C’è in gioco la salute a tavola e la necessità di rispettare gli obiettivi stabiliti per disinnescare la crisi climatica. Ma c’è anche la necessità di salvaguardarsi da un business governato dai padroni dell’hi tech e della finanza mondiale, che potrebbero diventare i monopolisti del nuovo cibo. La soluzione si chiama Europa, se riuscisse a diventare un riferimento globale della sicurezza alimentare (già ora è considerata il posto più sicuro dove mangiare). Sarebbe un bene per tutti, e dal punto di vista delle ricadute economiche c’è un vantaggio in più per l’Italia, paese fondatore della “dieta mediterranea”

IL CIBO, FONDAMENTALE per la salute pubblica, si trova al centro di una tempesta perfetta, che rischia di pregiudicare seriamente sia la sovranità alimentare in capo ai Governi obbligati a garantirla, sia i livelli di sicurezza alimentare necessari ad assicurare la salubrità e salvaguardia dell’alimento dai rischi potenziali per la salute umana. Il cibo sintetico e il pacchetto Green deal varato dall’Ue, rappresentano i due pilastri di una strategia “silente“ che rischia di mettere sotto scacco il cibo e determinare conseguenze devastanti per la sicurezza alimentare.
L’altro filone interessante è rappresentato dalla strategia Green Deal dell’Ue attraverso cui l’Europa si candida a diventare il primo continente neutrale dal punto di vista delle emissioni climalteranti entro il 2050, prevedendo già dal 2030 la riduzione nell’uso di fitofarmaci e antibiotici negli allevamenti. Tale imposizione per la sola agricoltura europea acuisce l’ampio divario già esistente negli standard di sicurezza tra Europa e resto dl mondo. L’ambizioso obiettivo europeo di una corsa solitaria alla transizione ecologica in agricoltura rischia di far aumentare l’import di prodotti con bassi standard di sicurezza, promuovendo la concentrazione della produzione agricola laddove gli standard e i sistemi di controllo risultano meno robusti e diminuendo di conseguenza la produzione laddove è più sicura.
