Il consumo energetico della Cina supera ormai il totale combinato di Ue, Russia, India e Giappone, ed è più del doppio di quello degli Stati Uniti. Nel 2025 Pechino ha visto un aumento del 43% nella produzione di energia solare, unito a un’espansione del 14% nella produzione di energia eolica. Una crescita rapidissima di rinnovabili ed accumuli si registra anche in Europa. L’Ungheria ha raggiunto il 28% di produzione fotovoltaica in dieci anni. Corrono anche gli altri paesi dell’Europa centrale, la repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia. Persino negli Stati Uniti, in barba agli ostacoli di Donald Trump, nel 2025 il solare ha soddisfatto il 61% della domanda di elettricità del Paese. Il consumo di elettricità dei data center si è evoluto quattro volte più velocemente del tasso di consumo totale di elettricità. Chi soddisferà la fame di energia dell’Intelligenza Artificiale? Per adesso la proliferazione dei data center ha fatto aumentare le bollette elettriche (o è previsto che aumentino) per molti americani. Intanto, sulla mobilità elettrica la Cina tira la volata, l’Europa insegue con difficoltà e gli Usa sono in affanno, come dimostra il caso Stellantis


◆ L’analisi di GIANNI SILVESTRINI, direttore scientifico del Kyoto Club e di QualEnergia, presidente Exalto

Sotto il titolo, Shanghai vista dal fiume Huangpu Jiang

Gli investimenti globali in Ricerca e Sviluppo in campo energetico sono in forte crescita, superando i 3.000 miliardi di dollari nel 2024, con oltre 2.200 miliardi destinati a tecnologie pulite (rinnovabili, reti, efficienza). Il boom dell’energia pulita ha avuto un particolare successo in Cina dove essa ha favorito importanti ricadute economiche. Nel 2025 Pechino ha visto un aumento del 43% nella produzione di energia solare, unito a un’espansione del 14% nella produzione di energia eolica. Il consumo energetico totale ha raggiunto i 10.368 TWh nel 2025, con un aumento del 5% su base annua, trainato principalmente dal settore dei servizi e dalla domanda residenziale. Il consumo che supera ormai il totale combinato di Ue, Russia, India e Giappone, ed è più del doppio di quello degli Stati Uniti. Ma la novità riguarda la crescita rapidissima di rinnovabili ed accumuli. Nel 2025 la Cina ha installato un record di 315 GW di nuova capacità solare, portando la capacità fotovoltaica installata cumulativa a 1,2 TW. Siamo, peraltro, all’inizio di una trasformazione dirompente che riguarda diversi paesi. Nella Ue l’energia eolica e quella solare hanno generato nel 2025 il 30% della domanda elettrica e in 14 dei 27 paesi della Ue sole e vento hanno prodotto più elettricità rispetto ai fossili.

Velocità della transizione

Un elemento interessante riguarda la rapidità del passaggio dai combustibili fossili alle rinnovabili nella generazione elettrica in alcuni paesi. Ci sono esempi molto interessanti che riguardano il fotovoltaico. Pensiamo all’Ungheria che partiva praticamente da zero nel 2015 ma che, con un incredibile balzo, in dieci anni è arrivata al 28% della produzione elettrica.  E questa corsa ha riguardato anche gli altri paesi dell’Europa centrale, la repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia. Un’altra sorpresa riguarda il Pakistan che ha assistito a una delle transizioni più rapide e inaspettate verso l’energia pulita, trainata in gran parte dall’installazione di pannelli solari sui tetti di abitazioni e aziende. Così si è passati da un’energia solare trascurabile a un 25% di tutta l’elettricità prevista nel 2026. L’adozione dell’energia solare in Pakistan è il risultato di una “tempesta perfetta”, con un aumento senza precedenti delle tariffe elettriche – del 155% in soli tre anni – che ha reso l’energia elettrica inaccessibile per molte persone e aziende. Considerando anche la potenza di 1,5 GW di impianti su larga scala, la capacità solare totale del Paese è stata stimata in circa 33 GW.

