Ma cosa hai messo nel caffè che ho bevuto insieme a te? Cantavano nel 1969 Riccardo Del Turco e il dinoccolato Antoine. Questo ritornello ci ritorna alla mente oggi sentendo parlare di stangata caffè. La tazzina, amata da tutti, e soprattutto da noi italiani, costerà sempre di più. Per noi tecnici non è una sorpresa. Perché, vi chiederete? In buona parte per colpa di una malattia, la ruggine, che sta colpendo le coltivazioni di caffè. Questa malattia ha una storia interessante. E in passato, nel 1800, già costrinse gli inglesi a convertirsi dal caffè al tè. È una storia che vi voglio raccontare


L’analisi di MARIA LODOVICA GULLINO, fitopatologa

OGGI SIAMO ABITUATI ad associare l’isola di Ceylon (ora Sri Lanka) con la produzione del tè. Ma pochi di noi sanno che nel 1870 tale isola era la principale produttrice di caffè nel mondo. Andiamo indietro nel tempo per capire come un fungo patogeno abbia potuto modificare completamente l’economia di un paese e influire sui consumi di caffè e tè nel mondo. Il caffè è una coltura tropicale, originaria dell’Etiopia. Furono però gli arabi ad utilizzarne per primi i semi per preparare una nuova bevanda che ebbe grande successo e si diffuse in tutto il mondo; il nome scientifico della pianta del caffè, Coffea arabica, in effetti giustifica il luogo in cui ebbe origine la produzione di caffè. Il caffè occupa le primissime posizioni (secondo solo al petrolio) nell’economia mondiale. Per secoli il caffè è stato importato in Europa, rappresentando entrate notevoli per i paesi europei con colonie nei paesi tropicali. In seguito, mano a mano che le colonie diventavano indipendenti, il caffè ha assunto una notevole importanza nel loro sviluppo economico. I primi luoghi di consumo di caffè, le cosiddette botteghe del caffè, corrispondenti ai nostri attuali bar, risalgono al 1500 e sorsero in Arabia, Egitto e Turchia.

Frontespizio e illustrazione interna del “Traitez nouveaux et curieux du café, du the e du chocolate” di Philippe Sylvestre Dufour, pubblicato a Lione nel 1688

Nel 1600 il caffè era una bevanda molto popolare in Europa. Del resto a quei tempi si poteva bere l’acqua solo se bollita e quindi caffè e tè erano consumati abbondantemente. Il tè era più popolare perché meno costoso, mentre il caffè era considerato una bevanda più aristocratica. Gli olandesi erano, in Europa, i primi importatori di caffè, di cui si approvvigionavano nelle loro colonie a Ceylon, Giava e Sumatra. Ai tempi di Napoleone gli olandesi dovettero cedere agli inglesi buona parte delle loro colonie e nel 1825 gli inglesi incominciarono a sviluppare a Ceylon le loro coltivazioni di caffè. A quell’epoca ogni appezzamento di terreno venne destinato alla produzione di caffè e migliaia di indiani giunsero a Ceylon come manodopera.

Nel 1870 l’isola di Ceylon era oramai diventata la prima produttrice di caffè nel mondo. Ma proprio in quell’anno un pericolosissimo patogeno, Hemileia vastatrix, agente della ruggine del caffè, raggiunse l’isola. Questo patogeno ha la capacità di produrre danni molto velocemente, perché infetta l’ospite e si riproduce e diffonde molto velocemente, grazie alla produzione di milioni di spore che, insieme formano le tipiche “pustole” dal color ruggine che danno il nome alla malattia. Le coltivazioni di caffè di Ceylon, con le piante così fitte e in presenza di un clima caldo umido, non poterono sfuggire ai violentissimi attacchi del patogeno. Le conseguenze furono disastrose. Per dare l’idea dell’impatto economico della comparsa improvvisa di questa malattia basti pensare che la produzione di caffè precipitò da 45 milioni di kg nel 1870 a 2,5 milioni nel 1889. Nel giro di poco meno di vent’anni, la gran parte delle coltivazioni di caffè fu distrutta e, praticamente, la coltivazione di caffè a Ceylon cessò. L’effetto della comparsa della ruggine del caffè fu devastante per l’economia di Ceylon, perché tutta l’agricoltura del paese si era convertita, per ragioni economiche dettate dai paesi colonizzatori, alla produzione del caffè.

