La locandina del film diretto da Joseph Kosinski con Brad Pitt, Javier Bandem, Harry Condon, Samson Idris e Lews Hamilton

Diretto dallo specialista in action movies Joseph Kosinski, è costato quasi 300 milioni di dollari (30 milioni a Pitt). È stato prodotto da un pool di grossi calibri che comprende Apple Tv, Heineken, Ea Sport, Iwc, e si è avvalso di cospicui sgravi fiscali in Inghilterra e ad Abu Dhabi. Inoltre la sua distribuzione è stata accompagnata da una aggressiva campagna di marketing, che ha commercializzato gadget, magliette e videogiochi. Non solo un film, dunque, ma una una sofisticata operazione commerciale, che a quanto pare sta rapidamente rientrando dalle spese e si avvia a diventare un successo planetario. Le microtelecamere piazzate negli abitacoli dei piloti consentono agli spettatori di vivere le stesse sensazioni dei protagonisti, mentre la credibilità è garantita dal fatto che le auto sono vere e molte scene sono state girate durante le gare, sfruttandone i tempi morti. Ma ne valeva davvero la pena?


◆ La recensione di BATTISTA GARDONCINI *

Milioni di spettatori in tutto il mondo seguono la Formula Uno, che conoscono nei più piccoli dettagli grazie alle dirette televisive e all’attenzione dedicata dai media ai suoi protagonisti. Così ero davvero curioso di vedere che cosa si sarebbe inventata Hollywood per rendere interessante “F1-Il film”, appena uscito nelle sale. E la mia risposta, dopo due ore e mezza di film e qualche sbadiglio, è stata che non si è inventata niente. Non ci ho visto nessun guizzo, nessuna trovata degna di questo nome. Ma ammetto la mia parzialità: alla monotonia della Formula Uno preferisco di gran lunga l’adrenalina dei gran premi motociclistici.

Il film propone per l’ennesima volta una storia di caduta e redenzione. Brad Pitt è un anziano pilota fuori dal giro. L’ex rivale Javier Bardem lo assume per salvare la sua squadra, che nella prima parte della stagione non è riuscita a raccogliere neppure un punto, ma lui litiga con il rampante compagno di squadra, interpretato da un impacciato Damson Idris. Alla fine, dopo i soliti spettacolari incidenti di gara, gli inevitabili amori e qualche intrigo di palazzo, i punti arriveranno, e non saranno pochi.

“F1-Il film”, diretto dallo specialista in action movies Joseph Kosinski, è costato quasi 300 milioni di dollari. È stato prodotto da un pool di grossi calibri che comprende Apple Tv, Heineken, Ea Sport, Iwc, e si è avvalso di cospicui sgravi fiscali in Inghilterra e ad Abu Dhabi. Inoltre la sua distribuzione è stata accompagnata da una aggressiva campagna di marketing, che ha commercializzato gadget, magliette e videogiochi. Non solo un film, dunque, ma una una sofisticata operazione commerciale, che a quanto pare sta rapidamente rientrando dalle spese e si avvia a diventare un successo planetario.

A parte il cachet di Pitt, che ha chiesto e ottenuto 30 milioni di dollari, i costi maggiori sono dovuti alle soluzioni tecniche adottate. Le microtelecamere piazzate negli abitacoli dei piloti consentono agli spettatori di vivere le stesse sensazioni dei protagonisti, mentre la credibilità è garantita dal fatto che le auto sono vere e molte scene sono state girate durante le gare, sfruttandone i tempi morti. Inoltre qua e là compaiono i volti noti della vera Formula Uno, che, come è noto, sono abituati a monetizzare tutte le loro apparizioni.

Un grande sforzo produttivo, indubbiamente. Ma ne valeva davvero la pena? Inizialmente ero convinto che il pubblico fosse troppo smaliziato per restare a bocca aperta davanti a uno spettacolo non nuovo. Pensavo che non si sarebbe entusiasmato per una una fiction che rispetto alla realtà aveva l’unico valore aggiunto del volto del protagonista. Visti i risultati al botteghino, però, devo ammettere di essermi sbagliato. Evidentemente i veri appassionati non ne hanno mai abbastanza, e al grande pubblico piace sognare. © RIPRODUZIONE RISERVATA

(*) L’autore dirige oltreilponte.org

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Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, quattro nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.