Qui e sotto il titolo, le cinque farfalle azzurre in pedana

Quando parliamo di “farfalle” parliamo di ginnaste o ex-ginnaste appartenenti alla squadra nazionale. Ginevra Fiore Parrini parla a nome di ex-farfalla quando, allo stato dell’arte, risulta la partecipazione a un campionato europeo junior come individualista e la convocazione in prova per la durata di un mese nella squadra nazionale nel 2017. Cambia qualcosa? Sì, cambia tutto, perché parole imprecise rendono imprecisi anche i fatti che contengono. L’allenatrice Emanuela Maccarani resta chiusa in un rispettoso silenzio, in attesa della conclusione dell’indagine sportiva in corso. All’appello mancano le parole ancora più importanti di Anna Basta, che, insieme a Nina Corradini, ha formulato per prima le accuse contro l’Accademia di Desio. Quando leggerete il prossimo titolo sensazionalistico, quando vedrete il prossimo intervento in Tv, provate a respirare profondamente, a contare sino a tre e a compiere un piccolo ma significativo esercizio, non così difficile come quello che eseguono le “farfalle”, ma altrettanto necessario. Esercitate, vi prego, l’arte dimenticata del dubbio


Il commento di SILVIA PIETRANGELI

SONO OLTRE DIECI giorni che in Italia si dibatte attorno alle parole. Parole che possono offendere, che possono umiliare, che possono ferire e portare gravi conseguenze per chi le avrebbe ricevute: ansia, paure, ma addirittura conseguenze psicologiche, quali disturbi del comportamento o pensieri suicidi, come hanno affermato alcune atlete della ginnastica ritmica, che hanno parlato di abusi verbali da parte di allenatrici e tecnici. Ma sono parole, altrettanto contundenti, quelle che in questi giorni sono state usate per commentare, giudicare, descrivere e soprattutto riportare quelli che dovrebbero essere i fatti dichiarati dalle ragazze coinvolte. Parole che, proprio come le prime, possono avere delle conseguenze molto importanti per le persone coinvolte, per le istituzioni sportive, per un intero settore. 

Le cinque farfalle in un allenamento sulla pedana dell’Accademia di Desio con l’allenatrice Emanuela Maccarani

E allora sarebbe auspicabile che queste parole venissero usate con prudenza e soprattutto consapevolezza, in attesa che gli organi preposti accertino eventuali responsabilità. Ritengo importante, quindi, chiarire che quando si parla di “farfalle” non ci si riferisce a qualunque bambina che pratichi questo sport e neppure a qualunque ginnasta di ritmica che abbia calcato le pedane come agonista. Il termine “farfalla”, infatti, è stato coniato all’indomani della conquista della prima medaglia olimpica da parte della squadra nazionale ad Atene nel 2004. Perciò, quando parliamo di “farfalle” parliamo di ginnaste o ex-ginnaste appartenenti alla squadra nazionale ovvero, per intenderci, quelle ginnaste che eseguono l’esercizio tutte e cinque contemporaneamente in pedana e hanno rivestito la maglia azzurra. 

Abbiamo poi la “casa delle farfalle” cioè l’Accademia Internazionale di Desio: un complesso sportivo che permette alla squadra di potersi allenare con regolarità senza doversi spostare, come accadeva in passato, in diverse città e strutture. Però attenzione, perché fisicamente, la palestra di Desio durante l’anno accoglie anche altre attività federali: prima di tutto l’attività del controllo periodico delle ginnaste individualiste italiane, che si allenano con la propria allenatrice nelle città di appartenenza, e poi una serie di allenamenti temporanei collegiali di ginnaste selezionate dalle varie regioni e che potrebbero avere le qualità per essere inserite un domani nella squadra nazionale.

A sinistra, Ginevra Fiore Parrini in pedana da individualista (credit Luca Agati); allo stato dell’arte, mai stata una ex-farfalla. A destra, la ginnasta al concorso per la pre-finale di Miss Italia in Toscana

Ho fatto questa lunga precisazione perché chi è dentro l’ambiente salta sulla sedia quando legge certi titoli o articoli in cui si confondono farfalle con ginnaste che militano in serie A, oppure quando ascolta un’intervista in cui si parla di presunti fatti che sarebbero accaduti a Desio, senza distinguere eventualmente tra Desio sede degli allenamenti della squadra nazionale e Desio come sede di altre attività federali. Quando si formulano pubblicamente accuse, quindi, bisognerebbe essere molto precisi. 

