Lo spettacolo deprimente della politica politicante è guidato da “social media manager” che generano assuefazione quando non disgusto. Essi guidano, di fatto, anche buona parte del giornalismo e dei talk show televisivi. Ma il suffragio universale è costato sangue e sofferenze indicibili. Il suo esercizio è l’esercizio della cittadinanza consapevole. Non possiamo buttarlo via con nonchalance, come un abito fuori moda  


L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ

L’esercizio del voto è l’esercizio stesso della cittadinanza consapevole

QUESTO GIORNALE NON DÀ indicazioni di voto. Ogni lettore ha chiari i valori che ispirano il nostro lavoro e il campo politico in cui collochiamo le nostre scelte. Invita — questo sì, con grande convinzione e passione civile — ad andare a votare, nonostante lo spettacolo deprimente della politica politicante guidata oramai da “social media manager” capaci di generare assuefazione quando non disgusto per i bassi argomenti veicolati. Essi guidano, di fatto, anche buona parte del giornalismo e dell’intrattenimento televisivo che li seguono a ruota. Il suffragio universale e il voto libero è, però, costato sangue e sofferenze indicibili. Dopo il fascismo, i nostri costituenti il diritto di voto lo pensarono come dovere civico. Il suo esercizio è l’esercizio stesso della cittadinanza consapevole. Non lo si può buttare al macero con nonchalance, come un abito fuori moda, sostituito da un like sui social per esprimere il nostro bisogno insopprimibile di partecipare ai destini della nostra società. La disintermediazione strombazzata ai quattro venti come sviluppo democratico è, in questo caso, una semplice e pericolosa impostura.

La campagna elettorale che s’è chiusa oggi con l’apertura delle urne l’abbiamo punteggiata quotidianamente a modo nostro: raccontando fatti e notizie ignorati dalle forze politiche. Il “Tormentino elettorale” — per parlare di cose molto serie senza prendersi troppo sul serio — lo abbiamo centrato su quel che non abbiamo trovato nel dibattito elettorale dei partiti ma che sarebbe servito molto all’Italia: l’intreccio tra clima ed energia.

Il binomio energia-clima, che si condensa nell’espressione “crisi climatica” (di cambiamenti ce ne sono sempre stati nella storia del Pianeta), innerva — senza che la quasi totalità dei leader politici ne esprima piena consapevolezza — economia, politica, scienza, società: i comportamenti antropologici stessi di tutti noi. Lo argomenta ancora oggi su “Italia Libera” il professore Massimo Scalia. In altri termini, è il paradigma centrale del nostro tempo per ogni politica che abbia a cuore il benessere umano e sociale. E la parola “crisi”, come sappiamo, ha un’altra faccia: è quella  dell’“opportunità”, come ha sottolineato ieri il “Tormentino” prima del voto. 

Papa Francesco, «venuto dall’altra parte del mondo», ha incitato i giovani : “La Terra brucia. Fate chiasso”

Queste opportunità, per non finire dritti nel burrone della crisi incontrollabile della biosfera, cammineranno sulle gambe dei tanti ragazzi a cui papa Bergoglio ha detto ieri poche parole chiare e forti: “La Terra brucia. Fate chiasso”. Fra le tante parole vuote della propaganda elettorale — in cui tutti avranno tutto e il conto non lo pagherà nessuno — è ancora una volta lui, il papa «venuto dall’altra parte del mondo», a dire quelle giuste. E chiasso si può fare anche con un voto volto al futuro.

Oggi tiriamo il fiato votando. Ma questi ultimi tre giorni sono stati per noi di “Italia Libera” molto duri. Chi ha cercato di leggere il nostro giornale ha avuto difficoltà ad accedere al sito, i lettori della nostra mailing list non hanno ricevuto più comunicazioni. A tre giorni dalle elezioni siamo stati sottoposti a un attacco informatico che ha fatto letteralmente “esplodere” con input reiterati il nostro data base. Era stata una settimana in cui abbiamo registrato un incremento delle visualizzazioni del 400% rispetto alla settimana precedente grazie anche a due pezzi analitici su sondaggi e campagna elettorale che hanno illuminato alcune dinamiche marginalizzate nel confronto pubblico. Il tutto tanto casuale non sembra. 

Il sito che vedete ora online è un nuova costruzione informatica tirata su in un giorno e mezzo dai nostri bravi tecnici. È ancora incompleta, come non sarà sfuggito ad occhi attenti. Molte funzioni sono da ripristinare. Anche la versione del sito per smartphone e tablet è in fase di rielaborazione e non ha recuperato le caratteristiche estetiche e funzionali della precedente. 

Insomma, il danno subìto è stato molto grande: abbiamo rischiato l’azzeramento totale. Si renderanno necessarie altre implementazioni tecnologiche per reggere le onde d’urto ostili da mettere in conto, come abbiamo imparato a nostre spese anche in questa circostanza. E avremo bisogno, per farlo, anche del più piccolo dei contributi di tutti. Ci avevano già provato nei giorni del G20 a Roma e della pre Cop26 di Glasgow, undici mesi fa. «Eh già, Eh già…». Ma «noi siamo ancora qua»© RIPRODUZIONE RISERVATA


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Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Ha realizzato più di mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico radiotelevisivo, e ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia.

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