Un’altra sorpresa viene dalla rapida crescita delle rinnovabili anche negli Usa di Trump che ha cercato di ostacolarne in vari modi la diffusione. Nel 2025 il solare ha soddisfatto il 61% della domanda di elettricità del paese. Questo forte contributo del fotovoltaico ha consentito di soddisfare tutto l’aumento della domanda di elettricità nelle ore comprese tra le 10 e le 18. E, grazie alla forte diffusione delle batterie, ha consentito di ridurre notevolmente l’impiego delle centrali a gas nelle ore serali. La capacità aggiuntiva delle batterie è infatti aumentata su base annua del 133% raggiungendo i 26,2 GW (dagli 11,3 GW del 2024). Contemporaneamente, però, Gli Stati Uniti stanno guidando un’enorme ondata globale di nuova generazione di energia a gas, guidata in parte dall’espansione di data center ad alto consumo energetico al servizio dell’intelligenza artificiale.

Stati Uniti ed intelligenza artificiale

I data center incentrati sull’intelligenza artificiale (IA) sono molto energivori. Visto l’interesse crescente per questo settore, non stupisce la crescita degli investimenti globali. I data center rappresentavano circa l’1,5% del consumo di elettricità mondiale nel 2024, ovvero 415 terawattora (TWh). Gli Stati Uniti rappresentavano la quota maggiore (45%), seguiti da Cina (25%) ed Europa (15%).  Ci sono preoccupazioni, esagerate, anche sulla crescita della domanda di elettricità. A livello globale, tuttavia, il consumo di elettricità dei data center si è evoluto quattro volte più velocemente del tasso di consumo totale di elettricità. Negli Stati Uniti, i data center dovrebbero coprire quasi la metà della crescita della domanda di elettricità da qui al 2030. Entro la fine del decennio, gli Stati Uniti consumeranno più elettricità per i data center che per la produzione di alluminio, acciaio, cemento, prodotti chimici e tutti gli altri beni ad alta intensità energetica messi insieme.

Si stima che gli investimenti globali nei data center abbiano raggiunto 580 miliardi di dollari nel 2025, superando i 540 miliardi di dollari spesi per l’approvvigionamento globale di petrolio. Ma chi soddisferà la fame di energia di questi centri di elaborazione? Si prevede che la produzione di energia da fonti rinnovabili coprirà con oltre 450 TWh metà della domanda di data center entro il 2035, sfruttando tempi di consegna rapidi e competitività economica. D’altra parte, si prevede che un terzo dei 252 GW di energia a gas in fase di sviluppo che saranno installati presso i data center. A livello mondiale, il previsto boom del gas causerà 53,2 miliardi di tonnellate di CO2 nel corso del ciclo di vita dei progetti. Ma concentriamoci sugli Stati Uniti che rappresentano quasi un quarto dell’intera capacità globale di gas in fase di sviluppo, seguiti da Cina, Vietnam, Iraq e Brasile. Il Texas è il fulcro di questo boom negli Stati Uniti, con 57,9 GW di nuova energia a gas in fase di sviluppo lo scorso anno. La crescita dell’intelligenza artificiale è stata promossa con entusiasmo da Donald Trump, con il presidente che ha dichiarato che la sua amministrazione farà “tutto il necessario” affinché gli Stati Uniti diventino leader nell’intelligenza artificiale, promettendo di eliminare le “regole insensate” che rallentano la costruzione di data center.

In realtà, la proliferazione dei data center ha fatto aumentare le bollette elettriche (o è previsto che aumentino) per molti americani. Una reazione popolare contro i data center per le bollette elettriche e l’eccessivo consumo di acqua da parte delle strutture ha quindi bloccato alcuni progetti e causato problemi politici ai repubblicani. I data center consumano acqua principalmente per raffreddare i server dal surriscaldamento. Uno studio della Cornell University stima che la sola domanda di intelligenza artificiale potrebbe richiedere da 4,2 a 6,6 miliardi di metri cubi di acqua dolce all’anno entro il 2027, circa la metà del consumo annuo del Regno Unito.  E la richiesta di acqua per il raffreddamento dei data center sta aggravando la crisi idrica nelle regioni sensibili all’acqua, che già soffrono degli effetti della carenza idrica legata al clima. Secondo Bloomberg, negli ultimi cinque anni i prezzi all’ingrosso dell’elettricità sono aumentati fino al 267% nelle aree vicine ai grandi data center. Ciò ha un evidente impatto finanziario sulle economie locali. l’Agenzia Internazionale per l’Energia prevede che i data center AI pianificati potrebbero rappresentare il 5-10% della domanda di picco di elettricità nei principali mercati europei.