Ginevra Fiore Parrini parla a nome di ex-farfalla, nei suoi interventi in televisione fa riferimenti generici alla nazionale e rivendica l’appartenenza al “team Italia” per sette anni, quando, allo stato dell’arte risulta la partecipazione a un campionato europeo junior come individualista nel 2014, alcuni trofei internazionali sempre nel 2014 e la convocazione in prova per la durata di un mese, e di successivi quattro giorni, nella squadra nazionale nel 2017. Cambia qualcosa? Mi domanderete. Sì, cambia tutto, perché parole imprecise rendono imprecisi anche i fatti che contengono. Rendono imprecisa la forma e di conseguenza la sostanza.

Emanuela Maccarani e la copertina del libro “Questa squadra” scritto con Ilaria Brugnotti

Ma non solo, perché accanto a tante parole approssimative, ci sono anche tutte quelle che ancora mancano. Non soltanto le parole della diretta interessata Emanuela Maccarani, chiusa in un rispettoso silenzio, in attesa della conclusione dell’indagine sportiva in corso, ma anche quelle di coloro che le accuse le hanno formulate e che ci fanno intravedere qualcosa di diverso rispetto a quanto sin qui raccontato. Per esempio, le parole dell’ex-ginnasta della squadra nazionale Giulia Galtarossa affidate a Ilaria Brugnotti, coautrice insieme alla responsabile della squadra nazionale del libro “Questa squadra”, edito nel 2012 da Baldini&Castoldi, con le quali in veste di ginnasta rivolge un sentito ringraziamento a Emanuela Maccarani, definita un’allenatrice speciale «per aver creduto in me e avermi dato la possibilità di realizzare parte dei miei sogni! Provo per te profonda stima per tutto quello che fai. Grazie Manu!». Parole di apprezzamento e affetto confermate nell’edizione del libro del 2016, dove Giulia Galtarossa si rivolge a Emanuela Maccarani in qualità di tecnica assistente nel corso di alcuni anni del quadriennio olimpico: «Credo che nella vita ci sia sempre qualcosa per cui essere grati, durante questa mia esperienza da allenatrice non posso che ringraziare Emanuela per avermi trasmesso tenacia, passione e dedizione nei confronti di uno sport come la ginnastica ritmica, ma soprattutto per avermi dato la possibilità di lavorare insieme e quindi di maturare. Come dice lei insegnare è il modo migliore per imparare».

Nina Corradini (a sinistra) e Anna Basta (a destra), le prime ginnaste ad accusare l’Accademia di Desio

Infine, all’appello mancano quelle ancora più importanti di Anna Basta, che insieme a Nina Corradini, ha formulato per prima le accuse contro l’Accademia di Desio. Parole contenute in un’intervista rilasciata al sito “Farfalle azzurre” dell’11 giugno 2021, dove si parlava di disturbi alimentari nello sport; in questa diretta Instagram l’ex-ginnasta afferma non solo che l’utilizzo quotidiano della bilancia per il controllo del peso corporeo è «una cosa molto soggettiva» e che «come sono stata io, può essere stata meglio un’altra», ma afferma anche di «non aver mai ricevuto una diagnosi di disturbo alimentare». C’è poi una precisazione importante che riguarda le figure del nutrizionista e dello psicologo, che «verso la fine del 2019 e inizio 2020 sono state introdotte» (nell’Accademia di Desio, ndr), specificando che «io con lo psicologo ho avuto a che fare purtroppo per poco tempo, però mi sono trovata benissimo».

Tutto questo per dire che, prima di arrivare a facili conclusioni è necessario attendere che gli organi preposti accertino i fatti e individuino gli eventuali colpevoli, attraverso l’ascolto di tutte le parole, di quelle precise e di quelle sinora mancanti. Perciò vi esorto, quando leggerete il prossimo titolo sensazionalistico sulla ginnastica ritmica, quando vedrete il prossimo intervento in Tv, provate a respirare profondamente, a contare sino a tre e a compiere un piccolo ma significativo esercizio, non così difficile come quello che eseguono le farfalle, ma altrettanto necessario. Esercitate, vi prego, l’arte dimenticata del dubbio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

È nata a Cagliari, cresce tra i libri, la danza e la ginnastica, nel cui mondo si affaccia sin da giovanissima. Nel 1992 entra a far parte della squadra nazionale di ginnastica ritmica e partecipa ai mondiali di Bruxelles, dove vince con la squadra una medaglia d’argento e una di bronzo. Per questi risultati riceve la medaglia d’argento al valore atletico del Coni. Successivamente fonda la Compagnia di Danza Contemporanea Varitmès, con la quale porta in scena numerosi spettacoli in Italia e in Europa, ospite di prestigiosi festival di danza e rassegne teatrali. Laureata in Giurisprudenza all’Università degli studi di Cagliari, consegue l’abilitazione all’esercizio della professione forense. Ha vissuto a Berlino, Leeds (Regno Unito) e attualmente risiede a Barcellona, dove si dedica alla scrittura.

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