Brunetta e Bassanini for ever: le lacrime dei coccodrilli della Pubblica amministrazione

Non era stato Brunetta ad additare ai cittadini “l’impunita casta” dei dipendenti pubblici? E non è stato lui a favorire un diffuso rancore nei confronti di ogni controllo e autorizzazione della Pubblica amministrazione? Bassanini si vanta, ancor oggi, di aver abbassato il costo del personale dal 12,7 al 10,5% del Pil penalizzando interi comparti, a cominciare da quello fondamentale della scuola. Eppure entrambi pontificano ancora su come usare le risorse del Recovery plan…


Il commento di SAURO TURRONI

¶¶¶ Ascoltando Brunetta intervistato da Lucia Annunziata, o leggendo l’intervista su Repubblica di Bassanini a proposito della Pubblica amministrazione, si resta davvero interdetti. Evidentemente non avevamo capito niente. «La Pubblica Amministrazione è il volto della Repubblica» ha dichiarato garrulo l’on Brunetta; a cui ha fatto eco Bassanini affermando − impunito − che «la capacità amministrativa dello Stato sul territorio va ricostruita, valorizzata, velocizzata». Pensavamo di aver avuto a che fare con due ministri che in passato si erano distinti per aver considerato la Pubblica amministrazione una realtà elefantiaca,  costituita da fannulloni, perditempo, dediti generalmente a complicare affari semplici. Ed invece ci accorgiamo, oggi, di esserci sbagliati.

Pensavamo, ad esempio, che Brunetta fosse stato proprio lui ad additare ai cittadini l’impunita casta dei dipendenti pubblici. E che egli avesse favorito il dilagare di un diffuso rancore nei confronti di ogni settore della Pubblica amministrazione, a cominciare da quella che ha a che fare con autorizzazioni e, soprattutto, controlli. L’affermazione di Renzi secondo cui la parola “Soprintendenza” è la più brutta del mondo ne è stata la testimonianza più chiara.

L’invecchiamento della amministrazione pubblica, il blocco del turnover, la perdita di un milione di posti di lavoro, la espulsione delle professioni tecniche sono le tante conseguenze della ininterrotta azione cosiddetta riformatrice che ha trovato in Brunetta il degno continuatore del suo più famoso e celebrato predecessore, il prof. Bassanini. Il quale, ancora oggi, si vanta di avere ridotto il costo del personale dal 12,7 al 10,5% del Pil, benché ciò abbia penalizzato interi comparti, a cominciare da quello fondamentale della scuola e della ricerca. A cui, sull’onda del “federalismo”, ha concesso una assai discutibile autonomia organizzativa e funzionale.

Come dimenticare, di fronte alle dichiarazioni odierne, la ridefinizione dei rapporti e la distribuzione delle competenze fra lo Stato, le Regioni e il sistema delle autonomie locali? Un ulteriore decentramento amministrativo fonte della giungla di provvedimenti − diversi da luogo a luogo − che complicano la vita di qualunque azienda operi a scala un po’ più ampia di quella locale. Il suo federalismo amministrativo, insieme con la riforma del titolo V della Costituzione, hanno costituito l’attacco più consistente all’unità del Paese, ulteriormente minacciata oggi dalla richiesta di autonomia differenziata delle Regioni a guida leghista. Alle quali si è prontamente unita l’Emilia Romagna.

Altri elementi deteriori delle riforme di Bassanini hanno riguardato la consegna delle funzioni dirigenziali al potere politico, in contrasto addirittura col principio costituzionale della imparzialità della Pubblica amministrazione, a cui si dovrebbe accedere solo per pubblico concorso. E poi la corrispondente abolizione dei controlli sostituita da un nuovo sistema di “autocontrollo” di organi che, nella quasi totalità dei casi, rispondono alla sola maggioranza che governa. Un’altra perla delle riforme che hanno scardinato non solo lo Stato ma lo stesso rapporto fra cittadini e Pubblica amministrazione.

Aggiungiamo a tutto questo il casareccio spoils system nei confronti della dirigenza e la nomina al vertice delle nuove strutture amministrative di dirigenti a contratto. Per i quali la chiamata è diretta e sui quali è sempre possibile esercitare pressioni indirette, collegate sia alle indennità stipendiali che, soprattutto, alla permanenza stessa dell’incarico. Ciò completa un processo riformatore pensato astrattamente e anche pesantemente influenzato dallo “spirito del tempo”: la devastante scelta di rincorrere la rivendicazione federalista e separatista bossiana.

Un’ultima osservazione non può che riguardare il procedimento amministrativo e le conferenze dei servizi. Il loro ordinamento è stato più volte rimaneggiato nel corso degli anni, fino a farle diventare uno strumento di approvazione speditiva di progetti e opere. Per il combinato disposto della assenza di personale, scarsità delle risorse per sopralluoghi, mancanza di tecnici per un esame non solo formale, esse si concludono sempre più spesso con un “liberi tutti”.

Ascoltare i principali responsabili di tanto disastro − in armoniosa concordia fra loro − l’uno pontificare ancora, l’altro annunciare prossime riforme, provoca in noi ulteriori preoccupazioni. Forse è utile richiamare alcuni principi che durante la loro azione di governo sembrano aver dimenticato: l’imparzialità stabilita dall’art. 97 della Costituzione, unita alla legalità e al buon andamento dell’azione amministrativa. È questo il valore essenziale a cui deve informarsi − in tutte le sue diverse articolazioni − l’organizzazione dei pubblici uffici. E poi l’altro valore fondamentale fissato dal successivo art. 98: i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione. Strada facendo, i professori Bassanini e Brunetta se ne erano, per caso, dimenticati? ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

About Author

Architetto e urbanista, dal 1972 ha svolto la propria attività professionale pubblica in qualità di dirigente presso i Comuni di Cervia e Cesena; dal 1986 è stato dirigente all’urbanistica, servizio tutela e valorizzazione del territorio, della Regione Emilia Romagna. Ha progettato, fra l’altro, il Piano Territoriale Paesistico dell’Emilia Romagna, ed è stato responsabile del laboratorio regionale per la sperimentazione della pianificazione ecologica. Dal 1992 e per quattro legislature consecutive è stato deputato e senatore dei Verdi. È stato anche il primo parlamentare italiano a recarsi in Antartide e in Artide per le ricerche sul clima. Dal 2007, per otto anni è stato membro della Commissione scientifica nazionale per l’Antartide (Csna). Nel settembre del 1995 è stato a Mururoa con Greenpeace contro gli esperimenti nucleari e nel ’96 a Cernobyl per il decennale della catastrofe. Dal 1994 al 1996 ha fatto parte della delegazione italiana presso l’Osce. È presidente di una Fondazione con scopi di solidarietà sociale.