La Russia in Africa: una matrioska di interessi in gioco, non solo in Mali

Contractor russi operativi in Mali; sotto il titolo, manifestazioni antifrancesi

Il progressivo disimpegno americano verso Asia e Pacifico lascia un vuoto di potere in Medio Oriente e nel Mediterraneo. Un vuoto che l’Europa non sembra in grado di riempire. Russia e Turchia mirano a recuperare la loro antica grandeur tramite una politica estera dalle chiare sfumature neo imperialiste. Ankara preferisce giocare a battaglia navale nel Vicino e Medio Oriente, Mosca predilige l’uso di mercenari per aprirsi la strada verso nuovi orizzonti globali, puntando in particolare all’Africa. La nuova giunta militare del Mali starebbe per firmare un contratto con il gruppo di paramilitari russi Wagner, la celebre e famigerata compagnia di sicurezza privata legata al Cremlino. A discapito della Francia e dell’Unione Europea, la cui politica estera si conferma una volta di più disorganizzata e confusa


L’analisi di EMILIA MENICUCCI

LA CONCEZIONE REALISTA delle relazioni internazionali vede i rapporti tra Stati come un gioco a somma zero:  laddove una potenza perde terreno, le altre avanzano. Il progressivo disimpegno americano verso Asia e Pacifico sta lasciando un vuoto di potere in Medio Oriente e nel Mediterraneo. Un vuoto che l’Europa, con le sue 27 politiche estere autonome tra di loro,  non sembra in grado di riempire, e che lascia spazio alle manovre di due grandi partner-rivali: Russia e Turchia, che mirano a recuperare la loro antica grandeur tramite una politica estera dalle chiare sfumature neo imperialiste. E se Ankara preferisce giocare a battaglia navale nel Vicino e Medio oriente, Mosca predilige l’uso di mercenari per aprirsi la strada verso nuovi orizzonti globali, che oggi puntano in particolare all’Africa, sulla scia di Pechino e in aperta sfida agli interessi e alla sicurezza europei. 

Manifestazioni a favore del nuovo corso politico in Mali a favore della presenza russa e cinese nel paese

Dopo la Repubblica centrafricana, il Sudan, il Madagascar e la Libia, ora l’attenzione russa si rivolge al Mali. E sebbene le relazioni russo-africane non siano nuove, ma risalgano al periodo sovietico, quando il Continente africano era conteso nel gioco tra superpotenze, il caso del Mali ricopre un’importanza notevole nella politica estera della Francia: sua ex-colonia, membro del G5 Sahel e fornitrice di uranio strategico per le sue centrali nucleari, Bamako è diventato il perno della strategia dell’Eliseo di lotta al terrorismo, nel quadro dell’operazione Barkhane che coinvolge oltre 5000 militari francesi e qualche centinaio di militari europei. Da qui, la dura reazione di Parigi alla notizia che la nuova (ed ennesima) giunta militare del Mali ha intenzione di diversificare le proprie relazioni, e starebbe per ciò pensando di firmare un contratto con il gruppo di paramilitari russi Wagner, la celebre e non meno famigerata compagnia di sicurezza privata legata al Cremlino. E che, ufficialmente, non esiste. 

Non più Francia, dunque, ma Russia. La cui influenza in Africa si rafforza, a scapito non solo dell’Hexagone, ma dell’intera Unione Europea, la cui politica estera si conferma una volta di più disorganizzata e confusa. Se firmato, l’accordo tra la giunta e i contractor russi si inserirebbe in una più ampia strategia della Russia tesa ad allargare la propria sfera di influenza, messa a punto nell’ultimo decennio, che consiste nel riprendere i rapporti con alcuni Paesi africani, e allacciare nuove relazioni con altri, attraverso accordi di cooperazione, molti dei quali in ambito militare: lo scontro con la Francia — a differenza della Russia, potenza coloniale in Africa — era dunque prevedibile e addirittura scontato, data la politica estera dell’Eliseo in quella che comunemente viene chiamata la “Françafrique”. Come accennato, tuttavia, la strategia russa va ben oltre la sfera militare, e il Mali non fa eccezione, come dimostra il recente incontro tra il rappresentante speciale russo per il Medio Oriente e i paesi africani, Mikhaïl Bogdanov, e l’ambasciatore della Repubblica del Mali in Russia, Tiéfing Konaté, per discutere dello sviluppo delle relazioni bilaterali e le prospettive di collaborazione in ambito commerciale, culturale, economico, tecnico-scientifico e umanitario.