Mobilità elettrica: Cina tira la volata, Eu insegue, Usa in affanno

Una ventata di criticità ha stravolto il mondo della mobilità elettrica in Occidente. Prendiamo il recente caso Stellantis. Il prezzo per la revisione della strategia di questa casa sull’elettrico viene stimato in 20 miliardi di euro. Un salasso. Ma, mentre ci sono gruppi automobilistici che tentano di gestire la ritirata, la Cina invece accelera in tutti i segmenti della transizione. Lo scorso anno il settore dell’energia verde ha trainato oltre il 90% della crescita degli investimenti di Pechino. E, per la seconda volta in tre anni, la produzione, l’installazione e l’esportazione di batterie, auto elettriche, energia solare, eolica e tecnologie correlate hanno rappresentato oltre un terzo della crescita economica della Cina. La metà delle auto immatricolate in Cina lo scorso anno erano elettriche e case automobilistiche come BYD hanno guidato il boom in gran parte del sud del mondo. La impressionante crescita delle vendite di auto elettriche è stata facilitata da un costante sostegno governativo, tra cui sussidi, esenzioni fiscali e incentivi, insieme a una spinta strategica per il predominio industriale in questo settore e la sicurezza energetica. Al contrario, negli Stati Uniti dove le politiche anti transizione green di Trump iniziano a farsi sentire, le vendite di auto elettriche nel 2025 hanno rappresentato solo l’8% del totale. In Europa, che pure si era data l’obbiettivo ambizioso dello stop della vendita delle auto a combustione interna dal 2035, lo scorso anno le vendite sono state del 17,4%. Negli Usa, finché ci sarà alla presidenza Trump o uno dei suoi, la mobilità elettrica sarà in forte difficoltà, malgrado la presenza di Tesla e l’influenza di Musk. 

E in Europa cosa non ha funzionato?  Intanto ricordiamo che ci sono paesi con livelli alti di vendite. A parte la Norvegia dove l’elettrico copre oltre il 90% delle vendite, anche Danimarca, Svezia, Belgio e Olanda hanno un buon mercato. Resta il fatto che il 2025 ha visto complessivamente un leggero declino del mercato e che ci sono paesi come l’Italia che non ci hanno mai creduto e sono al 5% delle vendite. Sostanzialmente la mancanza di coerenza, costanza delle politiche e la disponibilità di adeguate risorse hanno incrinato la corsa della mobilità elettrica europea. Poi abbiamo la clamorosa retromarcia di Stellantis che aggraverà le difficoltà dell’elettrico negli Usa e in Europa. Insomma, considerando che l’avanzata dell’elettrico (come delle rinnovabili) non sarà contenibile, i paesi che l’avranno contrastato o non ne hanno fatto una barriera subiranno l’invasione cinese. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Questo articolo sarà pubblicato anche sulla rivista “QualEnergia Science” di marzo 2026

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Ha svolto attività di ricerca presso il Cnr e il Politecnico Milano, dove è responsabile del master “Ridef – reinventare l’energia”. È stato direttore generale del ministero dell’Ambiente e consigliere di Pierluigi Bersani al ministero dello Sviluppo economico. È direttore scientifico del Kyoto Club un’organizzazione non profit, creata nel febbraio del 1999, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni dei gas climalteranti. È anche direttore scientifico della rivista e del portale “QualEnergia” promossi da Legambiente e da Kyoto Club. È presidente di Exalto, una società impegnata nella transizione energetica in atto. Autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e di cinque libri, fra cui “2 °C - Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l’economia”, 2016, e “Le trappole del clima”, 2020, scritto insieme a GB Zorzoli, Edizioni Ambiente.