Cadono le basi scientifiche per obbligo vaccinale e green pass: anche la dose booster non previene l’infezione

Contro Omicron il vaccino a mRNA ci aiuta a evitare la malattia grave ma non previene l’infezione

Due articoli pubblicati dalla rivista scientifica The Lancet nelle ultime settimane di gennaio suggeriscono di riconsiderare le strategie di contrasto al Covd-19. Contro la variante Omicron il vaccino a mRNA ci aiuta a evitare la malattia grave, ma non previene l’infezione: «I risultati sostengono la necessità di vaccini aggiornati che possano fornire una migliore protezione contro l’infezione sintomatica da Omicron». Le infezioni virali da Covid-19 tra gli operatori sanitari con vaccinazione completa in Israele, dimostrano che a loro volta i sanitari possono trasmettere l’infezione ai loro pazienti. La cosiddetta ‘pandemia dei non vaccinati’ si basa, secondo lo studio inglese, su una premessa sbagliata


L’analisi di LAURA CALOSSO

INFEZIONI DA SARS-CoV-2, nonostante il booster con vaccini mRNA” si intitola così un articolo apparso su The Lancet il 18 gennaio scorso [vedi qui nota 1]. Che cosa sta accadendo alle persone che hanno ricevuto la terza dose? L’articolo racconta l’esperienza di sette operatori sanitari tedeschi in viaggio in Sud Africa tra fine novembre 2021 e inizio dicembre, contagiati nonostante il booster. «Queste sono state le prime infezioni con la variante Omicron documentate, in individui completamente vaccinati che avevano ricevuto le dosi di richiamo. Alcuni di questi individui avevano ricevuto dosi di vaccino eterologo [ovvero avevano ricevuto dosi di vaccini diversi tra loro n.d.r.] in linea con la pratica mondiale emergente». Lo studio su questi casi, sviluppatisi in modalità differenti, ha messo in luce un dato che da qualche settimana è ormai di dominio pubblico: anche la dose booster non previene l’infezione. «I risultati sostengono la necessità di vaccini aggiornati che possano fornire una migliore protezione contro l’infezione sintomatica da Omicron» conclude il gruppo di scienziati che ha redatto l’articolo «e sottolineano che le misure non farmaceutiche [mascherine, distanziamento etc. n.d.r.] dovrebbero essere mantenute. È incoraggiante che i primi dati dal Sud Africa suggeriscano che un’efficacia, anche se ridotta, del vaccino BNT162b2 si mantenga contro il ricovero in ospedale».

In Israele le infezioni virali da Covid- 19 tra gli operatori sanitari con vaccinazione completa dimostrano che a loro volta i sanitari possono trasmettere l’infezione ai loro pazienti e questo richiede una rivalutazione della vaccinazione obbligatoria [credit Sergei Gapon/Afp GettyImages]

Cosa ci dice tutto questo? Che il vaccino può aiutarci a evitare la malattia grave, ma non previene l’infezione. Lo sapevamo, direte voi. Bene. Ma sapevate che il decreto relativo all’obbligo vaccinale [vedi qui nota 2] poggia invece proprio sul contenimento dell’infezione? L’articolo 4-quater (Estensione dell’obbligo di vaccinazione per la prevenzione dell’infezione da Sars-CoV-2 agli ultra cinquantenni) infatti recita: «Dalla data di entrata in vigore della presente disposizione e fino al 15 giugno 2022, al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell’erogazione delle prestazioni di cura e assistenza, l’obbligo vaccinale per la prevenzione dell’infezione da Sars-CoV-2, di cui all’articolo 3-ter, si applica ai cittadini italiani e di altri Stati membri dell’Unione europea residenti nel territorio dello Stato, nonché cittadini  stranieri…».

