Anziché “foriere di…”, spuntano “fioriere di” …conseguenze gravi. In un compito di diritto civile su danno biologico, danno morale e personalizzazione del danno, per un candidato «la personalizzazione non costituisce l’erezione (sic!) di opposti stili di vita, quindi anche del danno». In uno di diritto penale «la nostra stessa Costituzione ci ricorda all’art. 27 che la responsabilità penale è personale. E, tuttavia, il dubbio ci sovviene quando andiamo a leggere negli articoli del Codice Penale che viene punito chiunque commetta un certo delitto, spersonalizzando, quindi, il tutto». Su cinquemila candidati solo 3797 sono riusciti a consegnare i loro compiti, strafalcioni (lessicali e logici) compresi. E, su 310 posti disponibili per accedere in magistratura, agli orali del 20 maggio arriveranno solo 260 candidati

Aula per un concorso di accesso in magistratura; sotto il titolo, toga rossa e cappello di magistrato all’inaugurazione anno giudiziario [credit Ansa/Luca Zennaro]

L’articolo di ARTURO GUASTELLA

SICCOME EGLI È di buone letture, mi ha confessato che quando, al termine della giornata, ha finito di correggere alcuni compiti degli aspiranti magistrati, si sente come Thomas Penson de Quincey e la sua “Confessione di un Mangiatore d’Oppio”. Solo che la sua “intossicazione” non è dovuta al laudano o al derivato del papavero bianco, come per lo scrittore inglese, ma ad una “overdose” di svarioni sintattici, di interpretazioni assai personali dei Codici e delle Pandette e, persino, ad una loro visione olistica e, non raramente, ad una concezione filosofica della legge. Ed è così per tutti i ventinove componenti della Commissione giudicatrice alle prese con gli elaborati dei cinquemila laureati in legge che concorrono ai trecentodieci posti destinati ai ruoli della magistratura italiana dal ministero della Giustizia. A fine giornata si sentono tutti intronati come se fossero appena usciti da una “fumeria d’oppio” di Shanghai. 

Dei cinquemila giovani che si sono seduti sui banchi, solo 3797 alla fine del tempo concesso sono riusciti a consegnare i loro compiti al concorso che si conclude il 20 maggio

Non hanno neppure voglia — i ventuno Consiglieri di Cassazione, i cinque Docenti universitari e i tre avvocati di lungo corso e di grande esperienza che compongono la Commissione — di scherzarci poi troppo su questi “florilegi” lessicali e procedurali che “allietano” le loro ore di lavoro e che, malgrado ogni buona intenzione, li costringono a prendere le cesoie e a sfoltire a destra e a manca. Fino a prevedere che non tutti i posti disponibili verranno occupati. Difatti, dei cinquemila giovani che si sono seduti sui banchi, solo 3797 alla fine del tempo concesso sono riusciti a consegnare i loro compiti. Se, tanto per fare un esempio, i commissari avevano ritenuto che “fioriero”, invece di foriero, potesse essere stato un errore di distrazione, o persino un anacoluto, quando nel rigo successivo si sono imbattuti nello stesso termine botanico, allora è apparso chiaro che per il candidato la linguistica soffriva di qualche grave forma di anossia. 

La mannaia dei commissari non è mai calata, tuttavia, per un qualche incidente sintattico, quanto per carenze intrinseche della conoscenza giuridica o per alcune sue davvero originali interpretazioni. Spieghiamoci con qualche esempio. Le tracce del concorso erano di natura penale e di natura civile. A proposito del diritto civile, si proponeva questo trinomio: danno biologico, danno morale e personalizzazione del danno. Per un candidato, «la personalizzazione non costituisce l’erezione (sic!) di opposti stili di vita, quindi anche del danno». Altra perla sulla individuazione del “danno morale”. E, qui, un altro candidato ha scritto una pagina intera sul significato etico del termine “morale” da far invidia all’Etica Nicomachea di Aristotele o ai Minima Moralia di Theodor W. Adorno. Chiedendosi, e chiedendo ai commissari, se non fosse vero che la morale sia assolutamente soggettiva, tanto che per qualcuno può essere morale quello che qualche altro giudica immorale, e che, pertanto, il giudice avrebbe dovuto districarsi tra vari concetti di etica e, magari, riferirsi al senso comune, prima di giudicare l’entità del danno morale. 