Dopo gli attacchi del Hemileia vastatrix, agente della ruggine del caffè, le coltivazioni si spostarono nell’emisfero occidentale, in Sudamerica, lungo le fasce tropicali del Brasile e della Colombia

Migliaia di lavoratori indiani ritornarono in patria e gli agricoltori rimasti incominciarono a convertire le loro terre alla produzione del tè, mentre le coltivazioni di caffè si spostarono nell’emisfero occidentale, soprattutto in Brasile e Colombia. La conversione dalla produzione di caffè alla produzione di tè non fu immediata: gli agricoltori dovettero cercare le varietà più idonee, nuovi mercati e Ceylon trascorse anni molto difficili. Per fortuna la coltivazione del tè ebbe successo, non arrivarono nuovi parassiti capaci di attaccare questa coltura e, nel frattempo, lo sviluppo dei primi fungicidi fornì, comunque agli agricoltori, armi con cui combattere, se e quando necessario, gli eventuali parassiti delle piante. Ecco perché oggi noi identifichiamo Sri Lanka (la vecchia Ceylon) con la produzione del tè e perché gli inglesi si convertirono al consumo del tè. E’ interessante, anche per capire cosa sta succedendo oggi, andare a vedere cosa successe al patogeno in seguito. Dopo le distruzioni causate a Ceylon, la ruggine del caffè non causò problemi per molto tempo nelle nuove zone di coltivazione del caffè. E questo perché si adottarono delle vere e proprie misure di “quarantena”, simili a quelle utilizzate per evitare la diffusione di malattie dell’uomo e degli animali, che di questi tempi ben conosciamo. Tali misure, che in pratica consistono nell’evitare l’introduzione del parassita in una nuova area di coltivazione, attraverso il controllo attento del materiale vegetale, furono efficaci per più di cent’anni.

Una nuova ondata di ruggine del caffè dal 2012 ha ridotto sul lastrico due milioni di piccoli agricoltori dell’America Centrale; le ragioni di questa nuova esplosione  dei patogeni sono legate ai mutamenti climatici: aumento delle temperature e elevata umidità relativa

Nel 1970 la ruggine del caffè raggiunse il Brasile: ma a quel punto la disponibilità di fungicidi permise di contrastare il patogeno, pur causando un forte aumento dei costi di produzione. Ma, purtroppo, nel 2008 la ruggine colpì le coltivazioni di caffè in Colombia, con effetti devastanti come quelli di 150 anni prima a Ceylon. Dal 2012 la malattia interessa le coltivazioni di caffè dell’America Centrale, colpendo decine di migliaia di piccolo aziende. In alcune aree la superficie destinata alla coltivazione del caffè si è più che dimezzata, con miliardi di dollari di perdite e con, si calcola, almeno due milioni di piccoli agricoltori rimasti privi della fonte di sostentamento. Quali sono le ragioni di questa nuove esplosione della ruggine del caffè? I cambiamenti climatici, con l’aumento della temperatura, e in presenza di condizioni di elevata umidità relativa, favoriscono lo sviluppo dell’agente della malattia, che, con più cicli riproduttivi l’anno, produce più organi di moltiplicazione (spore), con cui si diffonde più rapidamente e causa danni molto più gravi. Ecco il perché dell’aumento del costo della nostra tazzina di caffè. Un esempio in più, se mai ne avessimo bisogno, degli effetti negativi dei cambiamenti climatici© RIPRODUZIONE RISERVATA

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È nata a Saluzzo, origine di cui è molto orgogliosa. Dalla fine degli anni ’70 si occupa di malattie delle colture orto-floro-frutticole all’Università di Torino, dove è ordinario di Patologia vegetale e Vice-Rettore per la valorizzazione del capitale umano e culturale dell’Ateneo. Figlia di imprenditori agricoli e imprenditrice lei stessa, ha vissuto e lavorato per lunghi periodi all’estero. A Torino dirige il Centro di Competenza Agroinnova dell’Università di Torino, da lei fondato nel 2002. È anche giornalista pubblicista. Dopo tanti lavori e libri scientifici, ha voluto cimentarsi con una scrittura più lieve. Ha cominciato con “Spore” (Daniela Piazza Editore, 2014), cui sono seguiti, sempre con lo stesso editore, nel 2015  un libro per ragazzi, “Caccia all’alieno” e, nel , “Valigie: cervelli in viaggio”. Nel 2018 ha pubblicato, con Gabriele Peddes, un libro a fumetti “Angelo, il Dottore dei  Fiori” con Edagricole, Business Media. In occasione dell’Anno Internazionale sulla Salute delle piante ha preparato un altro libro per ragazzi, “Healthy plants, healthy planet” (Fao), tradotto in numerose lingue.

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