Tra Montecitorio e Sanremo: bianca, nulla, nulla, bianca, Mattarella!

Allegria! la statua di Mike Bongiorno sulla passeggiata sanremese

Due grandi manifestazioni e vita di gruppo sono sopravvissute alle restrizioni avvilenti del Covid: l’elezione del capo dello Stato e il festival di Sanremo. Hanno molti punti in comune: durano tanto (praticamente una settimana), sono pieni di colpi di scena, il vincitore non è mai scontato, sono un continuo alternarsi di dilettanti sprovveduti e professionisti smaliziati. Vediamo com’ andata quella appena conclusa a Montecitorio…


Il pensierino di GIANLUCA VERONESI

IL COVID HA DI FATTO abolito i rapporti sociali, le grandi manifestazioni, la vita di gruppo. Per fortuna con due eccezioni: l’elezione del capo dello Stato e il festival di Sanremo. Hanno molti punti in comune: durano tanto (praticamente una settimana), sono pieni di colpi di scena, il vincitore non è mai scontato, sono un continuo alternarsi di dilettanti sprovveduti e professionisti smaliziati. Nel caso della elezione i dilettanti sono stati maggioritari.

Riguardo gli esiti di Montecitorio, più o meno tutti concordano su vincitori e vinti. Vincitori, nell’ordine: gli onorevoli che raggiungono la pensione e incassano lo stipendio fino a giugno ‘23 (non a caso gli unici lucidi e combattivi), Mattarella, Letta, Di Maio, Renzi, Meloni, Belloni. Vinti: Berlusconi, Salvini, Draghi, Conte, Casellati, Franceschini, Casini.

Ormai tutto è stato detto, forse anche di più. Mi limito ad esternarvi un dubbio e a segnalarvi la più divertente. Il dubbio: perché mai Salvini ha voluto fare il kingmaker ufficiale? Perché, direte voi, è (io direi meglio: si sente) il leader della coalizione. Ma che fosse un mestiere difficilissimo ed ingrato era noto e l’essere il coordinatore del centro destra gli permetteva, anzi, di stare un passo indietro a garantire tutti gli alleati che ormai, grazie ai numerosi gruppi centristi, sono tantissimi. Siamo di fronte alla solita sua irruenza e smania di protagonismo che dal Papeete in poi lo ha danneggiato assai. 

Chi gliel’ha fatta fare a Salvini di improvvisarsi kingmaker? Dal Papeete in avanti non gliene viene bene manco più una 

La più divertente, per me. Uno degli ultimi giorni esce un’agenzia in cui l’ufficio stampa di Salvini (probabilmente per stoppare una indiscrezione sbagliata) precisava che il segretario stava cercando candidati solo tra gli avvocati e i professori universitari. Oltre a darti l’impressione che ormai girassero a vuoto, tra un veto e l’altro, ti immaginavi la seguente situazione: Salvini, con indosso la felpa della università Cattolica di Milano (così si risparmiava il rosario) che consulta l’elenco dell’ordine nazionale delle due professioni e sceglie — in assenza di qualunque criterio logico — un avvocato che tifa Milan, uno imparentato con la famiglia Verdini, uno che non ha mai difeso una “Olgettina” (sono pochissimi) oppure un professore ordinario in “storia della dittatura sanitaria e della persecuzione dei no-vax” ed un economista che insegna “no-tax”.

Comunque bisogna riconoscere che Salvini e gli altri leader del centro destra hanno una forte attenuante: la candidatura di Berlusconi ed il suo ritardatissimo ritiro. Che hanno impedito fino all’ultimo una qualunque strategia. Alibi che non possono nemmeno rivendicare perché è meglio non peggiorare la confusione in cui si ritrova la coalizione, tra malumori e accuse reciproche. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Si laurea a Torino in Scienze Politiche e nel ’74 è assunto alla Programmazione Economica della neonata Regione Piemonte. Eletto consigliere comunale di Alessandria diventa assessore alla Cultura e, per una breve parentesi, anche sindaco. Nel 1988 entra in Rai dove negli anni ricopre vari incarichi: responsabile delle Pubbliche relazioni, direttore delle Relazioni esterne, presidente di Serra Creativa, amministratore delegato di RaiSat (società che forniva a Sky sei canali) infine responsabile della Promozione e sviluppo. È stato a lungo membro dell’Istituto di autodisciplina della pubblicità.