
Sabato 3 ottobre la protesta arriverà nel cuore della Capitale a partire dalle 10:30 contro l’impianto di Santa Palomba. Il termovalorizzatore di Roma non è solo una scelta sui rifiuti: è il banco di prova della nostra democrazia. Prima gli incendi senza responsabili dei quattro impianti Tmb (Trattamenti Meccanico-Biologici) destinati dalla Giunta Marino a diventare fabbriche di materiali, riducendo costi e dipendenza da impianti di combustione. Nel 2023 diversi Consigli comunali dell’area metropolitana meridionale, rappresentativi di circa 260.000 abitanti, hanno chiesto un dibattito pubblico. Nel 2025 è stata richiesta un’inchiesta pubblica nella Via (Valutazione di impatto ambientale). Richieste istituzionali negate. Che fine ha fatto il Codice etico del Pd? Il 7 ottobre la decisione del Tar Lazio
◆ Il commento di MARCO ALTERI
► C’è una domanda che viene prima del termovalorizzatore di Santa Palomba e persino prima del merito tecnico sull’incenerimento: chi decide, come decide e per conto di chi decide? È questa la questione democratica a cui dare risposta. Il primo strappo risale al 2015, quando l’amministrazione Marino fu fatta cadere con accuse poi risultate inconsistenti. In appena due anni quella giunta aveva portato la raccolta differenziata dal 27% al 41%, avviato misure di riduzione dei rifiuti e approvato un piano industriale di Ama fondato su impianti pubblici per il recupero di materia. Quel piano avrebbe trasformato i Tmb (Trattamenti Meccanico-Biologici) in fabbriche di materiali, riducendo costi e dipendenza da impianti di combustione. Tra il 2018 e il 2023 si registrano gli incendi senza responsabili di tutti e 4 i Tmb di Roma: Tmb Salario, Tmb Rocca Cencia, Tmb 1 e 2 di Malagrotta e il gassificatore pieno di rifiuti nonostante non fosse in funzione. Cosa hanno in comune? In tutti, gli impianti di videosorveglianza e antincendio non hanno funzionato.
Nato sotto il segno del Giubileo, autorizzato a Giubileo concluso
Roberto Gualtieri a ottobre 2021 ha vinto le elezioni con un programma che non prevedeva il termovalorizzatore; chi lo proponeva apertamente, Carlo Calenda, le ha perse. Sei mesi dopo, il Governo Draghi ha attribuito a Gualtieri poteri commissariali per realizzare proprio un inceneritore, derogando alla pianificazione regionale appena approvata. Si dirà: il Consiglio di Stato ha ritenuto legittimi quei poteri. Ma la legittimità giuridica non esaurisce la legittimazione democratica. Un conto è accelerare per un’emergenza, altro è usare l’eccezione per impegnare la città per oltre trent’anni, con una concessione a RenewRome guidata da Acea Ambiente, ma partecipata in larga misura da soggetti privati. Un’opera nata sotto il segno del Giubileo è stata autorizzata quando il Giubileo era ormai concluso.

Il punto più grave resta la partecipazione negata. Nel 2023 diversi Consigli comunali dell’area metropolitana meridionale, rappresentativi di circa 260.000 abitanti, hanno chiesto un dibattito pubblico. Nel 2025 è stata richiesta un’inchiesta pubblica nella Via (Valutazione di impatto ambientale). Richieste istituzionali, previste dalle normative sugli appalti e ambientali, liquidate senza una vera motivazione. I poteri straordinari possono semplificare le procedure, ma non trasformano la democrazia in una monarchia assoluta, anche il diniego del commissario deve essere motivato dall’interesse pubblico e non piegato all’interesse dei privati. Non possono trasformare il dissenso democratico in un fastidio da aggirare. Qui nasce anche una questione morale per il Partito Democratico. Il Pd proclama, nel proprio Codice etico, autonomia della politica, trasparenza, partecipazione, confronto democratico e rendicontazione. Bene: questi principi valgono anche quando a forzarli sono amministratori del Pd? È compatibile con il Codice Etico imporre una scelta non annunciata agli elettori, sottrarla agli strumenti di partecipazione previsti dalla legge e consegnarla a un contratto pluridecennale che coinvolge interessi economici enormi?
La domanda non è ideologica. È democratica. Quando la politica incontra grandi rendite, concessioni che vanno oltre una generazione e operatori privati garantiti da flussi pubblici di ricavi, deve essere più autonoma, non meno; più trasparente, non meno; più controllabile, non meno. Per questo gli organismi di garanzia del Pd dovrebbero dire pubblicamente se la condotta del sindaco-commissario Roberto Gualtieri sia coerente con i valori che il partito dichiara di difendere. Un Codice etico non serve per le conferenze stampa: serve quando costa rispettarlo.

Chi decide, come decide e per conto di chi decide?
Il 3 ottobre 2026, alle 10:00, da Piazza della Repubblica a Piazza Barberini, la manifestazione contro gli inceneritori porterà questa domanda nel cuore di Roma. Non solo no a un impianto, ma sì a un’altra idea di governo dei rifiuti: prevenzione, riuso, riciclo, recupero di materia, trasparenza sui contratti, fine dei poteri commissariali usati per comprimere la partecipazione. Al Governo si chiede di aggiornare il Programma nazionale di gestione dei rifiuti puntando sulle tecnologie alternative all’incenerimento, approvare una legge sul biomonitoraggio ambientale e sanitario, orientare fiscalità e investimenti secondo la gerarchia europea dei rifiuti, introdurre una moratoria sui nuovi inceneritori e la progressiva dismissione di quelli esistenti, rendere pubblici contratti, costi, garanzie e profitti; revocare i poteri commissariali. È una piattaforma netta: la salute non si sacrifica, la materia non si brucia, la democrazia non si commissaria.
Il 7 ottobre al Tar Lazio si terrà l’udienza di merito sulla legittimità del Paur (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), chi vuole l’inceneritore sa di giocarsi tutto e metterà in campo tutta la sua forza, la nostra democrazia è nelle mani di una persona sola: il giudice, che dovrà dimostrare tutta l’indipendenza e imparzialità della magistratura. — (5. fine; le puntate precedenti sono state pubblicate qui nei giorni scorsi: 1/ venerdì 4 settembre, 2/ venerdì 11 settembre, 3/ venerdì 18 settembre, 4/ venerdì 25 settembre)
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