Ciclismo internazionale, bella annata in arrivo. Per gli Azzurri pedalate in salita 

La prima grande classica della stagione ciclistica, Strade Bianche, ci consegna subito una domanda: «dove sono gli italiani?». E il punto è alquanto dolente. Nel 2020 il nostro ciclismo è rimasto completamente all’asciutto di vittorie nel calendario World Tour, cosa mai avvenuta prima. Ganna sarà un protagonista della corsa rosa, ma solo per i traguardi parziali. Per la vittoria finale, l’uomo da battere sarà il suo compagno di squadra Egan Bernal, che ha messo il Giro in cima agli obiettivi stagionali


L’analisi di MARCO FILACCHIONE

¶¶¶ Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà decisamente una bella annata. La Strade Bianche, prima grande classica della stagione ciclistica, giocata sabato scorso sugli sterrati delle colline senesi, è stata un film dal finale spettacolare, interpretato dai migliori attori su piazza. Davanti c’erano Alaphilippe, van der Poel e Bernal, rispettivamente il campione del mondo, un magnifico cacciatore di classiche e il vincitore del Tour 2019. E a distanza di una quindicina di secondi inseguivano Pogačar e van Aert, stelle assolute della stagione passata. A 500 metri dall’arrivo, sullo strappo crudele di Santa Caterina, van der Poel ha impresso un mostruoso cambio di passo, guadagnandosi l’arrivo solitario a Piazza del Campo. Agli altri non è rimasto che dargli appuntamento a Sanremo, fra due settimane. 

Se la domanda è: «dove sono gli italiani?», preferiremmo passare oltre, perché il punto è alquanto dolente. I più vicini, Bettiol e Formolo, sono arrivati dopo 6 minuti e mezzo, perpetuando un’astinenza che in questa corsa dura dal lontano 2013, quando vinse Moreno Moser, a tutt’oggi l’unico azzurro nell’albo d’oro. Dobbiamo del resto abituarci a un ciclismo scarsamente italocentrico. Quella appena partita è la quinta stagione consecutiva senza squadre italiane nel World Tour, la “serie A” del ciclismo mondiale. Alcuni dei nostri migliori corridori trovano asilo nei grandi team internazionali e possono quindi partecipare alle corse più importanti; quanto agli altri devono accontentarsi (wild cards a parte) dei cosiddetti circuiti continentali, riservati ai “Pro Team” e ai “Continental Team”.  

In questa situazione, nel 2020 il nostro ciclismo è rimasto completamente all’asciutto di vittorie nel calendario World Tour, cosa mai avvenuta prima. Una debâcle favorita anche dal declino di Vincenzo Nibali e solo parzialmente giustificata dalla cancellazione, causa Covid, di alcuni grandi appuntamenti, come Parigi-Roubaix e Amstel Gold Race. 

Fatte salve imprese estemporanee, difficilmente l’andazzo cambierà nei prossimi mesi. Già alla Milano-Sanremo, il 20 marzo, potremmo assistere all’ennesimo duello tra van der Poel e van Aert, la cui rivalità sta lievitando in maniera promettente. Senza dimenticare Julian Alaphilippe, che a Sanremo ha ottenuto un primo e un secondo posto negli ultimi due anni. E poi la campagna del Nord, con i due “van” ancora probabili protagonisti. A proposito: la Roubaix poteva essere l’esame di laurea per Filippo Ganna, che ha ormai imparato a vincere non solo a cronometro e che sembra fatto apposta per mangiare il pavé e le lunghe pianure della regina delle classiche. A meno di ripensamenti il suo team, la corazzata Ineos, ha però deciso di preservarlo per il Giro. 

Ganna sarà un protagonista della corsa rosa, ma solo per i traguardi parziali. Per la vittoria finale, l’uomo da battere sarà il suo compagno di squadra Egan Bernal, che ha messo il Giro in cima agli obiettivi stagionali. Niente Tour, dunque, per il colombiano, ma la Ineos non ha che l’imbarazzo della scelta, tanto che in Francia si presenterà con un trio reale formato da Geraint Thomas, Geoghegan Hart (il vincitore del Giro 2020) e Carapaz. Tutta da vedere la loro sfida al nuovo potere sloveno, rappresentato da Pogačar (vincitore lo scorso anno) e Roglic. Infine, sarebbe incauto dimenticare Remco Evenepoel, il fenomeno belga che nello scorso agosto ha interrotto una straordinaria ascesa per un volo pauroso durante il Giro di Lombardia, dal quale è uscito con il bacino fratturato. Ha da poco compiuto 21 anni e sta ricominciando a pedalare, con il mirino puntato sul Giro d’Italia. Se recupera (glielo auguriamo), saranno guai seri per tutti. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo e in alto, momenti della Strade Bianche nelle Terre senesi; in basso, van der Poel verso il traguardo di Piazza del Campo

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Marco Filacchione, romano, ha esplorato ogni periodicità del giornalismo scritto, lavorando per mensili, settimanali, quotidiani e agenzie di stampa. Ha cominciato negli anni Ottanta con “Il Messaggero”, poi ha seguito da inviato per anni Giro d’Italia, Tour de France e classiche del Nord per il mensile “Bicisport”. In seguito si è occupato di calcio con il mensile “Newsport” e ha fatto parte della redazione del “Corriere dello Sport”, di cui è tutt'ora collaboratore. È autore di una decina di volumi di carattere sportivo.