se corredati da prove scientifiche,  vengono sottoposti immediatamente a fact-checking da parte di gruppi editoriali che pongono su questi articoli un vero e proprio “bollo”, impedendone la circolazione. Questa prassi non è piaciuta a due importanti editorialisti del The British Medical Journal (The Bmj). A seguito di una sorta di “censura” a un articolo, pubblicato dalla rivista il 2 novembre scorso [leggi qui nota 1] — che ricostruiva con dati e documenti il cosiddetto “Pfizergate”, ovvero lo scandalo emerso riguardo alla precarietà della fase di sperimentazione dei vaccini — hanno scritto una lettera aperta niente meno che a Mark Zuckerberg [leggi qui nota 2], chiedendo che venga subito interrotta questa prassi pericolosa per la Scienza.

Direttore e redattore capo del The Bmj scrivono a Zuckerberg sui fact-checking degli articoli scientifici: «delegate la responsabilità del controllo a persone incompetenti»

«Invece di investire una parte dei sostanziosi profitti di Meta per aiutare a garantire l’accuratezza delle informazioni mediche condivise attraverso i social media, pare che abbiate delegato la responsabilità del controllo a persone incompetenti nello svolgere questo compito cruciale. Il controllo dei fatti è stato un punto fermo del buon giornalismo per decenni. Quello che è successo in questo caso dovrebbe essere motivo di preoccupazione per chiunque apprezzi e faccia affidamento su fonti come The Bmj», scrivono Fiona Godlee, redattore capo e Kamran Abbasi, direttore.

Da sempre la rivista dà voce a contributi scientifici di rilievo, come ad esempio la risposta di alcuni scienziati della UCL, London’s Global University, a un articolo dal titolo “Un Comitato della Camera dei Lords sostiene che le prove per appoggiare la necessità della vaccinazione obbligatoria del personale del NHS (operatori sanitari del National Health Service n.d.r.) sono insufficienti” [leggi qui nota 3]. Il testo, pubblicato da Bmj il 13 dicembre scorso si intitola: “L’evidenza non giustifica i vaccini obbligatori – ognuno dovrebbe avere il diritto alla scelta informata”: «Caro Editore — scrivono ventidue scienziati — come medici e professionisti della salute […] siamo d’accordo con la commissione della Camera dei Lord che le prove sono insufficienti per giustificare la misura, ma il governo e il Parlamento non sembrano ascoltare». Due giorni fa, infatti, il provvedimento è stato votato, sulla spinta dei dati esorbitanti dei contagi.

Ma perché sono proprio i medici a sollevare obiezioni sulla vaccinazione obbligatoria?«Non contestiamo che la Covid-19 possa essere stata e sia un’infezione pericolosa — scrivono gli scienziati rivolgendosi a Bmj — e siamo d’accordo che i vaccini sono efficaci in molte situazioni. Tuttavia, c’è una notevole incertezza sull’efficacia dei vaccini contro la Covid, alcune gravi complicazioni a breve termine e una mancanza di dati sui danni a lungo termine. In questa situazione, è imperativo che le persone possano scegliere in modo informato se vaccinarsi o no». «È ampiamente accettato — proseguono — che gli studi randomizzati controllati siano l’unico mezzo per fornire dati solidi sull’efficacia degli interventi medici perché i dati osservazionali sono soggetti a distorsioni incontrollate. Eppure gli studi randomizzati dei vaccini contro la Covid sono durati molto poco e sono stati fatti solo per fornire prove statistiche definitive sulla prevenzione delle “infezioni sintomatiche”, non sulla prevenzione dell’infezione in sé, dell’ospedalizzazione o della morte. Gli studi inoltre non hanno fornito dati sul fatto che i vaccini riducano o meno la trasmissione, cose che abbiamo dovuto imparare a nostre spese, attraverso prove del mondo reale come la rapida diffusione delle varianti Delta e ora Omicron».

