Il bis di Mattarella spinge verso l’elezione diretta del Capo dello Stato: un solido blocco imprenditoriale e grandi gruppi editoriali lavorano per questo esito

La granitica fedeltà del Presidente alla Costituzione repubblicana è messa a dura prova dalla sua stessa rielezione. Di per sé, non basterà, questo il nostro timore, a salvarne gli assetti fondanti. Come potrà sopravvivere una democrazia parlamentare se il parlamento è quello che abbiamo visto all’opera? I 55 applausi per il bis di Mattarella non lo risolleva. La cosiddetta “spinta dal basso” per la sua rielezione è il frutto di pulsioni “conservative” dei parlamentari e di recite a soggetto dei loro leader. Senza orizzonti né progetti. Un solido blocco imprenditoriale e grandi gruppi editoriali spingono verso questo esito: «il premier che impone la sua legge alla fragilità dei partiti»


Questo editoriale apre il numero 19 del nostro magazine distribuito nelle edicole digitali dall’1 febbraio 2022

L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ

CI STA PENSANDO la settimana di Sanremo a distendere, forse, i nervi di un Paese sconcertato dalla desolante settimana di rielezione del Presidente della Repubblica. Sul Colle — per nostra fortuna — è tornato un galantuomo che gode di stima e gratitudine amplissime, in Italia e nel mondo. La granitica fedeltà di Sergio Mattarella alla Costituzione repubblicana — ribadita con fermezza a Montecitorio nel suo discorso inaugurale del secondo Settennato — è messa a dura prova dalla sua stessa rielezione. Di per sé, non basterà — questo il nostro timore — a salvarne gli assetti fondanti. Come potrà sopravvivere una democrazia parlamentare se il parlamento è quello che abbiamo visto all’opera? I 55 applausi di ieri per il bis al Quirinale non sgomberano dal campo le macerie sotto cui si sono auto sommersi i partiti.

Roma, 3 febbraio 2022. Palazzo del Quirinale, il Presidente Sergio Mattarella passa in rassegna una formazione interforze nella cerimonia di insediamento [credit Ufficio stampa Quirinale]
Coalizioni e partiti si sono sbriciolati davanti all’incapacità di scegliere alcunché. La cosiddetta “spinta dal basso” per la rielezione di Mattarella è il frutto di pulsioni “conservative” dei parlamentari e di recite a soggetto dei loro leader. Senza orizzonti né progetti. Eppure le conseguenze sociali della pandemia, i fondi europei e la crisi climatica sono problemi giganteschi davanti a tutti. Restano la grande opportunità davanti a noi, se la politica sapesse indicare in quale direzione ricostruire il Paese, con progetti coerenti e norme adeguate al Green deal europeo.

Il bis di Mattarella spinge verso l’elezione diretta del Capo dello Stato. E così avremmo in grande quel che vediamo già messo in pratica nelle Regioni: «tanti piccoli podestà» (citazione di Guido Bodrato, gemello politico del presidente della Repubblica). In assenza di scelte dirimenti, finora rinviate o non discusse apertamente nelle sedi parlamentari — su come spendere i soldi del Pnrr e, prima ancora, su come farseli erogare per intero —, la spinta maggiore andrà verso una verticalizzazione ulteriore dell’uomo solo al comando. 

Colloquio informale del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella col premier Mario Draghi [credit Paolo Giandotti/Ufficio Stampa Quirinale/LaPresse]
Un solido blocco imprenditoriale e grandi gruppi editoriali lavorano per questo esito. «Il premier che impone la sua legge alla fragilità dei partiti»: è già scritto ed è all’ordine del giorno del governo, sotto la pressione e l’urgenza di attingere ai fondi di Bruxelles e garantirne la restituzione ai creditori. Con Mario Draghi come nostro demiurgo, benché sia stato masochisticamente già azzoppato nella battaglia per il Quirinale, campo di Agramante della politica nazionale.

La candidatura di Berlusconi ha frantumato la maggioranza di governo al suo stesso apparire, scrivevamo quindici giorni fa. Sotto gli occhi di tutti oggi ci sono cocci da contare e pezzi da rimettere assieme, forse con lo sputo. Già dopo Sanremo si annuncia la stretta sulle pensioni; il 10 aprile il governo presenterà il Def, con dati su Pil, deficit e debito; entro maggio la Camera dovrà esaminare la delega fiscale con spine molto acuminate: riforma del catasto, revisione della tassazione d’impresa e razionalizzazione dell’Iva. In poche parole, si torna al nodo gordiano del welfare, delle disuguaglianze e della fiscalità di un Paese in cui la redistribuzione del benessere è una chimera. 

Nei giorni scorsi, peggio dei leader politici — senza passione né radice, senza connessione sociale né identità — ha fatto solo il “giornalismo della chiacchiera”. Studi televisivi trasformati in maratone di direttori e tinelli di anchorwomen, analisi abborracciate senza ancoraggio ai fatti, che si polverizzano appena sporgono la testa oltre i riflettori. Il miscuglio perfetto in cui proliferano — per dirne una — i giochi di prestigio dei “due Matteo”, Salvini e Renzi. Senza la chiacchiera televisiva sarebbero già scomparsi dalla scena; anzi, non ci sarebbero mai entrati. Con sicuro beneficio del giornalismo e pure della politica. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi qui il sommario del quindicinale n. 19 (1-15 febbraio 2022)

Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Ha realizzato più di mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico radiotelevisivo, e ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia.

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