Il matrimonio dell’anno si è celebrato tra stucchi dorati, lampadari di Murano, champagne a temperatura controllata e fotografie filtrate con la stessa cura con cui un tempo si filtrava l’acqua del Gattopardo. Palazzo Gangi è la location impeccabile: se devi mettere in scena il capitalismo estetico del XXI secolo, tanto vale farlo nel salotto dove Visconti girò il ballo dei moribondi. L’antica Roma aveva il pane e il circo. Noi abbiamo le arancine e lo streaming dei matrimoni altrui. Un progresso indiscutibile, almeno dal punto di vista dell’efficienza dello spettacolo. Dal centro storico gli abitanti se ne vanno. Gli studenti se ne vanno. Gli artigiani chiudono. Il tessuto connettivo di una comunità si dissolve con la stessa velocità con cui proliferano B&B, affitti brevi e locali che promettono “autentica esperienza siciliana”. Tomasi di Lampedusa probabilmente avrebbe scritto un nuovo capitolo del suo “Gattopardo”. Forse lo avrebbe intitolato: “Il Ballo continua”. Con una differenza rispetto al romanzo. Nel libro almeno qualcuno danzava. Oggi la maggior parte guarda. E il palazzo, intanto, scricchiola

Qui in alto e sotto il titolo: Dua Lipa e Collum Turner il giorno del loro matrimonio a Palermo

◆ Il commento di AURELIO ANGELINI

Dua Lipa ha sposato Palermo per tre giorni. Palermo, in compenso, continua a divorziare da sé stessa da almeno trent’anni. Ma non sottilizziamo. Il matrimonio dell’anno si è celebrato tra stucchi dorati, lampadari di Murano, champagne a temperatura controllata e fotografie filtrate con la stessa cura con cui un tempo si filtrava l’acqua del Gattopardo. Palazzo Gangi, location impeccabile: se devi mettere in scena il capitalismo estetico del XXI secolo, tanto vale farlo nel salotto dove Visconti girò il ballo dei moribondi. Circolarità perfetta. Tomasi di Lampedusa aveva scritto: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Oggi la frase si potrebbe aggiornare così: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, basta invitare qualche influencer e aprire le porte dei palazzi storici alle giuste carte di credito”. Funziona. Funziona benissimo.

Scene da un matrimonio a Palermo 2026
Il popolo dei guardoni civici

La cosa più straordinaria non è il matrimonio. La cosa più straordinaria è stata la discussione che ha generato. Una parte della città reclamava i maxischermi per assistere alla cerimonia. I maxischermi. Non per seguire un dibattito sul Piano Regolatore. Non per discutere della crisi idrica in Sicilia. Non per confrontarsi sulla fuga dei giovani, sulla crisi climatica che trasforma l’entroterra in savana mediterranea, sulla desertificazione demografica di interi quartieri. Per vedere gente ricca che festeggia. L’antica Roma aveva il pane e il circo. Noi abbiamo le arancine e lo streaming dei matrimoni altrui. Un progresso indiscutibile, almeno dal punto di vista dell’efficienza dello spettacolo. D’altra parte, non capita tutti i giorni di poter contemplare gratuitamente persone che possono permettersi di affittare monumenti pubblici come sale ricevimento private. È una forma moderna di turismo sociale: non visiti il lusso, lo sbirci da dietro una transenna. Emozionati, però. Emozionati è fondamentale.

L’offesa istituzionale

Poi è arrivato il Telegraph. Con la consueta grazia britannica ha ricordato che Palazzo Gangi, in passato, aveva frequentazioni riconducibili a quella parte della storia siciliana di padrini e di mafia che si preferisce non stampare sulle calamite da frigorifero. Apriti cielo. Politici, assessori, amministratori e professionisti dell’indignazione a geometria variabile hanno reagito come se qualcuno avesse insultato la memoria dei propri antenati. Che sensibilità. Che prontezza di riflessi. Peccato che la stessa suscettibilità tenda a scomparire quando si parla di spopolamento, dissesto idrogeologico, coste erose dall’innalzamento del mare, infrastrutture incompiute, trasporto pubblico in modalità paleolitica o giovani che emigrano con la stessa regolarità con cui arrivano i turisti. Su queste questioni regna una serenità quasi zen. Chi governa la Sicilia da decenni riesce nell’impresa straordinaria di indignarsi per un articolo del Telegraph e non riuscire a indignarsi per i propri risultati amministrativi. Un talento raro, da conservare con cura,  magari in un palazzo storico.

Il centro storico Disneyland

Nel frattempo, il centro storico prosegue la sua metamorfosi silenziosa. Da città a scenografia. Da luogo vissuto a prodotto esperienziale. Da ecosistema urbano a catalogo fotografico. Gli abitanti se ne vanno. Gli studenti se ne vanno. Gli artigiani chiudono. Il tessuto connettivo di una comunità – botteghe, mercati di prossimità, spazi aggregativi – si dissolve con la stessa velocità con cui proliferano B&B, affitti brevi e locali che promettono “autentica esperienza siciliana” con la stessa autenticità di un sushi bar ad Enna.