Mercenari russi della Wagner operano da tempo sul terreno minando l’autorità francese nelle ex colonie

Dopo la perdita del principale alleato nel Sahel, il dittatore del Ciad Idriss Déby (insieme con il suo esercito), dopo che la débâcle americana in Afghanistan ha fatto nascere diversi dubbi su tutte le operazioni militari occidentali, e dopo i recenti dibattiti sugli orrori del colonialismo (si veda la questione degli harkis e la risoluzione adottata l’8 ottobre dal Consiglio Onu per i diritti umani, su cui la Francia si è astenuta), la possibilità di un dispiegamento di paramilitari della Wagner preoccupa Parigi, che vede minata la propria presenza e autorità nelle ex-colonie, vestigia di un impero su cui ancora oggi si basa la sua proiezione di potenza. Uno status, però, sempre più spesso contestato e criticato, come dimostrano anche le recenti tensioni con l’Algeria, che ha chiuso il proprio spazio aereo ai velivoli militari francesi. 

Al di là delle implicazioni umanitarie del ricorso a mercenari, che poco o niente rispettano del diritto e delle convenzioni internazionali, la strategia russa di infiltrazione in Africa rischia di creare ancora più instabilità nella regione, dove i colpi di Stato si susseguono a ritmo vertiginoso. In questo contesto, non è solo la Francia a vedere contestata la propria posizione: se la strategia francese in Mali si è sempre articolata intorno alle cosi dette “ 3D” (diplomatie, développement, défense), Parigi sembra ora voler riorientare i propri sforzi per evitare di impelagarsi in difficili processi di state-building come quello, disastroso, degli Usa in Afghanistan. Per questo motivo, il progressivo ritiro delle truppe dell’operazione Barkhane, annunciato lo scorso giugno dal presidente Macron, è accompagnato dalla volontà di rafforzare la altre missioni multilaterali nella regione, da quella africana (Force Conjointe du G5 Sahel), a quella Onu (Minusma), ma soprattutto a quella europea (Task-force Takuba). 

“Autonomia strategica” europea per la Francia significa anche uranio per le sue centrali nucleari [credit C.P. Tesson/Reuters] 

Per l’Europa, in particolare, la necessità di agire in maniera concertata e coordinata è diventata essenziale per la sua stessa esistenza: per contrastare la politica di potenza russa in Europa orientale, nel Caucaso, in Medio Oriente, nel Sahel e nel Magreb, è indispensabile raggiungere la tanto declamata “autonomia strategica” di cui la Francia si è fatta, peraltro, portavoce, e sfruttare a proprio vantaggio l’attuale riconfigurazione degli equilibri geopolitici. Per fare ciò, i diversi Stati membri devono non solo concordare su una comune linea di condotta in politica estera (creare un esercito europeo, se mai si farà, potrebbe richiedere tempo), ma anche insistere su quella che è, o almeno, dovrebbe essere, la più grande risorsa diplomatica dell’Europa: la difesa della democrazia, dell’uguaglianza, della libertà, della non discriminazione, valori fondativi che possono diventare l’arma vincente per contrastare le tendenze autoritarie non solo russe, ma anche cinesi, turche, egiziane. Affinché ciò sia possibile, però, è necessario che tali valori siano rispettati, prima di tutto, in seno all’Unione stessa. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Nata a Torino nel 1994, si è laureata a SciencesPo Bordeaux in Politiche internazionali, e poi a Torino in Politiche del Medio Oriente e del Nord Africa. Specializzata in analisi dei conflitti e geopolitica, ha lavorato per l’Undp a Tunisi e per l’Institut de Recherche et d'Enseignement sur la Négociation dell’Essec a Parigi. Amante dei viaggi (soprattutto se avventurosi) e della cultura mediterranea, ha avuto l’opportunità di conoscere e formarsi in diversi Paesi: Capo Verde, Inghilterra, Tunisia, Francia, Marocco. Ha una passione per il mare, la natura e la cucina, e sta seguendo dei corsi di formazione per la carriera diplomatica, il suo grande sogno.