Un altro “centone” particolarmente originale a proposito del Diritto Penale. «In fin dei conti è la nostra stessa Costituzione che ci ricorda all’art. 27 che la responsabilità penale è personale. E, tuttavia, il dubbio ci sovviene quando andiamo a leggere la maggior parte degli articoli del Codice Penale in cui si ribadisce come viene punito chiunque commetta un certo delitto, spersonalizzando, quindi, il tutto». Per qualche altro, poi, e sempre a proposito di Costituzione, «essa, la Costituzione, è da considerarsi, figuriamoci se non lo fosse, una legge…». 

Questi esempi, sono una parte infinitesimale dell’oppio e del laudano che sono costretti a fumarsi i membri della Commissione giudicante. Nessuna meraviglia se, perciò, la media di coloro che riescono a superare gli scritti è meno del sei per cento. Ed è quasi sicuro, perciò, che, con questo trend (andazzo), agli orali del prossimo 20 maggio andranno circa 260 candidati, mentre — come già detto — i posti messi a concorso, erano 310. Come mai, viene da chiedersi, questo “fioriero”, di impreparazione? E quelle scuole di preparazione alla Pubblica Amministrazione che, da qualche tempo, sono “fiorite” come funghi, e che si propongono di portare i candidati ad entrare in magistratura ad un livello tale di preparazione da far loro superare ad occhi chiusi gli esami? Basta pagare cinque o seimila euro per un corso simil preparatorio, e, poi, se va male, la colpa è stata di quelli che non sono stati attenti alle lezioni. 

Per il concorso in magistratura del prossimo mese di luglio hanno fatto domanda oltre quindicimila giovani laureati, con centinaia di migliaia di euro di esborsi delle loro famiglie

Per il concorso in magistratura del prossimo mese di luglio hanno fatto domanda oltre quindicimila giovani laureati, con quel che ne segue: centinaia di migliaia di euro di esborsi delle loro povere famiglie. «Una volta — si lascia andare il mio amico de Quincey — c’erano soltanto due scuole in Italia, quella napoletana di Guido Capozzi, che preparava anche agli esami di notariato, e quella di Rocco Galli, con magistrati di primissimo piano che solevano fare personalmente le lezioni agli aspiranti magistrati, con competenza e grande rigore professionale». Anche le facoltà di Giurisprudenza, tranne pochissime, sono chiamate, tanto per restare in argomento, sul banco degli imputati. Non tanto e non solo per carenze didattiche, quanto per non valutare, anche per iscritto, la preparazione sintattica degli studenti. Una preparazione che, dalla parola scritta, balzerebbe evidente, insieme agli eventuali contorcimenti giuridici. C’è, tuttavia, una nota positiva in questa sorta di “Antologia di Spoon River”. Quella che i prossimi magistrati saranno davvero tutti ottimamente preparati. E ai giovani laureati in Giurisprudenza che, per entrare in magistratura, si accingono a frequentare una scuola di preparazione alla Pubblica Amministrazione, può essere utile un ammonimento di Catone, «Ne pudeat, quae nescieris, te velle doceri…»: non avere vergogna di pretendere che ti venga insegnato quello che non sai© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Giornalista dal 1971. Ha alternato la sua carriera di biochimico con quella della scrittura. Ha diretto per 14 anni “Videolevante”, una televisione pugliese. Ha tenuto corrispondenze dall’Italia e dall’estero per “Il Messaggero”, “Corriere della Sera”, “Quotidiano”, “La Gazzetta del Mezzogiorno” per la quale è editorialista. Con la casa editrice Scorpione, ha pubblicato “Fatti Così” e, con i Libri di Icaro, “Taranto - tra pistole e ciminiere, storia di una saga criminale”, scritto a due mani con il Procuratore Generale della Corte d’Assise di Taranto, Nicolangelo Ghizzardi. Per i “Quaderni” del Circolo Rosselli, ha pubblicato, con Vittorio Emiliani, Piergiovanni Guzzo e Roberto Conforti, “Dossier Archeologia” e, per il Touring club italiano, i “Musei del Sud”.

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