La celebre foto di Toni Gentile che ritrae Falcone e Borsellino sorridenti diventata un’icona globale
Falcone e Borsellino finiscono sulle calamite da frigorifero

La memoria civile trasformata in merchandising. Il dolore collettivo monetizzato e venduto a 3 euro al pezzo. Ed è qui che il problema smette di essere estetico e diventa ecologico nel senso più profondo del termine: non soltanto ambientale, ma culturale. Una città che svuota i propri abitanti per riempirsi di visitatori perde la sua biodiversità sociale. Muore, anche se continua a sembrare viva nelle fotografie.

Economia del selfie, ovvero il turismo come industria estrattiva

Le navi da crociera scaricano migliaia di visitatori. Scendono. Fotografano. Consumano una granita. Ripartono. La città incassa qualche euro e si tiene il conto ambientale: emissioni di ossido di zolfo ed altro sulle banchine, congestione del centro, pressione devastante sulle risorse idriche in una regione già arida, occupazione dello specchio portuale che potrebbe ospitare ben altro. Ma i numeri fanno scena. E i numeri, si sa, sono fondamentali quando si deve preparare una conferenza stampa o rendicontare un mandato elettorale. La differenza tra sviluppo e estrattivismo turistico è esattamente quella che esiste tra agricoltura e deforestazione: il primo nutre il territorio nel tempo, il secondo lo svuota rapidamente lasciando una superficie lucida e impoverita. Il turismo di massa lascia recensioni su Tripadvisor. L’estrattivismo turistico lascia quartieri svuotati, falde acquifere sotto pressione e una comunità che non riesce più a riconoscersi nella propria città. Palermo come sceneggiatura o del fondale che crede di essere protagonista.

Dua Lipa e Collum Turner, novelli sposi a Palermo
Ma il vero punto non è Dua Lipa

Dua Lipa ha fatto esattamente ciò che fanno tutte le celebrity del capitalismo estetico contemporaneo: utilizzare un luogo straordinario come sfondo per una narrazione perfettamente confezionata, distribuita globalmente, monetizzata efficientemente. Il matrimonio non è stato un evento privato. È stato un contenuto. Una campagna di branding territoriale non commissionata e non retribuita. Una produzione fotografica globale in cui Palermo recitava – magnificamente, va detto – la parte del fondale. I miliardari del XXI secolo non comprano soltanto case, alberghi o isole private. Comprano l’esclusività dell’esperienza. Comprano la possibilità di trasformare uno spazio collettivo in una scenografia privata, temporaneamente sottratta alla città che la ospita. E la distanza sociale oggi non si misura in metri quadrati di proprietà, ma in livelli di accesso agli spazi comuni. C’è chi entra dalla porta principale. C’è chi guarda dai maxischermi. E c’è chi non si chiede come mai quella porta sia diventata privata.

Il ballo 2.0, requiem per una città che guarda

Alla fine, il vero protagonista di questa storia non è il matrimonio. È la città che osserva il matrimonio. È la città che discute del matrimonio. È la città che si appassiona al matrimonio. Mentre intorno si deteriorano silenziosamente le condizioni ecologiche, sociali e infrastrutturali che rendono possibile una vita urbana degna: l’acqua che scarseggia d’estate, i giovani che partono, i quartieri che si spengono, il territorio che frana, il mare che si scalda, le specie endemiche che arretrano. Il Gattopardo raccontava una classe dirigente che cambiava faccia per conservare il potere in un’isola già sull’orlo del cambiamento storico. Oggi il meccanismo è identico, ma lo spettacolo è più sofisticato. Il ballo si trasmette in streaming. Le dame hanno gli account Instagram. I nobili hanno gli uffici stampa. I cortigiani hanno i podcast. Gli esperti di comunicazione hanno le strategie di place branding. E il territorio, quello reale, quello fatto di suolo, acqua, comunità, memoria: aspetta. Tomasi di Lampedusa probabilmente avrebbe scritto un nuovo capitolo. Forse lo avrebbe intitolato: “Il Ballo continua”. Con una differenza rispetto al romanzo. Nel libro almeno qualcuno danzava. Oggi la maggior parte guarda. E il palazzo, intanto, continua a scricchiolare. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Sociologo dell’Ambiente e del Territorio. È presidente del Comitato Nazionale per l’Educazione alla Sostenibilità Agenda 2030. Coordinatore Nazionale di Movimento Ecologista. È stato professore ordinario di Sociologia dell'Ambiente e del Territorio presso l'Università Kore di Enna, preside di facoltà e coordinatore del Dottorato di ricerca in "Contesti, ambienti e stili di vita per la salute e il benessere". Ha insegnato all'Università di Palermo: Sociologia Urbana; Ecologia; Diritto dell’Ambiente; Politiche di Tutela dell’Ambiente; Sociologia delle Migrazioni. Nell'università Iulm di Milano: Politica del territorio e dell’ambiente; Ambiente e sviluppo sostenibile. In Sicilia, fa parte del Comitato scientifico dell’Autorità di Bacino ed è stato presidente della Commissione Tecnica Specializzata per le valutazioni ambientali. Dirige la Collana della FrancoAngeli: Benessere Ambiente e Salute e la rivista scientifica Culture della Sostenibilità.