Il post su Facebook di La Russa; sotto il titolo, in un comizio a Milano

Per celebrare la nascita del Movimento sociale italiano il 26 dicembre del 1946, il presidente del Senato, seconda carica della Repubblica nata dalla Resistenza antifascista, ha voluto ricordare e rendere onore al padre, segretario del Partito nazionale fascista a Paternò, fondatore del partito guidato da Giorgio Almirante a Catania. Di quale «riconciliazione» parla il vice del Presidente Mattarella? Un passato che non passa e getta un’ombra lunga sul presente della premier: cosa saprà fare la presidente del Consiglio per scrollarselo di dosso? Le sue lacrime alla cerimonia dell’Hannukah, sette giorni prima, politicamente non bastano. Non bastano affatto


Il commento di VITTORIO EMILIANI

QUANDO FU ELETTO alla seconda carica della Repubblica Ignazio La Russa, non nascondemmo stupore e critiche per un governo che pretendeva di essere pienamente democratico e di guardare avanti anziché indietro. La Russa lo ricordavamo bene come uno degli anti-Fini quando l’allora segretario del Msi tentò di trasformare un partito nostalgico del fascismo in un partito conservatore alla francese. Tentativo frustrato purtroppo da una vicenda familiare piuttosto penosa.

Le polemiche su La Russa presidente del Senato sembravano placate o sfumate quando il medesimo non ha voluto rinfocolarle, esibendo l’orgoglio del militante, suo e di suo padre Antonino in Sicilia, prima segretario del Partito Nazionale Fascista a Paternò, poi fondatore del Movimento sociale di Almirante a Catania. Il giovane Ignazio Benito Maria La Russa compare nel video di un corteo a Milano guidato spavaldamente da un duro del neofascismo, l’onorevole Franco Servello, che con la democrazia non ebbe proprio nulla da spartire, né pretese di averne. 

Nel corteo di una delegazione del Msi c’è un giovanissimo Ignazio La Russa, con barba e capelli lunghi. Siamo nel 1973, a Milano. Durante la manifestazione, dal corteo che si scontra con la polizia partono alcune bombe a mano. Una uccide l’agente di polizia Antonio Marino. In prima fila (secondo da sinistra) Servello, l’ultimo a destra il leader dei “Boia chi molla” Ciccio Franco [credit L’Espresso]
Ma ci fu in quegli anni di tensione a Milano più che febbrile un episodio fra i tanti, terribile: la bomba che lanciata da due giovani del Msi uccise il giovane agente di polizia Marino. Queste sono le glorie che il La Russa di oggi non può né vuole dimenticare, e che fanno parte del suo incancellabile costume di militante? Con esso il saluto romano e magari cose simili?

Chi può credergli quando sostiene di essere imparziale nella guida dei lavori del Senato? Il fascismo fu sopraffazione violenta delle democrazia parlamentare, fu soppressione con leggi liberticide della libertà di stampa e di pensiero. Il plebiscito fu una truffa perché dalla scheda si riconosceva subito chi aveva votato negativamente e non riceveva un trattamento cordiale.

Il presidente del Senato non ha certo fatto un buon servizio a Giorgia Meloni. Nella sua prima conferenza stampa di fine anno, rispondendo ad una domanda specifica, ieri la premier si è comunque allineata al solco tracciato da La Russa (e dalla figlia di Pino Rauti) sul Msi. D’altra parte, l’antico proverbio mi pare dica che Dio li fa e poi li accoppia. Il fascismo si fonda proprio su Dio, patria e famiglia, anche se il Duce di famiglia ne aveva più di una, e la casa di La Russa è piena di busti, immagini, quadri del passato regime, più che di immagini sacre. «Tout se tient», ammoniva il celebre linguista de Saussure. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.