Una strage tira l’altra. Uvalde, Texas: l’ultimo massacro negli Stati Uniti, non sarà l’ultimo

Nel Sud del Midwest hanno in questi anni allargato le maglie dei permessi consentendo non solo di possedere, ma anche di portare liberamente un’arma da fuoco nei luoghi pubblici

È il 906° massacro dal gennaio 2021 al maggio 2022 (una media di due al giorno!) per un totale di quasi 1000 morti e oltre 4000 feriti — circa la metà dei caduti americani in venti anni di guerra in Afghanistan. Negli Stati Uniti la diffusione e la facile accessibilità a pistole fucili e armi semiautomatiche continua a causare stragi atroci. Il micidiale fucile d’assalto tipo AR-15, imbracciata dall’omicida appena diciottenne di Uvalde (ne possedeva due), sembra essere l’arma prediletta di questi squilibrati pistoleri. Viene equiparata ad un’arma da caccia, nonostante abbia la capacità di sparare a raffica e il cui possesso è tutelato, come la maggior parte delle armi negli Stati Uniti, sotto le grandi ali della libertà costituzionale del secondo emendamento


L’analisi di STEFANO RIZZO

QUELLO DELLA SCUOLAelementare di Uvalde nel Texas è stato soltanto l’ultimo, in ordine di tempo, dei massacri che periodicamente vengono perpetrati negli Stati Uniti. Con 19 bambini assassinati e due adulti (ma la cifra potrebbe aumentare con molti piccoli ricoverati in terapia intensiva) è il secondo per gravità dopo quello della scuola elementare di Sandy Hook del 2012 in cui morirono 22 bambini. Ed è il 906° massacro dal gennaio 2021 al maggio 2022 (una media di due al giorno!) per un totale di quasi 1000 morti e oltre 4000 feriti — circa la metà dei caduti americani in venti anni di guerra in Afghanistan.

Le morti causate da armi da fuoco negli Stati Uniti sono state 45.000 tra omicidi e suicidi nel 2021 (con un aumento del 47% rispetto al 2020): corrispondono a 12,2 morti per 100 mila abitanti (in Italia sono un dodicesimo). Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Quella delle stragi è una peculiarità tutta americana grazie soprattutto alla diffusione e facile accessibilità di pistole, fucili e armi semiautomatiche. Ma rappresenta al contempo una piccola percentuale delle morti causate da armi da fuoco: 45.000 tra omicidi e suicidi nel 2021 (con un aumento del 47 per cento rispetto all’anno precedente). Parliamo di stragi, omicidi e suicidi perpetrati da criminali, da squilibrati, da mariti o compagni gelosi, anche da bambini che giocano con pistole o fucili mal custoditi; ma parliamo anche di uccisioni più o meno gratuite da parte di poliziotti, circa 1055 nel 2021, anche questa una peculiarità tutta americana.

Sono cifre assolute impressionanti corrispondente a circa 12,2 morti per 100.000 abitanti negli Stati Uniti. In confronto la media europea è poco più di un decimo (1,5 per 100.000) e quella italiana, tra le più basse in Europa, di un dodicesimo (1,1 per 100.000). In Giappone il tasso di omicidi e suicidi provocati da armi da fuoco è di soli 0,02 per 100.000, conseguenza del fatto che ci sono soltanto 0,3 pistole e fucili per 100 abitanti (negli Stati Uniti invece ce ne sono 120 per 100 abitanti).

