Rischio di miocardite o pericardite più elevato tra i 18 e i 25 anni dopo la seconda dose dei vaccini mRna

Uno studio finanziato dalla Fda (Food and Drug Administration, autorità che negli Usa ha approvato i vaccini) e pubblicato su The Lancet” l’11 giugno ha utilizzato i dati della sorveglianza attiva sui vaccini anti Covid provenienti da voluminosi database di assistenza sanitaria, per quantificare e consentire il confronto diretto del rischio cardiaco dopo la vaccinazione. Pur continuando a sostenere l’uso dei vaccini, gli scienziati scrivono che «nel lasso di tempo di 1-7 giorni dopo la ricezione della seconda dose» e che «sono necessari studi con ulteriori fonti dati per valutare ulteriormente il rischio»


L’analisi di LAURA CALOSSO

«Nel lasso di tempo di 1-7 giorni dopo la ricezione della seconda dose», il rischio più elevato ha riguardato i ragazzi di età compresa tra i 18 e i 25 anni e «sono necessari studi con ulteriori fonti dati»

«UN AUMENTO DEL RISCHIO di miocardite o pericardite è stato osservato dopo la vaccinazione contro la Covid-19 con vaccini mRNA ed è stato più elevato negli uomini di età compresa tra i 18 e i 25 anni, dopo la seconda dose di vaccino. Tuttavia, l’incidenza è rara».  Questo è ciò che afferma uno studio [leggi qui nota 1] finanziato dalla Fda (Food and Drug Administration, autorità che negli Usa ha approvato i vaccini) e pubblicato su The Lancet. Dai risultati non emerge una differenza di rischio statisticamente significativa tra il vaccino di Pfizer-BioNTech e quello di Moderna, ma i ricercatori non escludono che una differenza ci sia. Pur continuando a sostenere l’uso dei vaccini (il fatto che lo studio sia finanziato da Fda va tenuto in conto) gli scienziati scrivono che «nel lasso di tempo di 1-7 giorni dopo la ricezione della seconda dose», il rischio più elevato ha riguardato appunto  ragazzi di età compresa tra i 18 e i 25 anni e che «sono necessari studi con ulteriori fonti dati per valutare ulteriormente il rischio».

Le valutazioni si sono rese necessarie perché «vari sistemi di sorveglianza passiva hanno riportato un aumento del rischio di miocardite o pericardite, o di entrambe, dopo la vaccinazione con Covid-19 mRNA, soprattutto nei giovani uomini». I ricercatori hanno quindi utilizzato i dati della sorveglianza attiva provenienti da voluminosi database di assistenza sanitaria, in modo da quantificare e consentire il confronto diretto del rischio di miocardite o pericardite, o di entrambe, dopo la vaccinazione. 

Lo studio finanziato dalla Fda e pubblicato su “The Lancet” l’11 giugno sembra confermare quanto già emerso in una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “Nature” il 28 aprile scorso

Tra le 15. 148. 369 persone nella fascia 18-64 anni, che hanno ricevuto 16. 912.716 dosi di Pfizer e 10.631.554 dosi di Moderna, sono stati osservati 411 eventi di miocardite o di pericardite, o entrambi. L’incidenza più alta è stata proprio nella fascia 18-25.

Questo studio sembra quindi confermare quanto già emerso in una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “Nature” il 28 aprile scorso e da noi riportata in un articolo del 3 maggio [leggi qui nota 2]. Lo studio si era svolto analizzando nel dettaglio le telefonate arrivate al numero per le emergenze in Israele, prima, durante e dopo la pandemia, in relazione anche all’avvio della campagna vaccinale. «Pur non stabilendo relazioni causali», avevano precisato i ricercatori, «i risultati sollevano preoccupazioni riguardo agli effetti collaterali cardiovascolari gravi, non diagnosticati, indotti dal vaccino, e sottolineano la relazione causale già stabilita tra i vaccini e la miocardite, una causa frequente di arresto cardiaco improvviso negli individui giovani».

Considerato che il vaccino — come indicato nel bugiardino del farmaco — potrebbe attenuare la malattia grave, ma non abbatte il rischio di contagio (nessun vaccino è stato registrato con indicazioni riguardo alla prevenzione della trasmissione del virus, e l’immunità di gregge è una chimera, come già sottolineato in un recente articolo sull’obbligo vaccinale  [leggi qui nota 3] è importante porre una domanda: considerato che il rischio di malattia grave/morte tra i giovani è bassissimo, ha senso esporli a rischi con la vaccinazione, che, seppure non obbligatoria nella fascia 18-25, è stata di fatto forzata con l’introduzione del Super Green Pass? Prima dell’autunno, una risposta da parte di governo e ministero della Salute è d’obbligo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Scrittrice, giornalista e traduttrice, laureata in Scienze Politiche e in Lettere, Culture moderne comparate, Letteratura tedesca. Ha lavorato come giornalista e addetta stampa. La carriera di scrittrice è iniziata con una menzione di merito al Premio Calvino, edizione 2008/2009, e il primo romanzo "A ogni costo, l'amore" pubblicato da Mondadori nel 2011. Il giornalismo d’inchiesta è la sua passione. Lavora nel mondo dell’editoria e per la Rai.