A causa dei contagi della variante Omicron, Elisabetta II ha cancellato il tradizionale pranzo di Natale a Windsor

In Gran Bretagna, è notizia di queste ore, il diffondersi della variante Omicron ha addirittura costretto la regina ad annullare il pranzo di Natale. «I risultati degli studi randomizzati sui vaccini pubblicati finora hanno indicato che i vaccini sono efficaci nel ridurre le infezioni sintomatiche per alcune settimane. Inoltre, solo il 7% dei partecipanti è rimasto effettivamente nello studio in doppio cieco per 6 mesi. I dati del mondo reale non sono coerenti con i risultati dello studio […]. Questo indica che, o gli effetti dei vaccini si esauriscono rapidamente, e/o che qualche distorsione si è insinuata nelle procedure di studio originali, forse a causa dello squilibrio causato dalle reazioni al vaccino o da altre irregolarità procedurali. Gli stessi dati osservazionali indicano che i vaccini possono ridurre i ricoveri ospedalieri e i decessi dovuti a infezioni da Covid, ma, in assenza di dati da studi randomizzati, è difficile esserne certi, poiché fattori sconosciuti possono influenzare i dati in entrambe le direzioni».

La parte più critica riguarda poi le cosiddette dosi booster, che in Italia corrispondono al momento alla “terza dose”. «Ancora più allarmante — scrivono —, la terza e la quarta iniezione di richiamo non sono state testate in alcuno studio randomizzato, e altri dati sull’efficacia e la sicurezza della somministrazione di ulteriori dosi sono scarsi». Il punto dolente riguarda poi la presunta inaffidabilità delle due vaccinazioni: «In altre parole — sottolineano — i dati sull’unico risultato adeguatamente testato in studi randomizzati, ovvero la prevenzione con due vaccinazioni, sembrano inaffidabili, forse a causa di un effetto calante molto rapido della protezione o di altri fattori […]. Per quanto riguarda la sicurezza dei vaccini, è evidente che si verificano effetti avversi rari, ma gravi, e potenzialmente fatali, come la trombosi e la miocardite, e ci sono voluti mesi per identificarli. I danni a lungo termine saranno difficili da rilevare a causa della breve durata degli studi randomizzati, e diventeranno evidenti solo nei prossimi anni».

Per alcuni ricercatori, l’esposizione ripetuta ai vaccini mRNA sarebbe un rischio cumulativo

Gli scienziati affrontano anche il tema delle patologie di chi si sottopone a vaccinazione: «Mancano i dati su gruppi che potrebbero essere particolarmente danneggiati dal vaccino, come quelli con, o a rischio di, disturbi autoimmuni, e ci sono pochi dati sugli effetti avversi dei richiami (booster), il che è significativo dal momento che ci sono state a lungo preoccupazioni per la sicurezza sull’esposizione ripetuta alla tecnologia mRNA. I vaccini di richiamo rappresentano quindi un rischio cumulativo, per un beneficio non testato».

Un paragrafo specifico è dedicato ai giovani e a chi ha già sviluppato la malattia in passato: «Per i giovani, in cui la morbilità e la mortalità legate a Covid è bassa, e per coloro che si sono già infettati — e sembra abbiano una memoria immunologica di lunga data — i danni derivanti dall’assumere il vaccino sono quasi certamente superiori ai benefici […]. Costringere le persone a vaccinarsi contro la Covid, sia attraverso la minaccia di sanzioni legali o con la sospensione dalla professione, privando le persone dei loro mezzi di sostentamento e della carriera lavorativa, non è giustificato, proprio a causa della prevalente incertezza sui benefici complessivi dei vaccini, il rapporto rischio-beneficio sfavorevole per molti gruppi di persone e, non da ultimo, la mancanza di dati sui danni a lungo termine». 

Mister Zuckerberg, chissà se questo mio articolo che riassume le perplessità di ventidue scienziati supererà il fact checking di Meta e potrà circolare sui suoi social media… © RIPRODUZIONE RISERVATA

Scrittrice, giornalista e traduttrice, laureata in Scienze Politiche e in Lettere, Culture moderne comparate, Letteratura tedesca. Ha lavorato come giornalista e addetta stampa. La carriera di scrittrice è iniziata con una menzione di merito al Premio Calvino, edizione 2008/2009, e il primo romanzo "A ogni costo, l'amore" pubblicato da Mondadori nel 2011. Il giornalismo d’inchiesta è la sua passione. Lavora nel mondo dell’editoria e per la Rai.