Consulenza McKinsey: la cambiale in scadenza del vuoto costruito per anni

Con quale coraggio possiamo meravigliarci se l’incarico del Recovery Plan viene affidato da Draghi a una società privata di consulenza (per di più chiacchierata e sotto accusa)? Programmazione e pianificazione sono scomparse addirittura dal già esiguo vocabolario politico. Sono esplose, invece, formule “innovative” per assegnare opere pubbliche: appalti integrati, opere strategiche affidate a general contractor, e via via privatizzando competenze pubbliche essenziali. Una pratica estesa a tutti i campi della Pubblica amministrazione. Ora ci viene presentato il conto per riscuotere i fondi europei 


L’analisi di SAURO TURRONI

¶¶¶ È sfuggito a molti il passaggio del discorso per la fiducia alle Camere del presidente Draghi sulla necessità di investire nella preparazione tecnica, legale ed economica dei funzionari pubblici. Né i parlamentari né gli osservatori e commentatori politici hanno dedicato una qualche attenzione a questa pur succinta enunciazione. Essa già anticipava puntualmente quello che si è appena verificato: l’incarico di consulenza della società americana McKinsey nell’ambito del Recovery Plan. Abbiamo motivo di ritenere che il riferimento di Draghi alle necessità di disporre di strutture tecniche qualificate e competenti «per permettere alle amministrazioni di poter pianificare, progettare e accelerare gli investimenti con certezza dei tempi, dei costi e in piena compatibilità con gli indirizzi di sostenibilità e crescita indicati nel Programma» riguardasse proprio il Piano richiesto dalla Unione Europea per poter disporre delle risorse stanziate dalla Commissione.

Difatti non può essere sfuggito ad una personalità della esperienza del presidente del Consiglio la insufficienza e inadeguatezza della quasi totalità delle strutture tecniche e amministrative presenti nei ministeri. Così come della impossibilità pratica di predisporre un Recovery Plan che risponda ai criteri fissati dall’Europa nei tempi strettissimi rimasti. Prova ne è stata la raffazzonata catasta di progetti, molti dei quali assai impolverati e pieni di ragnatele, usciti dai cassetti delle Direzioni generali dei ministeri non appena si manifestata l’esigenza di predisporre un Piano per uscire dalla crisi. Sorprendono quindi le polemiche accese dal solito vasto schieramento di sepolcri imbiancati. Inconsapevoli − o in malafede? − dei disastri provocati nei decenni scorsi, lamentano oggi che un incarico così delicato sia stato affidato a una società privata di consulenza. Eppure, una delle prime anomalie − mai contrastata nonostante le palesi ed evidenti incompatibilità − è la permanenza da decenni, ai vertici dei ministeri come capi di Gabinetto e capi degli uffici legislativi, di Consiglieri di Stato: gli appartenenti al più alto livello della giustizia amministrativa chiamata a giudicare la legittimità degli atti della Pubblica amministrazione.

I governi hanno favorito questo stato di cose. Sia perché le indubbie competenze degli alti magistrati coinvolti offrono garanzie sulla legittimità degli atti, sia perché in questo modo hanno spesso ritenuto di poter godere di qualche protezione in più. Questo atteggiamento della politica, che potremmo definire difensivo, si è sommato ad un’altra conseguenza di scelte politiche diffuse che hanno portato alla generalizzata assenza di strutture tecniche con alta professionalità nella nostra amministrazione pubblica. È, questa, una scelta che viene da lontano. Le strutture tecniche preesistenti sono state scientificamente smantellate. Si dovevano favorire i privati, a cui venivano affidati i progetti di ogni tipo, e non era accettabile nessun no, seppure motivato e argomentato, anche alle proposte più indecenti. Si dovevano sopprimere non solo i controlli ma anche la capacità di farli.