Una manifestazione per l’uso privato della armi da guerra

Per quel che riguarda le stragi, il principale strumento con cui vengono realizzate sono le armi automatiche, in particolare il fucile d’assalto tipo AR-15 che è equiparato ad un’arma da caccia nonostante abbia la capacità di sparare a raffica. L’omicida di Uvalde, che aveva appena compiuto 18 anni, ne aveva acquistati due. Nel 1994, sotto la presidenza di Bill Clinton, il Congresso approvò il divieto di vendita (ma non di possesso per quelli che già c’erano) per questo tipo di armi; solo che la legge aveva una durata di dieci anni e quando scadde nel 2004 alla presidenza c’era il repubblicano George Bush, gli Stati Uniti erano impegnati nella guerra globale al terrore, e la proibizione non venne rinnovata; né allora né negli anni successivi sotto la presidenza Obama (che poté contare sulla maggioranza del Congresso solo per un biennio) e tanto meno sotto la presidenza di Trump.

Strage dopo strage, ondata dopo ondata di omicidi, il dibattito è stato costante su come porvi fine, o almeno un freno. Proibire certi tipi di armi (quelle semiautomatiche) è stato impossibile per la dura opposizione dei repubblicani e le forti pressioni della lobby delle armi — in testa a tutte la National Rifle Association. Ma anche tra i democratici “centristi” l’opposizione alle armi semiautomatiche è stata a dir poco tiepida. Viene spesso scomodata la Costituzione che all’articolo 2 stabilirebbe il diritto di portare armi da fuoco, ignorando che in primo luogo all’epoca (il 1788) si trattava di moschetti e di pistole ad avancarica di scarsa letalità e in secondo luogo che la norma faceva esplicito riferimento alle “milizie” territoriali per la difesa del paese. Ma tant’è, invocando il “sacro” secondo emendamento molti stati — soprattutto del Sud e del Midwest — hanno in questi anni allargato le maglie dei permessi consentendo non solo di possedere, ma anche di portare liberamente un’arma da fuoco nei luoghi pubblici e anche alle manifestazioni per “autodifesa”.

Un’immagine della Carta costituzionale americana (1788)

Allo stato l’unica norma restrittiva che potrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere approvata a livello federale è quella che impone un “background check”, un maggiore controllo sull’acquirente per impedire che le armi finiscano nelle mani di criminali e malati di mente. In teoria soltanto però, perché anche se i repubblicani vi consentissero, il governo federale non è in grado, per mancanza di personale, di esercitare questi controlli e, soprattutto, le armerie hanno mille mezzi per aggirarli (dai controlli ad esempio sono escluse le fiere delle armi). C’è poi il problema dei “ghost guns”, cioè delle armi fantasma che possono essere acquistate per pezzi sciolti su internet e poi montate tranquillamente a casa propria. Per le munizioni, invece, anche quelle “bum bum” ad espansione particolarmente letali, non ci sono limitazioni di sorta.

E così anche dopo questa strage è facile prevedere che non cambierà nulla, o molto poco. Del resto uno dei più influenti repubblicani (già candidato alla presidenza), Ted Cruz, l’ha detto con chiarezza ieri a cadaveri ancora caldi: “I democratici stanno affrettatamente cercando di limitare i diritti costituzionali dei cittadini che rispettano la legge”.

L’unica nota positiva è che le imprese di pompe funebri di Uvalde hanno fatto sapere che faranno i funerali gratis alle vittime della strage. E intanto è partita la usuale campagna di solidarietà per genitori e parenti, e la nomina di consulenti psicologici per aiutarli ad “elaborare il lutto”. Nei prossimi giorni sono previste veglie di commemorazione al lume di candela. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Giornalista, docente universitario, romanziere, ha insegnato relazioni internazionali all’Università la Sapienza di Roma. Ha collaborato con svariate testate a stampa e online scrivendo prevalentemente di politica e istituzioni degli Stati Uniti. E’ autore di svariati volumi di politica internazionale: Ascesa e caduta del bushismo (Ediesse, 2006), La svolta americana (Ediesse, 2008), Teorie e pratiche delle relazioni internazionali (Nuova Cultura,2009), Le rivoluzioni della dignità (Ediesse, 2012), The Changing Faces of Populism (Feps, 2013). Ha pubblicato quattro volumi di narrativa; l’ultimo è Melencolia (Mincione, 2017)