
Il regista statunitense costruisce il film basandosi sul docu-romanzo “Norimberga. Il nazista e lo psichiatra“, scritto dal divulgatore scientifico Jack El-Hai e pubblicato in Italia da Solferino. Il complesso e tormentato rapporto tra Göring e Kelley è quindi il nucleo centrale del racconto ed è inevitabile che la vicenda processuale nel suo complesso diventi quasi secondaria, mentre secondaria non fu. Un melodramma dove la verità storica viene sacrificata sull’altare dello spettacolo, ora che il tema dei crimini di guerra e dei tribunali internazionali chiamati a giudicarli è tornato prepotentemente alla ribalta in questi giorni difficili. Il lavoro di Vanderbilt merita comunque di essere visto, per l’eccezionale bravura dei protagonisti: Crowe costruisce un personaggio di tenebrosa grandezza, Rami Malek è perfetto nella parte di un medico tormentato tra etica professionale e dovere di contribuire anche davanti alla storia alla condanna del nazismo
◆ La recensione di BATTISTA GARDONCINI *
► Aveva tutto per essere un grande film. Per il fascino dell’argomento, il grande processo che si svolse tra il 1945 e il 1946 a Norimberga contro i gerarchi responsabili dei misfatti del nazismo. Per la presenza di due mattatori come Russell Crowe e Rami Malek, nei panni rispettivamente del numero due del regime Hermann Göring e di Douglas Kelley, lo psichiatra militare che lo esaminò durante la prigionia. E infine per il legame con l’attualità, perché il tema dei crimini di guerra e dei tribunali internazionali chiamati a giudicarli è tornato prepotentemente alla ribalta in questi giorni difficili.
Ma “Norimberga“, del regista statunitense James Vanderbilt, è una occasione persa, un melodramma dove la verità storica viene sacrificata sull’altare dello spettacolo. Basti pensare che in tutto il film non compare neppure un sovietico, mentre furono proprio i sovietici ad insistere perché il processo venisse celebrato, e i più intransigenti nel chiedere le condanne degli imputati.

Vanderbilt costruisce il film basandosi sul docu-romanzo “Norimberga. Il nazista e lo psichiatra“, scritto dal divulgatore scientifico Jack El-Hai e pubblicato in Italia da Solferino. Il complesso e tormentato rapporto tra Göring e Kelley è quindi il nucleo centrale del racconto ed è inevitabile che la vicenda processuale nel suo complesso diventi quasi secondaria, mentre secondaria non fu.
Il film merita comunque di essere visto, se possibile in lingua originale, per l’eccezionale bravura dei protagonisti. Crowe costruisce un personaggio di tenebrosa grandezza, che suscita una immeritata simpatia. Rami Malik è perfetto nella parte di un medico chiamato a decidere se sia più importante l’etica professionale o il dovere di contribuire anche davanti alla storia alla condanna del nazismo. Göring sfuggì alla giustizia uccidendosi con una capsula di cianuro alla vigilia della esecuzione. Kenney lasciò l’esercito, ma il fantasma del suo paziente più famoso lo tormentò per il resto della vita. © RIPRODUZIONE RISERVATA
(*) L’autore dirige oltreilponte.org
