Dai suoi albori ad oggi il movimento ambientalista ha utilizzato e promosso gli strumenti offerti dalla legge e dall’ordinamento giudiziario. Basti pensare alle insegne del Popolo Inquinato issate negli anni Ottanta del secolo scorso, che hanno innescato il nascere del primo diritto ambientale pretorio, o a come cittadini e associazioni abbiano aperto i primi sentieri di partecipazione civica ambientalista nei processi. Nel dibattito che dovrà rinvigorirsi sulla giustizia, sul sistema giudiziario che ne garantisce la quotidiana esistenza, il pensiero e l’esperienza ecologista ha buon titolo per essere partecipe e protagonista. Per individuare punti programmatici da porre, tra gli altri, alla base della ormai prossima proposta politica elettorale da contrapporre all’attuale maggioranza.  Sulla giustizia indipendente e la tutela dinamica delle Costituzione l’attuale maggioranza parlamentare ha preso la sua prima sonora sconfitta nelle urne. A guardar bene le cose, non è solo un caso


◆ L’analisi di CORRADO CARRUBBA, giurista ambientalista

Come correttamente più voci hanno asserito in queste ore, archiviato con vincitori e vinti il referendum sulla riforma costituzionale, non va e non deve andare in polverosa soffitta il tema di una poderosa quanto necessaria riforma della giustizia; rinnovata riforma che sappia garantire eguaglianza, diritti, pari opportunità. Una giustizia che rilanci in questo mondo squassato da vecchie e nuove guerre, da sempre maggiori faglie di diseguaglianza, da deliri autoritari messianici e digitali, la supremazia della legge, intesa quale presidio di tutti e tutte contro lo strapotere dei sistemi di potere di turno. Una giustizia giusta, rigorosa ma compassionevole, moderna ma umana, non classista e non specista, accessibile e trasparente. Non immobile, reazionaria, fossile, ma dinamica e rinnovabile. Una giustizia ecologista, in sintesi, che rilanci e rielabori per il futuro i principi cardine di stampo liberale e socialista mutualistico dei secoli passati in un rinnovato patto costituzionale per la sostenibilità dell’oggi, nell’interesse anche delle generazioni future.

Qualcuno forse potrà stupirsi che simile riflessione e urgenza ad andare oltre possa venire dalla critica e dalla analisi politica ecologista, ma è un abbaglio: dai suoi albori all’oggi il movimento ambientalista ha utilizzato e promosso gli strumenti offerti dalla legge e dell’ordinamento giudiziario. Basti pensare alle insegne del Popolo Inquinato issate negli anni Ottanta del secolo scorso, che hanno innescato il nascere del primo diritto ambientale pretorio, o a come cittadini e associazioni abbiano aperto i primi sentieri di partecipazione civica ambientalista nei processi, o ancora al protagonismo di giuristi, magistrati e avvocati, che hanno fatto la storia e la giurisprudenza della nuova frontiera della tutela dell’ambiente; come non va dimenticato il protagonismo delle forze politiche verdi ed ecologiste nella produzione di nuove leggi e condivise riforme costituzionali, la lotta alle ecomafie, fino a giungere oggi all’affermarsi della domanda di giustizia climatica con i mille conflitti presenti sui territori, spesso combattuti contro i ricchi e potenti campioni dello sviluppo lineare e predatorio. 

Quindi nel dibattito che dovrà rinvigorirsi sulla giustizia, sul sistema giudiziario che ne garantisce la quotidiana esistenza, il pensiero e l’esperienza ecologista ha buon titolo per essere partecipe e protagonista; nelle nostre radici e nel nostro presente non mancano esperienze, sensibilità, professionalità, visione che possono contribuire a questo ormai ineludibile dibattito. Che già dalla corrente legislatura, ove vi fossero le responsabili condizioni, potrebbe portare a primi risultati. Ma soprattutto alla individuazione di punti programmatici da porre, tra gli altri, alla base della ormai prossima proposta politica elettorale da contrapporre all’attuale maggioranza che, sarà un caso, proprio sulla giustizia indipendente e la tutela dinamica delle Costituzione ha preso la sua prima sonora sconfitta nelle urne. Vi sarà tempo, ma non molto in realtà, per entrare nel merito di una non semplice riflessione e individuazione di punti di programma e concrete azioni, ma da subito è possibile individuare alcune questioni e impostazioni di sistema che potrebbero rappresentare la bussola di questo percorso.

