I pedoni fanno le gimcane per districarsi e gli automobilisti non trovano più parcheggio. Dall’oggi al domani, interi isolati sono occupati “manu ligni” eliminando per sempre il buco dove parcheggiare o fare due passi in pace. Il “Lignum” è quello dei tavolini, delle sedie, dei gazebo, delle panche, delle sdraio e il loro “dominio” stradale si allunga piazzando sedie ed ombrelloni anche a dieci e più metri di distanza. E si lamentano di non trovare camerieri. Più di chi sappia su quale braccio poggiare il tovagliolo, hanno bisogno di fondisti, per percorrere la distanza dal locale all’ultimo tavolino laggiù, sulla strada


L’articolo di ARTURO GUASTELLA, da Taranto

Fotogramma da “un uomo da marciapiedi” di John Schlesinger, 1969

RICORDATE IL BELLISSIMO film “Un uomo da marciapiede”, di John Schlesinger, del 1969, con Dustin Hoffman (dal libro di James Leo Herlihy)? Si raccontava di un cow boy metropolitano, Joe Buck, che, stanco di fare il lavapiatti, va a fare il “Gigolò” sui marciapiedi di New York? Bene. Ora, qui da noi, in Puglia, con quel “liberi tutti” dalla quiescenza (speriamo non solo apparente) del Covid 19, il regista statunitense non potrebbe più girarlo, visto che i marciapiedi, sono letteralmente intasati da tutti quei tavolini e piatti, che sono usciti dalle cucine di ristoranti, bar, rosticcerie e, perfino panifici, con un proliferare di sedie, seggiole, panche e sedili. 

Così Joe Buck, che credeva di aver scampato al suo destino di lavapiatti, questi, i piatti, se li ritrova perfino sotto il marciapiede. Le nostre città − lo sappiamo −, tranne qualche rara eccezione, non hanno propriamente una struttura urbanistica ippodamea (da Ippodamo, grande architetto di Mileto). Le strade, cioè, pur intersecandosi a perpendicolo, sono quasi sempre strette, per cui quelle “foreste” di tavoli e sedie, non solo impediscono il passaggio ai poveri pedoni, ma con tutti quei gazebo, fioriere, vasconi, che si spingono fino a metà carreggiata, impediscono anche il transito regolare dei veicoli. 

Non parliamo, poi, dei poveri automobilisti, già vessati da accise, tasse di circolazione (di possesso, pardon), revisioni, assicurazioni, e altri balzelli. Ora devono affrontare anche il problema del parcheggio, visto che, dall’oggi al domani (spesso anche di notte), interi isolati sono stati occupati, “manu ligni”, togliendogli per sempre quel buco, dove soleva parcheggiare la sua auto. Il “Lignum”, ovviamente, è quello dei tavolini, delle sedie, dei gazebo, delle panche, delle sdraio. Una improntitudine, quella di alcuni, che hanno esteso il loro “dominio” stradale ben oltre il raggio del proprio locale, piazzando sedie ed ombrelloni, senza soluzione di continuità, anche a dieci e più metri di distanza. 

Più che di camerieri c’è bisogno di fondisti per raggiungere l’ultimo tavolino in fondo alla strada

E si lamentano, pure, di avere difficoltà a trovare camerieri. Ed è vero. Ma solo perché avrebbero bisogno non solo di chi sappia su quale braccio deve correttamente poggiare il tovagliolo, ma di veri e propri fondisti, tanta è la distanza che devono percorrere dal locale all’ultimo tavolino laggiù, sulla strada. Ti può anche capitare di vedere che quel piccolo bar vicino casa tua, dove, nell’era pre-covid, stavano stretti al bancone tre o quattro avventori, ora, come il Commonwealth britannico, abbia esteso il proprio “dominion” di qualche yard. E se poi l’anglismo che ho colpevolmente usato, Commonwealth, nella lingua di Byron significa “benessere comune”, qui il benessere è solo di qualcuno. Come, del resto, è stato per secoli dei soli Inglesi, che la Regina, o il monarca, li avevano, lì, a portata di mano, mentre tutti gli altri paesi erano considerati poco più che Colonie. 

Non a caso ho citato la Gran Bretagna, parlando di marciapiedi, sedie e dominion. Perché proprio in Inghilterra − qualcuno dice negli Stati Uniti, anche se allora, in quel periodo, gli americani inseguivano camosci e bufali e pellerossa −, è nella cosiddetta rivoluzione industriale (il ‘700) che nacquero i marciapiedi. Questo perché prima le strade erano fatte a schiena d’asino, con il manto stradale, cioè, degradante ai lati, per permettere alle piogge di fluire a lato della carreggiata, ed essere, poi, smaltiti in appositi tombini. 

Fotogramma da “Oliver Twist” di Roman Polanski, 2005

“Carreggiata”, proprio a proposito. Fu, infatti, l’aumentare a dismisura delle carrozze e dei carri, nella Londra industriale, ma anche a Liverpool, con il seguito di sporcizia e letame che andavano accumulandosi ai bordi della strada, con rovinose epidemie degli sfortunati pedoni, a convincere gli architetti ad inventarsi qualcosa. E, per prima, si pensò di cingere i bordi con un “cordolo”. Con un raccordo, cioè, che proteggesse in qualche modo dalla melma stradale i poveri passanti. Subito dopo, nacquero i marciapiedi lastricati, dove finalmente ci si poteva recare, senza il rischio di venire colpiti nell’abito buono da schizzi di fango (o peggio), mettiamo a Piccadilly Circus o a Soho. 

E poiché, qui da noi, nulla è più definitivo del provvisorio, mi sentirei di scommettere che, anche quando il vaccino riuscirà ad avere la meglio sul virus dell’estremo oriente, i marciapiedi e i piani stradali occupati rimarranno tali, e il povero Jacques Prevert non avrebbe più potuto scrivere la sua bellissima “Inventaire”. Una poesia dedicata proprio al marciapiede. “une douzaine d’huitres un citron un pain un rayon de soleil une lame de fond six musiciens une porte avec son paillasson […]”,: “Una dozzina di ostriche/ un limone un panino un raggio di sole un’onda di fondo sei musicisti una porta col suo stoino […]”.  Magari, al posto delle ostriche, le nostre cozze. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giornalista dal 1971. Ha alternato la sua carriera di biochimico con quella della scrittura. Ha diretto per 14 anni “Videolevante”, una televisione pugliese. Ha tenuto corrispondenze dall’Italia e dall’estero per “Il Messaggero”, “Corriere della Sera”, “Quotidiano”, “La Gazzetta del Mezzogiorno” per la quale è editorialista. Con la casa editrice Scorpione, ha pubblicato “Fatti Così” e, con i Libri di Icaro, “Taranto - tra pistole e ciminiere, storia di una saga criminale”, scritto a due mani con il Procuratore Generale della Corte d’Assise di Taranto, Nicolangelo Ghizzardi. Per i “Quaderni” del Circolo Rosselli, ha pubblicato, con Vittorio Emiliani, Piergiovanni Guzzo e Roberto Conforti, “Dossier Archeologia” e, per il Touring club italiano, i “Musei del Sud”.