Il “Gronchi rosa” compie 60 anni. E la filatelia è profondamente cambiata

In epoca di e-mail parlare di posta e francobolli può sembrare fuori luogo. Qualcuno già pensava che e-mail e posta certificata avrebbero posto fine anche al collezionismo dei francobolli. Niente di più sbagliato, anzi, il minor utilizzo di lettere e cartoline sembrerebbe favorire la filatelia. Sui filatelici “seriali” nessuno si sbilancia, ma secondo i più dovrebbero essere circa 40.000. Messaggio ai naviganti: il Poligrafico ha in stampa tre omaggi ad altrettanti protagonisti della cultura italiana: Andrea Camilleri, Ennio Morricone e Gigi Proietti. Fate con calma, il pericolo “Gronchi rosa”, non incombe


L’articolo di PINO COSCETTA

Il “Gronchi rosa” è il francobollo più famoso d’Italia

IL “GRONCHI ROSA”, Santo Graal della filatelia italiana, compie sessant’anni. Emesso il 3 aprile del 1961 in occasione di un viaggio ufficiale del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi in Perù, ebbe vita breve. Anzi, brevissima. Il giorno dopo, per di più lunedì di Pasquetta, venne ritirato per un errore grafico sui confini del Perù non estesi al triangolo amazzonico da poco annesso a quello Stato. Per evitare che il viaggio del presidente Gronchi fosse macchiato da un’inopportuna crisi diplomatica, le poste lo ritirarono nella tarda mattinata di quell’irripetibile Pasquetta.

Ma i filatelici, quelli più accaniti, sono mattinieri. Così, prima ancora che si venisse a sapere dell’errore grafico, già si erano assicurati quasi 80.000 pezzi: i più avveduti, avevano acquistato interi fogli e numerose quartine, una decina di quest’ultime addirittura viaggiarono per posta aerea; quelle fortunate buste nitidamente timbrate, sono arrivate a valere anche 30.000 euro. Altre buste affrancate con “Gronchi rosa” singoli o doppi si vendono ancora tra i 2000 e i 3000 euro. I “Gronchi rosa” singoli e non viaggiati sono valutati tra gli 800 e i 2000 euro; a far agio sono le condizioni del ‘pezzo’ e, se presente, la sua timbratura.

La “toppa”, cucita alla svelta per evitare scassi diplomatici tra Italia e Perù, come spesso accade fu peggio del “buco”. Il francobollo fu rapidamente ristampato con i giusti confini e cambiato di colore; un grigio slavato come i visi dei responsabili del Poligrafico dello Stato. Le poste, poi, al danno aggiunsero la beffa ordinando a tutti gli uffici postali di coprire le affrancature che presentavano il Gronchi rosa, appiccicandoci sopra quello grigio. Il risultato a livello filatelico fu quello di creare un’altra rarità: quelle buste con il grigio francobollo sovrapposto a quello rosa oggi valgono tra i 2000 e i 3000 euro.

La serie dei francobolli dedicati alla visita di Gronchi in Sud America

A far compagnia al “Gronchi rosa”, la serie dedicata al viaggio di Gronchi nell’America del Sud (oltre al Perù toccò anche Uruguay e Argentina), non ebbe la stessa fortuna: i tre valori stampati in verde acqua, azzurro pallido e grigio scialbo l’ex “rosa”, in ottime condizioni non arriva ai 30 euro. C’è da dire che in epoca di e-mail parlare di posta e francobolli può sembrare fuori luogo. Qualcuno già pensava che e-mail e posta certificata avrebbero posto fine anche al collezionismo dei francobolli. Niente di più sbagliato, anzi, il minor utilizzo di lettere e cartoline sembrerebbe favorire la filatelia. 

Quello che sta cambiando è il profilo del collezionista. Prima si cominciava da bambini; quasi in ogni casa c’era un filatelico in erba a caccia delle tante buste e cartoline che arrivavano un po’ a tutti. Crescendo molti perdevano la passione, ma altri la conservavano, magari si specializzavano entrando a far parte della vasta schiera dei filatelici. I cataloghi Bolaffi e il mitico Sassone, avevano un posto privilegiato nelle librerie di famiglia e venivano compulsati per ogni acquisto e coccolati per la generosa stima delle proprie collezioni.

Statistiche attendibili sul numero di filatelici non ce ne sono. Il Sole 24 Ore, qualche tempo fa, parlando principalmente di collezionisti di numismatica, azzardava una cifra tonda, 40.000 appassionati; senza specificare, però, se con i numismatici erano inclusi anche i filatelici. Tanto per dire, uno dei maggiori operatori di numismatica ogni anno invia il proprio catalogo a 1500 collezionisti. Forse ai più interessati. Una voce attiva nel campo stima a non più di 5000 i collezionisti di monete in Italia. Sui filatelici “seriali” nessuno si sbilancia, ma secondo i più, non arriverebbero ad essere dieci volte tanti. Diciamo, più 40.000 che 50.000. 

Messaggio ai naviganti: il Poligrafico dello Stato ha in stampa tre omaggi ad altrettanti protagonisti della cultura italiana recentemente scomparsi: Andrea Camilleri, Ennio Morricone e Gigi Proietti. Fate con calma, il pericolo “Gronchi rosa”, non incombe. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Caporedattore - Giornalista e scrittore, è entrato al “Messaggero” a 22 anni e ha concluso la sua carriera lavorativa con la qualifica di caporedattore centrale. Durante la lunga permanenza nella redazione di via del Tritone, ha ricoperto per molti anni i ruoli di caposervizio delle province e di caporedattore delle Regioni. Da scrittore inizia con una raccolta di racconti giovanili, “Scirocco” (1966), e si dedica per un lungo periodo a saggistica, libri di storia locale e viaggi. Tra le più recenti pubblicazioni: “Viaggio in Abruzzo con Giorgio Manganelli”; “Il mistero di Tomar”; “Palazzo Podocataro, la casa-museo del cardinale di papa Borgia”; “Tre secoli nel Tridente”; “Divieto d’Orvieto”; e, con Vittorio Emiliani, “La discesa del Tevere e altre storie di fiumara”.