Il Modello Smart Land nelle Marche: un futuro di innovazione per giovani e comunità già in cammino

Il sociologo Aldo Bonomi; sotto il titolo, l’Abbazia di Sant’Urbano, complesso monastico del 1033

Presentato nel complesso monastico dell’Abbazia di Sant’Urbano, uno studio del sociologo Aldo Bonomi analizza la Valle di San Clemente nell’entroterra marchigiano. Caratterizzata dalla presenza di un’azienda innovativa come la Loccioni di Rosora, la valle sta diventando un modello di costruzione sociale, una esperienza “neo-olivettiana”, in cui tutti possono e devono contribuire: giovani, istituzioni e privati cittadini. L’obiettivo: combattere lo spopolamento e la marginalità, rendendo centro dell’innovazione sociale del futuro le zone periferiche del nostro Paese. Ma cosa si intende per Smart Land? In parole semplici, il territorio si trasforma partendo dalle sue tradizioni e dalla sua eredità culturale, grazie all’interazione dei suoi attori sociali ed economici che si confrontano e mettono il loro know-how a disposizione della comunità. L’interazione porta al confronto, il confronto al miglioramento della vita della comunità


L’articolo di COSIMO GRAZIANI, da Apiro (Macerata)

È STATA l’ABBAZIA di Sant’Urbano nel Comune di Apiro lo scenario scelto dagli organizzatori per presentare in una bella serata di luglio il libro La Valle di San Clemente – La smart land del margine che si fa centro”, frutto di un lavoro coordinato dal sociologo Aldo Bonomi, fondatore del Consorzio Aaster. Lo studio analizza le dinamiche tra le varie amministrazioni nella valle, che si estende tra due province (Ancona e Macerata), e le realtà imprenditoriali presenti sul territorio, prima fra tutte l’impresa Loccioni del comune di Rosora. Un territorio minuscolo (230 kmq di superficie con 7 comuni) ma molto vitale. 

Il territorio di Apiro (in provincia di Macerata), da luogo di spiritualità, per la presenza dei monaci benedettini, a centro di una rete di saperi e conoscenze

Nel suggestivo complesso monastico costruito nel 1033, alla presenza delle autorità locali, il prof. Bonomi ha spiegato la nascita del progetto. La valorizzazione del territorio è stato il punto di partenza: in questi ultimi anni, come in molti altri luoghi lontani dai grandi centri abitati, anche la Valle di San Clemente ha sofferto del calo demografico, con i giovani che hanno lasciato la valle dell’entroterra marchigiano per lavorare nelle città del nord. Per affrontare un problema cruciale per il futuro del territorio, la collaborazione pubblico-privato tra la Loccioni e il Comune di Apiro ha dato il via al progetto “Smart Land”. Le domande di partenza dello studio sono state “Chi sono gli abitanti della valle? Quale identità abbiamo?”. 

Sono stati i giovani stessi ad avere un ruolo di primo piano per lo sviluppo della ricerca. Su suggerimento dello stesso Bonomi, un gruppo di ragazzi locali ha selezionato un determinato numero di attori (semplici persone o imprenditori della comunità) da intervistare, conducendo le interviste in prima persona, su cui il sociologo ha elaborato il suo studio (foto Loccioni)

Essendo nato come un progetto per i giovani, sono stati i giovani stessi ad avere un ruolo di primo piano per lo sviluppo della ricerca. Su suggerimento dello stesso Bonomi, un gruppo di ragazzi locali ha selezionato un determinato numero di attori (semplici persone o imprenditori della comunità) da intervistare, conducendo le interviste in prima persona. Il progetto è stato avviato nel 2019 partendo dalle difficoltà dell’isolamento sociale causate della pandemia. Le risposte sono state elaborate dal sociologo. 

Ma cosa si intende per Smart Land? Per Smart Land, il prof. Bonomi intende «un insieme di processi di trasformazione di strutture della governance territoriale che vede la dimensione del territorio protagonista del processo di innovazione diffusa sul piano della trasformazione delle reti sociali, delle policy e delle funzioni che presiedono in modo decentrato alla vita economica e sociale». In parole semplici, come il territorio si trasforma partendo dalle sue tradizioni e dalla sua eredità culturale, grazie all’interazione dei suoi attori che si confrontano e mettono il loro know-how a disposizione della comunità. L’interazione porta al confronto, il confronto al miglioramento della vita della comunità. Il che significa che tutti, nessuno escluso, può e deve portare il suo contributo per affrontare le sfide attuali e del futuro, per rigenerare le aree rurali. Se le aziende come la Loccioni contribuiscono con il loro approccio imprenditoriale “neo-olivettiano” (così lo definisce Aldo Bonomi) che è diventato un modello nel corso degli anni, i giovani contribuiscono con le loro esperienze di studio e i loro progetti. 

Lo stabilimento della Loccioni sul fondo valle, un modello di robotica avanzata, autosufficienza energetica e sostenibilità ambientale

Durante la conferenza all’Abbazia di Sant’Urbano alcuni dei ragazzi che hanno portato avanti lo studio hanno interrogato l’autore della ricerca. La prima: “cosa vede uno ‘straniero’ giungendo nella valle?”. Bonomi ha sottolineato che la sua esperienza è stata segnata dalla conoscenza di Enrico Loccioni: oltre a fargli conoscere la realtà aziendale gli ha raccontato la valle di San Clemente con la sua gente. La sua scoperta è stata quindi segnata da un uomo che ha consapevolezza della sua terra e la trasmette. La stessa consapevolezza che ha costruito il territorio e che i giovani devono avere imparando dagli anziani. I giovani sono stati i protagonisti anche della seconda risposta, questa volta alla domanda “cosa occorre fare per far diventare la valle un modello per il futuro?”. Nel suo libro Bonomi spiega che la Valle di San Clemente è stata storicamente una zona marginale del territorio marchigiano; grazie al suo essere “esclusa” ha saputo però diventare una fucina di modelli socioeconomici, ultimo in ordine cronologico «una smart land operosa, accogliente, giovane e intelligente». L’attenzione per i borghi ora sta crescendo, e i giovani devono rendere la valle un possibile modello avendo coscienza del ruolo loro richiesto. 

Le ultime due domande a Bonomi sono state sulla necessità di animatori (termine usato per denominare chi ha preso parte alla raccolta delle interviste, ndr) all’interno della realtà della Valle e come deve essere considerato il saggio dagli abitanti della Valle stessa. Le risposte si sono incentrate sulla necessità di non disperdere il capitale dei giovani e sull’autoanalisi. Nel primo caso gli animatori all’interno della Smart Land sono necessari per fare in modo che nuove forze vengano guidate e rese più attive. Ma il lavoro è solo all’inizio, e solo guardandosi allo specchio (questa la funzione dello studio) si possono intercettare i miglioramenti da fare, perché la storia della Smart Land si costruisce sviluppandola. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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About Author

Dopo la laurea in Scienze politiche e Relazioni Internazionali presso l'Università RomaTre mi sono trasferito prima in Estonia, poi nel Regno Unito e successivamente in Kazakistan per conseguire il Master in Studi Eurasiatici. Mi occupo di politica internazionale e dell'Asia Centrale anche per il Caffè Geopolitico e L'Osservatore Romano. Tra i paesi in cui ho vissuto per studio o per esperienze lavorative ci sono anche gli Stati Uniti, Spagna e Ungheria. In tutti questi paesi, l'obiettivo è stato di immergersi nella cultura locale