«Adattarsi per non perire»: le nostre campagne alle prese con la crisi climatica

Nel Sud Italia si intensifica la produzione di frutta “esotica” (avocado e mango), al Nord migra più in alto la coltivazione della vite e dell’olivo. Cosa ha fatto e può fare la ricerca scientifica per aiutare gli imprenditori agricoli a non soccombere ai mutamenti climatici. Breve viaggio nelle strategie di adattamento del mondo agricolo di una dei massimi esperti mondiali di patologia delle piante


di MARIA LODOVICA GULLINO, fitopatologa dell’Università di Torino

La variazione del clima è un fenomeno naturale, una peculiarità ambientale, causata da fluttuazioni dell’energia solare, dalle eruzioni vulcaniche, dalla variazione dell’orbita terrestre e dall’interazione tra atmosfera e oceani. L’impatto delle attività antropiche (attività industriali, riscaldamento domestico, traffico veicolare, agricoltura,…) ha forzato negli ultimi decenni tale variabilità alterando i valori medi e gli intervalli entro cui si verificano i fenomeni atmosferici, inducendo i cosiddetti “cambiamenti climatici” che si esplicano in variazioni della composizione atmosferica e in modificazioni della temperatura e delle piogge, in termini di intensità e di frequenza.  

L’attenzione della ricerca in campo agrario si è focalizzata sui cambiamenti climatici, sulle loro possibili cause e sui loro potenziali effetti, in seguito al verificarsi, durante gli anni 1970, di variazioni più importanti rispetto a quelle riscontrate nelle decadi passate. Anche l’agricoltura, infatti, incide sui cambiamenti climatici e, al tempo stesso, ne soffre profondamente. A partire dalla metà degli anni Settanta si è, difatti, rilevato che, malgrado i progressi delle tecnologie agrarie (nuove cultivar più produttive, innovative strategie di difesa e di gestione della fertilizzazione), il clima continuava a causare importanti perdite di produzione. Tali considerazioni hanno messo in evidenza la necessità di comprendere meglio come i cambiamenti climatici possano influire sull’agricoltura. 

Per quanto riguarda gli aspetti agronomici, le variazioni nei valori giornalieri e mensili di variabili quali la temperature e le precipitazioni sembrano avere un impatto marginale sulla produzione vegetale. Gravi ripercussioni, invece, possono verificarsi quando le variazioni riguardano i valori estremi, in particolare si prevedono impatti di tipo quali-quantitativo e slittamenti geografici degli areali di coltivazione. E, purtroppo, quanto si è verificato negli ultimi anni, con variazioni della temperatura e l’intensificazione di eventi estremi (alluvioni, trombe d’aria…), ha portato ad una accelerazione di fenomeni che soltanto qualche decina di anni fa erano considerati come previsioni catastrofiche. Gli areali di coltivazione stanno cambiando, c’è un progressivo spostamento delle colture verso nord, come conseguenza dell’aumento della temperatura.

Questo fenomeno può perfino, almeno in una prima fase, avvantaggiare i paesi del centro e nord Europa, che potranno coltivare in pieno campo specie orto-floricole (insalate, rose, gerbere…) finora coltivabili solo in serra; non è certo favorevole, invece, all’agricoltura italiana, che rischia di diventare simile a quella del nord-Africa. Con uno spostamento verso nord delle colture più tipiche dell’Italia meridionale e, soprattutto, con l’aggravarsi e l’estensione di problemi di scarsità idrica che costringeranno molto presto a forti cambiamenti degli orientamenti colturali. Solo per fare un esempio, la coltivazione di avocado, mango e frutto della passione, prima molto limitate, si stanno estendendo in Sicilia.  

I cambiamenti dell’andamento climatico unitamente all’alterazione della composizione dell’atmosfera (in particolare l’aumento della concentrazione di anidride carbonica) possono, inoltre, causare delle modificazioni a carico della morfologica e della fisiologia dei vegetali. Ad esempio, l’innalzamento nella concentrazione atmosferica di CO2 può avere effetti fertilizzanti sulle colture. Infatti, l’intensificazione della fotosintesi e il miglioramento dell’efficienza nell’uso dell’acqua, riscontrati in ambienti arricchiti di CO2, permettono un incremento della produttività. Tuttavia, tale incremento può essere limitato dalle contemporanee variazioni della piovosità, che possono non solo svantaggiare funzionalmente la coltura, ma renderla anche più suscettibile agli attacchi parassitari.  

L’entità delle variazioni di crescita delle piante in condizioni di atmosfera arricchita di CO2, pertanto, dipende anche da altri fattori, climatici e non, quali gli effetti di eventuali malattie e la resistenza dell’ospite a quest’ultime. Quest’ultimo aspetto è di particolare interesse e, negli ultimi anni, ha stimolato i ricercatori di tutto il mondo a intensificare le ricerche per cercare di capire quali saranno i parassiti più gravi, capaci di causare gravi perdite di produzione, in un’agricoltura in fase di profondo cambiamento. Perché se le colture si spostano, i loro parassiti non stanno a guardare e spesso le seguono, adattandosi alle nuove condizioni ambientali. 

È compito dei ricercatori studiare per poter prevedere i futuri cambiamenti, mitigandone gli effetti negativi. Sarà molto utile fornire, ad esempio, a chi si occupa di miglioramento genetico, indicazioni per la ricerca di varietà più adatte agli scenari che si stanno delineando. Politiche agricole corrette dovranno aiutare gli agricoltori a prepararsi per adattarsi alle condizioni future, riducendo al minimo l’impatto economico. ◆

About Author

È nata a Saluzzo, origine di cui è molto orgogliosa. Dalla fine degli anni ’70 si occupa di malattie delle colture orto-floro-frutticole all’Università di Torino, dove è ordinario di Patologia vegetale e Vice-Rettore per la valorizzazione del capitale umano e culturale dell’Ateneo. Figlia di imprenditori agricoli e imprenditrice lei stessa, ha vissuto e lavorato per lunghi periodi all’estero. A Torino dirige il Centro di Competenza Agroinnova dell’Università di Torino, da lei fondato nel 2002. È anche giornalista pubblicista. Dopo tanti lavori e libri scientifici, ha voluto cimentarsi con una scrittura più lieve. Ha cominciato con “Spore” (Daniela Piazza Editore, 2014), cui sono seguiti, sempre con lo stesso editore, nel 2015  un libro per ragazzi, “Caccia all’alieno” e, nel , “Valigie: cervelli in viaggio”. Nel 2018 ha pubblicato, con Gabriele Peddes, un libro a fumetti “Angelo, il Dottore dei  Fiori” con Edagricole, Business Media. In occasione dell’Anno Internazionale sulla Salute delle piante ha preparato un altro libro per ragazzi, “Healthy plants, healthy planet” (Fao), tradotto in numerose lingue.