Programmazione e pianificazione sono scomparse addirittura dal già esiguo vocabolario politico. Ed ecco esplodere formule “innovative” per assegnare opere pubbliche, come gli appalti integrati, l’affidamento di opere strategiche a general contractor, come è accaduto per l’Alta Velocità. Smantellando e buttando a mare, nel caso specifico, le migliori competenze tecniche esistenti all’interno delle Ferrovie dello Stato. Questo modo di operare è esteso a tutti i campi dove è necessario che la Pubblica amministrazione intervenga. È il caso, per capirci, dei Commissari, utilizzati per ogni tipo di necessità, ricercati nelle Università o in strutture private. È il caso delle “strutture di missione”, che hanno visto il loro più alto sviluppo durante il governo Renzi, accentrando sulla Presidenza del Consiglio la difesa del suolo, la riqualificazione delle periferie, la messa in sicurezza delle scuole ed altro ancora. Svuotando e impoverendo ulteriormente i ministeri. Questi progetti, a volte sotterranei, a volte esplicitati attraverso talune riforme messe in atto sotto l’egida del ministro Bassanini, hanno inciso profondamente anche sulla natura costituzionale della Pubblica amministrazione, di cui si è voluta cancellare in buona parte la stessa imparzialità.

Le strutture di controllo, o preposte alla tutela, hanno seguito lo stesso destino. Come dimenticare la qualificazione di “soprintendenza” − sempre ad opera di Renzi − come «la parola più brutta del mondo», seguita alla riduzione dei poteri necessari per assicurare il rispetto dell’articolo 9 della Costituzione. Le stesse istruttorie della Valutazione di impatto ambientale fino a poco tempo fa − nell’indifferenza generale di quelli che oggi si sono prodigati in proteste − venivano fatte da un’altra multinazionale, la PwC, PricewaterhouseCoopers. La quale, tanto per capirci, ha sede a Milano in via Monterosa, nello stesso edificio della sede centrale di Confindustria.

Non è necessario continuare oltre. La naturale conseguenza di tutto ciò è un incarico a McKinsey, una multinazionale di consulenza strategica che fornirà − a quanto si apprende − l’analisi dei dati e dell’impatto dei singoli progetti selezionati dal Tesoro. Il ministero assicura che «gli aspetti decisionali, di valutazione e definizione dei diversi progetti di investimento e di riforma inseriti nel Recovery Plan italiano restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte e competenti per materia». Vogliamo prendere per buoni i chiarimenti del Tesoro, fra l’altro una delle pochissime strutture pubbliche con al proprio interno competenze qualificate. Ma questa vicenda, che dovrebbe essere considerata come il limite estremo, impone di dar corso − almeno − con grande impegno e urgenza al punto programmatico indicato da Draghi e richiamato all’inizio. E ricostruire le competenze tecniche interne ad una Pubblica amministrazione ridotta a scatola procedurale o burocratica. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Architetto e urbanista, dal 1972 ha svolto la propria attività professionale pubblica in qualità di dirigente presso i Comuni di Cervia e Cesena; dal 1986 è stato dirigente all’urbanistica, servizio tutela e valorizzazione del territorio, della Regione Emilia Romagna. Ha progettato, fra l’altro, il Piano Territoriale Paesistico dell’Emilia Romagna, ed è stato responsabile del laboratorio regionale per la sperimentazione della pianificazione ecologica. Dal 1992 e per quattro legislature consecutive è stato deputato e senatore dei Verdi. È stato anche il primo parlamentare italiano a recarsi in Antartide e in Artide per le ricerche sul clima. Dal 2007, per otto anni è stato membro della Commissione scientifica nazionale per l’Antartide (Csna). Nel settembre del 1995 è stato a Mururoa con Greenpeace contro gli esperimenti nucleari e nel ’96 a Cernobyl per il decennale della catastrofe. Dal 1994 al 1996 ha fatto parte della delegazione italiana presso l’Osce. È presidente di una Fondazione con scopi di solidarietà sociale.