La base scientifica per la vaccinazione obbligatoria negli Stati Uniti è fondata sulla premessa che la vaccinazione impedisce la trasmissione ad altri, con conseguente ‘pandemia dei non vaccinati’; studi sui sanitari israeliani dimostrano che non è così

E in merito all’obbligo di green pass, concesso solo con guarigione o vaccino? Quali sono le basi scientifiche su cui poggia questa decisione? Ancora una volta è un articolo di The Lancet, pubblicato qualche giorno fa [vedi qui nota 3], a dirci che i presupposti scientifici sono inconsistenti, così come per l’obbligo vaccinale. «Trasmissibilità della Sars-CoV-2 tra individui con vaccinazione completa» è il titolo che Carlos Franco-Paredes ha scelto per esporre i dati di uno studio inglese: «La base scientifica per la vaccinazione obbligatoria negli Stati Uniti si basa sulla premessa che la vaccinazione impedisce la trasmissione ad altri, con conseguente ‘pandemia dei non vaccinati’», scrive il ricercatore. «Tuttavia, le infezioni virali da Covid-19 tra gli operatori sanitari con vaccinazione completa (HCW) in Israele, dimostrano che a loro volta i sanitari possono trasmettere l’infezione ai loro pazienti, e questo richiede una rivalutazione delle politiche di vaccinazione obbligatoria, che negli Stati Uniti portano al licenziamento del personale sanitario non vaccinato. Infatti, c’è una crescente evidenza che la titolazione virale al picco, nelle vie aeree superiori dei polmoni, e le colture virali, sono simili negli individui vaccinati e non vaccinati». La conclusione dell’articolo non lascia spazio a interpretazioni: «Le evidenze indicano che le attuali politiche di vaccinazione obbligatoria potrebbero dover essere riconsiderate, e che lo stato di vaccinazione non dovrebbe sostituire le pratiche di contenimento del contagio come l’indossare la mascherina, la distanza fisica e il tracciamento, anche all’interno delle popolazioni con vaccinazione completa (3 dosi, n.d.r.)».

La vaccinazione con gli attuali vaccini, studiati su un virus diffusosi due anni fa, può essere considerata un passaporto di sicurezza?

In ultimo, stante tutte le osservazioni fatte poc’anzi, la vaccinazione con gli attuali vaccini, studiati su un virus diffusosi due anni fa, può comunque essere considerata un passaporto indiscutibile di sicurezza? A metterlo in dubbio sono un rapporto dell’Agenzia del Regno Unito per la Sicurezza della Salute e un’importante studio scientifico danese. In pratica, dopo le osservazioni sul campo che avevano visto, a distanza di qualche mese dalla somministrazione dei vaccini, una sorta di sorpasso di casi positivi tra vaccinati rispetto a non vaccinati (si infettavano di meno), è emerso un fenomeno che con Omicron si è accelerato. Dopo una media di 4 mesi è infatti avvenuto un effetto sorprendente, una sorta di inversione della protezione. I soggetti con doppia dose di vaccino si infettavano fino a 76,5 % volte in più rispetto ai non vaccinati. I dettagli sono descritti in una interrogazione parlamentare che attende risposta in Senato [vedi qui nota 4]. 

In attesa di conoscere la risposta del ministro della Salute al senatore interrogante, alla luce di questi dati — in base ai quali viene a mancare il fondamento scientifico dei provvedimenti del governo (gli effetti sociali più consistenti ci saranno dal 1 febbraio prossimo) — sarebbe forse importante riconsiderare la strategia con cui nel complesso si sta gestendo il contrasto al Covid-19© RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Scrittrice, giornalista e traduttrice, laureata in Scienze Politiche e in Lettere, Culture moderne comparate, Letteratura tedesca. Ha lavorato come giornalista e addetta stampa. La carriera di scrittrice è iniziata con una menzione di merito al Premio Calvino, edizione 2008/2009, e il primo romanzo "A ogni costo, l'amore" pubblicato da Mondadori nel 2011. Il giornalismo d’inchiesta è la sua passione. Lavora nel mondo dell’editoria e per la Rai.