Dapprima, riaffermata la piena indipendenza e unitarietà della magistratura insieme con la sua responsabilità a bilanciamento dell’enorme potere che esercita, occorre lavorare per rafforzare i diritti e gli spazi processuali delle parti private nei processi, soprattutto nel processo penale ma non solo. Grande assente nel dibattito, se non per gli addetti ai lavori, è ad esempio lo stato grave in cui versa il processo civile nonostante esso sia per la maggior parte dei cittadini e delle imprese la prima giustizia che incontrano e di cui hanno necessità; simile disattenzione caratterizza anche la giurisdizione amministrativa, con le sue luci e ombre, nonostante la sua sempre maggiore importanza anche sul fronte ambientale, sino a giungere alla giurisdizione contabile di controllo e di responsabilità. In parallelo va prestata rinnovata attenzione al mondo e all’organizzazione istituzionale dell’Avvocatura, anch’essa parte negletta seppure attrice primaria dell’esercizio della giurisdizione, presidio a tutela dei diritti, che richiede avvocati anch’essi indipendenti, qualificati, responsabili; dalle modalità di accesso ad una professione sempre più difficile che rischia ogni giorno che passa di essere sempre più classista e censuaria, alla strutturazione territoriale e nazionale delle sue rappresentanze. 

A seguire occorre pensare a un new deal della macchina giudiziaria, che finalmente con i dovuti investimenti superi le lacune di personale togato e non, di risorse logistiche e tecnologiche, anche nelle funzioni ausiliarie, senza le quali non vi è giustizia sostanziale nei tempi necessari. E senza le quali non vi è giustizia in particolare in alcuni settori molto delicati quanto ignorati, se non illuminati sporadicamente dalle cronache, come ad esempio la magistratura di sorveglianza nell’esecuzione penale e nel controllo del sistema carcerario, o la magistratura penale minorile, o ancora le delicatissime funzioni civili in materia di famiglia e minori. Superando anche, una volta per tutte, le porte girevoli quindi la pericolosa commistione tra magistrature tutte e potere esecutivo, che per di più sottrae magistrati, spesso altamente qualificati ed esperti, al loro lavoro. Non si comprende ad esempio come nel nuovo millennio tutte le responsabilità apicali anche gestionali del ministero della Giustizia debbano essere affidate a magistrati anziché a manager, o ancora che sia normale che gli uffici di diretta collaborazione della Presidenza del Consiglio e dei ministri siano composti e guidati nella stragrande maggioranza dei casi da magistrati amministrativi, i quali magari poi saranno chiamati a giudicare la legittimità di atti da essi stessi, o dai loro diretti colleghi, posti in essere. Il tema infine sempre presente e sempre più aggravatosi dell’accesso e dei costi della giustizia sia per i singoli che per gli enti esponenziali e rappresentativi, che pone oggettivi ostacoli ad una giustizia partecipata; ma senza però che ciò porti al proliferare di contenziosi strumentali, a volte inutili se non dannosi di cui anche vi è purtroppo esperienza, valorizzando le strade alternative alle dispute giudiziarie, sino all’effettiva implementazione della grande novità della giustizia riparativa. 

Ve ne è di carne al fuoco; non sprechiamo quindi l’attenzione che questo ultimo referendum ha destato, aldilà della plateale sconfessione degli orientamenti di centro destra e della sua gioiosa macchina da guerra, mostrando come Costituzione, diritti e funzionamento della giustizia siano temi cari e sentiti nel Paese. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Giurista ambientale sin dagli studi universitari, legale storico dei Centri di Azione Giuridica di Legambiente, ha ricoperto nel corso degli anni numerosi incarichi pubblici a livello locale e nazionale, da commissario settennale di Arpa Lazio a capo di gabinetto e consigliere giuridico ministeriale in diversi governi. Dal 2014 al 2019 è stato prima sub commissario di governo poi commissario straordinario del Gruppo industriale Ilva Spa. Impegnato tuttora nell’associazionismo ambientalista e nelle esperienze politiche progressiste verdi ed ecologiste, è avvocato a Roma e socio di “Safe Green Sta” www.safegreen.it