Modifica art. 9: in Costituzione entrano Greta e il transumanesimo, esce il Paesaggio 

Alle ragioni dell’ “ambiente” e della “biodiversità” neanche gli alberi resisteranno… si faranno tagliare anche meglio, poiché “uno vale uno” anche nell’ottica glaciale e cinica del funzionalista: importante sarà la “quota Co2” annuale stabilita, magari da qualche trattato internazionale assai poco “naturale” e molto “politico”. Ipocrisie fra le ipocrisie. Le esigenze di una pala eolica e quelle di una pala d’altare saranno dunque oggetto di incerta contesa. Tutte, ora, sul sin troppo affollato e litigioso pianerottolo del  riformato art. 9 della Costituzione. Si attendono “incidenti giuridici” creati ad arte e casi eclatanti

Lago alpino ai piedi del Sass Putia nella valle dell’Isarco; sotto il titolo, le rovine greco-romane di Taormina e l’Etna innevata


L’articolo di ANDREA COSTA

È SUCCESSO CHE quando meno te lo aspetti, piccole, piccolissime minoranze organizzate, nella confusione pandemica e con il Parlamento più ignorante degli ultimi 150 anni, riescano a lasciare “la firma”, uno sbrego, come graffitari o street writers qualsiasi, nientemeno che nella nostra Carta fondamentale. Il tutto è avvenuto nel silenzio dei grandi e medi giornali, e nella distrazione generale. Un tale aggiunge il suo “Tutela” all’art. 9 trasformando un capolavoro di equilibri grammaticali e istituzionali in un elenco salviniano di buone intenzioni, di cui notoriamente è ben lastricata la via per l’Inferno.

Manifestazione a Firenze nel 2016 contro lo “Sblocca Italia” del governo Renzi, con un eloquente Cavallo di Troia bianco progettato per scardinare la Costituzione [credit Andrea Pagliantini]

Basta solo la logica, giuridica o meno, per capire che, per il fatto stesso di averli separati, ora sarà assai più facile e comodo mettere in conflitto, sul medesimo piano normativo-gerarchico, il vago ed ambiguo concetto di “Ambiente” contro il “Paesaggio” e il «patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione». Le grandezze statistiche, quantitative e universalmente riproducibili della Scienza e della tecnica, già garantite al primo comma dell’art.9, e ben agganciate alla catena del valore economico dell’impresa, della finanza e degli ordini professionali, “invadono” il secondo comma con il cavallo di Troia dell’ambiente, contro l’unicità e la irriproducibilità del «volto amato della Patria» (Benedetto Croce), come ha ben esplicitato su “Italia Libera” del 18 febbraio in maniera esaustiva ed efficace il professor Carlo Iannello; ponendo limiti nuovi allo sviluppo, diversi e conflittuali con quelli già oggi vigenti. Salvo poi renderci conto che i lacci e i lacciuoli introdotti non funzioneranno mai contro quellosviluppo sostenibile” di cui questo nuovo comma è figlio e succube. Quel che rientra dalla finestra è il novecentesco e ambiguo concetto di Progresso cui tutto dovrà soccombere, anche l’ “inutile” Mozart.

Con la modifica dell’art. 9, il Paesaggio ritorna “uno stato d’animo”; una questione soggettiva, estetizzante e storicizzata di “prospettiva”. Una tra le altre, tutte opinabili

Se l’ambiente si riprende la Natura e la Salute (con la seconda già subordinata alla prima secondo giurisprudenza consolidata), il Paesaggio ritorna “uno stato d’animo”; una questione soggettiva, estetizzante e storicizzata di “prospettiva”. Una tra le altre, tutte opinabili, nell’ideologia ecologista e antispecista che sottende il provvedimento. Nella teologia-politica green, la nuova divinità Ambiente/Natura/Scienza/Utile, la Pacha Mama ecc. ecc. rigetta l’uomo (come i transumanisti e gli ecologisti anti-specisti amano sprezzantemente definire:i sapiens”). Vedrete che alle ragioni dell’ “ambiente” e della “biodiversità” neanche gli alberi resisteranno… si faranno tagliare anche meglio, poiché “uno vale uno” anche nell’ottica glaciale e cinica del funzionalista: importante sarà la “quota Co2” annuale stabilita, magari da qualche trattato internazionale assai poco “naturale” e molto “politico”. Ipocrisie fra le ipocrisie.

Le esigenze di una pala eolica e quelle di una pala d’altare saranno dunque oggetto di incerta contesa. Tutte, ora, sul sin troppo affollato e litigioso pianerottolo del  riformato art. 9 della Costituzione. Via dunque alla “giurisprudenza creativa” di Cassazione e della Corte Costituzionale. Si attendono “incidenti giuridici” creati ad arte e casi eclatanti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Classe 1974, pubblicista, autore e promoter culturale. Temprato alla sofferenza e allo stoicismo da una passione irrinunciabile per l’A.S. Roma,  è successivamente spinto ad approfondire grazie a una solida formazione filosofica laica alla Università “La Sapienza” di Roma, assieme a una vita dedicata alla difesa del patrimonio storico, artistico e naturale, in special modo quello romano. È stato un dirigente di Italia Nostra ed è dal 2017 Presidente del Comitato Roma 150. Ha scritto per Emergenza Cultura, Archiwatch e Italia Libera. Collabora con la Rivista Critica Liberale. È in uscita un libro curato assieme a Sauro Turroni che raccoglie il meglio di Antonio Cederna in occasione dei 100 anni dalla nascita.