
In questa edizione è il Parlamento come luogo simbolico della democrazia. Bruto, Cassio e gli altri cospiratori sono rivoluzionari che falliscono dando vita a una guerra civile; Antonio e Ottaviano politici opportunisti, futuri dittatori. Giulio Cesare un tiranno, padre oppressore che compare soltanto come fantasma. La regia di Lorenzi ci porta in un mondo distopico (molto più vicino al nostro che all’antica Roma). La scena è una arena mediatica dove gli schermi rimandano a immagini attuali di guerra e devastazione alternate ad altre di futile intrattenimento. Fino al 29 novembre lo spettacolo è in scena a Torino (San Pietro in Vincoli), dall’11 al 14 dicembre a Milano (Teatro Fontana), il 18 dicembre ad Arzignano in provincia di Vicenza
◆ La recensione di SIMONETTA RHO
► Il teatro di William Shakespeare è sempre attuale e moderno, fonte di lettura e ispirazione per raccontare l’umanità in ogni sua sfumatura. La politica, il mondo in decadenza, la crisi della democrazia, la rivoluzione che diventa guerra civile, la lotta per il potere, la dittatura. Sono questi gli elementi che la tragedia Giulio Cesare di Shakespeare continua a proporci offrendo letture declinabili al presente. La versione portata in scena in questi giorni dal Collettivo il Mulino di Amleto diretto da Marco Lorenzi è una lezione di teatro civile che il sottotitolo “la notte della Repubblica” mette in evidenza. Marco Lorenzi insieme a Lorenzo De Iacovo ha lavorato sul testo, asciugando la drammaturgia, riducendo i personaggi e aggiungendo scritti in parte presi da altro materiale come il Memoriale e le Lettere di Aldo Moro o le opere di Heiner Muller.
La vera vittima della Storia in questa edizione è il Parlamento come luogo simbolico della democrazia. Bruto, Cassio e gli altri cospiratori sono rivoluzionari che falliscono dando vita a una guerra civile; Antonio e Ottaviano politici opportunisti, futuri dittatori. Giulio Cesare un tiranno, padre oppressore che compare soltanto come fantasma. La regia di Lorenzi ci porta in un mondo distopico (molto più vicino al nostro che all’antica Roma). La scena è una arena mediatica dove gli schermi rimandano a immagini attuali di guerra e devastazione alternate ad altre di futile intrattenimento. Il pubblico nella messa in scena a San Pietro in Vincoli (ex cimitero napoleonico nella periferia torinese ora Hub culturale) è a stretto contatto con gli attori e nel momento clou del funerale di Cesare diventa incarnazione del popolo romano ed esce per assistere alle orazioni di Antonio e Bruto.
Gli interpreti sono sei: Vittorio Camarota (Bruto), Raffaele Musella (Marco Antonio), Yuri D’Agostino, Francesco Sabatino, Alice Spisa, Angelo Tronca. Il loro è un lavoro corale sulle parole che porta a interrogarsi sul potere, sulla crisi della democrazia, sul ruolo dei mass media. Marco Lorenzi e il collettivo Il Mulino di Amleto (Premio Ubu 2024 come miglior nuovo testo straniero a “Come gli uccelli” e Premio Anct 2021) in questo spettacolo proseguono la loro ricerca proponendo un teatro politico e civile in cui – lo dichiarano nelle note di lavorazione – la coralità è un antidoto contro la solitudine e la frammentazione della società.
Spettacolo in scena a Torino, San Pietro in Vincoli Stagione Fertili Terreni Teatro fino al 29 novembre 2025; a Milano, Teatro Fontana 11-14 dicembre 2025; a Arzignano (Vicenza) 18 dicembre 2025. © RIPRODUZIONE RISERVATA
