L’invasione russa dell’Ucraina, il giornalismo italiano e gli editorialisti con l’elmetto

Perfino papa Francesco è finito nel mirino dei nostri commentatori d’assalto. La sua decisione di far portare la croce della via Crucis a una donna ucraina e a una donna russa è stata raccontata con malcelato fastidio e dando ampio spazio alle proteste dell’ambasciata ucraina, mentre qualche giorno fa il Tg1 e “Repubblica” hanno addirittura oscurato una sua presa di posizione fortemente critica sull’aumento delle spese militari. Per una informazione che ha sempre mostrato una grande attenzione per le posizioni della chiesa cattolica si tratta di episodi clamorosi, ma non sono purtroppo gli unici


Il commento di BATTISTA GARDONCINI

In Italia perfino Papa Francesco è finito nel mirino dei nostri commentatori d’assalto, con Tg1 e “Repubblica” che hanno oscurato la sua posizione contro il riarmo  [credit GettyImages]

LA FORSENNATA CAMPAGNA bellicista delle televisioni e dei principali quotidiani italiani non ha eguali nel mondo occidentale. Il “New York Times” e il “Washington Post”, che peraltro appoggiano la decisione del presidente Biden di combattere «fino all’ultimo ucraino» pur di mettere in difficoltà Putin, hanno il pudore di distinguere tra le notizie e la propaganda di guerra. Lo stesso accade in Francia, in Inghilterra e in Germania, dove tra l’altro pesa l’infelice decisione di Zelensky di non ricevere il presidente della Repubblica federale Frank-Walter Steinmeier, considerato troppo vicino alla Russia. Invece in Italia perfino papa Francesco è finito nel mirino dei nostri commentatori d’assalto. La sua decisione di far portare la croce della via Crucis a una donna ucraina e a una donna russa è stata raccontata con malcelato fastidio e dando ampio spazio alle proteste dell’ambasciata ucraina, mentre qualche giorno fa il Tg1 e “Repubblica” hanno addirittura oscurato una sua presa di posizione fortemente critica sull’aumento delle spese militari

Per una informazione che ha sempre mostrato una grande attenzione per le posizioni della chiesa cattolica si tratta di episodi clamorosi, ma non sono purtroppo gli unici. Chiunque esprima dubbi o dissensi sulla narrazione dominante della guerra in Ucraina diventa un nemico da ridicolizzare o addirittura da zittire. E ciò che non rientra nello schema semplificato degli ucraini buoni e dei russi cattivi va taciuto, insieme a tutte le riflessioni sulle cause del conflitto che accennano alle responsabilità della Nato nella destabilizzazione degli equilibri mondiali.

In Ucraina 11 partiti critici con le posizioni di Zelensky sono stati messi fuorilegge e tutti i canali televisivi sono accorpati in una singola piattaforma per garantire nel paese sotto attacco «una politica d’informazione unificata»

Qualche esempio? Quanti italiani sanno che in Ucraina sono diventati fuorilegge undici partiti critici nei confronti di Zelensky, e che oggi in parlamento hanno diritto di parola solo chi la pensa come lui? Che tutti i canali televisivi ucraini sono stati accorpati in una singola piattaforma per garantire «una politica d’informazione unificata»? Che la legge marziale impedisce agli uomini tra i 16 e i 60 anni di uscire dal paese perché sono tutti considerati a disposizione delle autorità militari per l’arruolamento? Che basta un semplice sospetto, anche solo una denuncia anonima, per essere considerati filo-russi e finire nelle mani delle onnipresenti milizie? Putin è l’aggressore, e questo non è in discussione. L’Ucraina è l’aggredita e ha il diritto di difendersi senza andare troppo per il sottile, e anche questo non si discute. Ma il modo in cui lo fa dovrebbe almeno indurre il nostro sistema dei media a non fidarsi ciecamente delle notizie di fonte ucraina sull’andamento della guerra, inquinate dalla propaganda esattamente come quelle in arrivo da Mosca

Sui nostri giornali e le nostre televisioni gli ucraini sono sul punto di vincere la guerra, e i russi passano da una sconfitta all’altra per la stupidità dei loro generali [credit AppleMark/Ansa]

Chi legge i nostri giornali e guarda le nostre televisioni ha invece l’impressione che gli ucraini siano sul punto di vincere la guerra, e che i russi, fiaccati dalle sanzioni e passati da una sconfitta all’altra a causa della stupidità dei loro generali, possano sperare soltanto in una congiura di palazzo che elimini il paranoico e malato Putin e lo sostituisca con qualcuno pronto a trattare la resa. Ma la realtà è molto diversa. Tra i russi Putin gode di un ampio consenso, e sul piano militare sembra che stia raggiungendo almeno due degli obiettivi che si era prefisso con l’invasione: il controllo delle province orientali ucraine e la neutralizzazione delle organizzazioni paramilitari che hanno combattuto per otto anni contro i separatisti del Donbass. Quanto alle sanzioni economiche, la loro efficacia è tutta da dimostrare, anche perché i russi possono contare sull’appoggio di paesi come la Cina, l’India, il Brasile e gran parte dell’Africa: oltre metà del mondo è insofferente nei confronti delle pretese egemoniche degli Stati Uniti e dei loro riluttanti alleati europei e australiani

Si vedrà nelle prossime settimane chi ha ragione, sempre che nel frattempo a qualcuno non saltino i nervi. Se il conflitto ucraino si allargasse le conseguenze sarebbero disastrose per tutti. Sotto i loro metaforici elmetti i Gramellini e i Saviano fanno finta di non saperlo e sfornano un editoriale dopo l’altro per convincere il paese che l’unica strada possibile è quella delle armi. Ma per fortuna quasi nessuno li ascolta più. Dei sondaggi non bisogna fidarsi, però quando tutti dicono la stessa cosa è difficile non prenderli in considerazione: la maggioranza degli italiani sconfessa la decisione del governo Draghi di mandare armi all’Ucraina e una maggioranza anche più ampia – vicina al 70% – vorrebbe trattare con Putin per risolvere la crisi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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L’autore dirige Oltreilponte.org

About Author

Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, due nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.