
Durante gli anni in cui ha guidato il giornale è stata costante l’attenzione per i grandi festival europei: i Festival di Salisburgo, di Bayreuth e di Monaco, le “prime” alla Staatsoper di Vienna, i concerti di Arturo Benedetti Michelangeli, il Concerto di capodanno di Vienna diretto per la prima e unica volta da Karajan… Spazi per tutta la musica, dal gregoriano in su. Rock, pop, jazz: basta dire che “quel” Messaggero è stato l’unico giornale italiano a dedicare una pagina intera al famoso concerto Live Aid organizzato da Bob Geldof tra Roma e Filadelfia nel 1985. E ha incoraggiato le redazioni spettacoli e cultura a occuparsi non solo dei concerti e dei divi, ma anche del sistema produttivo della musica, del pubblico, della didattica
➨ L’articolo di ALFREDO GASPONI
🁢🁢 Ve l’immaginate Teodoro Celli, il grande critico musicale, in forza al Messaggero negli anni Settanta e Ottanta, uomo coltissimo, dall’aspetto austero, professorale (anche se poi era ironico e brillante); ve l’immaginate, dicevo, in maniche di camicia e con la scopa che spazza i sampietrini a Piazza Navona? Difficile figurarselo, ma è successo. Il merito fu di Vittorio Emiliani che aveva appena varato sul Messaggero una campagna per invitare i romani a scendere in strada e contribuire a tenere pulita Roma, data la scarsa efficienza del servizio pubblico. Celli aveva aderito con entusiasmo anche perché tra il direttore del Messaggero e il giornalista e scrittore parmigiano oltre alla reciproca stima professionale c’era un bel rapporto, nato dalla passione profonda di Emiliani per la musica. Vittorio infatti ama ogni genere di musica, purché sia bella: e questa passione si riverberava sul “suo” Messaggero.

Durante gli anni in cui ha guidato il giornale è stata costante l’attenzione per i grandi festival europei. Il sottoscritto, come critico musicale, è stato mandato in giro per l’Europa per assistere ai grandi eventi: i Festival di Salisburgo, di Bayreuth e di Monaco, le “prime” alla Staatsoper di Vienna, i concerti di Arturo Benedetti Michelangeli, il Concerto di capodanno di Vienna diretto per la prima e unica volta da Karajan… Fu anche grazie all’osservazione e al confronto con le grandi realtà musicali internazionali che si cominciò a capire che Roma non poteva più fare a meno di un Auditorium degno di questo nome. Però, forse, la sua impronta alla parte musicale del giornale Vittorio l’ha data incoraggiando le redazioni spettacoli e cultura a occuparsi non solo dei concerti e dei divi, ma anche del sistema produttivo della musica, del pubblico, della didattica. Con lui negli anni Ottanta sono state realizzate numerose inchieste importanti. Per fare qualche esempio, la prima, nel 1981, fu “L’istruzione musicale in Italia”, sulla funzione dei Conservatori e sul fiorire delle scuole popolari e private. Poi, venne affrontato il tema del rapporto tra ascoltatori e musica alla luce dell’aumento di opere e concerti: il servizio ospitò un intervento del compositore Goffredo Petrassi che osservò come il grande consumo di musica non sempre diventasse “sangue” culturale. Nel 1986 si toccò l’argomento dell’educazione musicale nella scuola pubblica e venne fuori che l’Italia in questo campo era uno dei Paesi più arretrati.
Spazi sempre più ampi per tutta la musica, dal gregoriano in su. Rock, pop, jazz: basta dire che “quel” Messaggero è stato l’unico giornale italiano a dedicare una pagina intera al famoso concerto Live Aid organizzato da Bob Geldof tra Roma e Filadelfia nel 1985 a cui hanno partecipato tra gli altri i Queen, gli U2, Elton John. A Vittorio anche come semplice ascoltatore interessa tutto quello che i giovani amano e tutto ciò che è di qualità, compreso il folk. Va a scovare prelibatezze e ne fa partecipi gli amici. Una volta mi vedo arrivare via whatsapp un video in bianco e nero che m’incanta: la canzone popolare anarchica Addio Lugano bella interpretata da un ensemble formidabile, formato da Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, Otello Profazio, Lino Toffolo, Silverio Pisu, che cantano e suonano la chitarra. Una delle cose di cui va fiero è di aver convinto Celli ad ascoltare i Beatles (che al critico non piacevano) e ad apprezzarli. E non gli dispiace – lo racconta lui stesso – di essere stato pizzicato da Michele Serra in un articolo su “l’Unità a ridere e a divertirsi “come un bambino” a un concerto di Eric Clapton.

Un capitolo a parte merita il suo amore per Rossini. Sempre al Messaggero, Vittorio afferra fin dalle prime edizioni l’importanza del Rossini Opera Festival di Pesaro nel quadro della riscoperta delle opere serie del Maestro. Nel 1984 è in programma la prima esecuzione in epoca moderna del Viaggio a Reims, opera composta per l’incoronazione di Carlo X a Re di Francia. Già da settimane prima il giornale le dà il massimo risalto con articoli su articoli, presentazione, pezzi storici, interviste agli interpreti, aneddoti rossiniani e via dicendo. Scelta giusta: l’opera trionferà e resterà come uno degli eventi musicali del secolo, le nostre cronache vengono riprese anche da giornali stranieri. La sera del debutto al Teatro Rossini, tra il pubblico c’è anche Vittorio che mi evita una figuraccia. Il direttore Claudio Abbado a un certo punto inserisce scherzosamente le note della Marsigliese, inno rivoluzionario certamente non gradito a un monarca. Io preso dalle questioni strettamente musicologiche non faccio caso alla voluta incongruenza ma all’uscita Vittorio me la fa notare e così grazie a lui nella recensione si leggerà: «In altri tempi, ad Abbado lo scherzo sarebbe costato la ghigliottina». La devozione per Rossini porterà Vittorio ad essere nominato presidente della prestigiosa Fondazione Rossini di Pesaro e a scrivere nel 2007 uno dei libri più belli sul “cigno di Pesaro” nonché “cignale di Lugo”: “Il furore e il silenzio – Vite di Gioachino Rossini”.
Ma di libri sulla musica e in particolare sull’opera lirica Vittorio, loggionista alla Scala nei tempi d’oro del teatro milanese, ne ha scritti altri, “Il balen del suo sorriso – Tra Loggione e Platea”, e “Il villaggio della musica” sul nuovo Auditorium di Roma. E come non ricordare i suoi numerosi ritratti di musicisti nella serie “Maestri” trasmessa da Radio Radicale, in cui non ha solo raccontato con grande competenza artisti come Abbado, Giuseppe Sinopoli, Piero Farulli, ma non ha mancato di denunciare carenze del sostegno pubblico alle istituzioni musicali più meritevoli come l’Orchestra Giovanile Italiana della Scuola di musica di Fiesole. Sentirlo parlare è piacevole e istruttivo assai, il podcast non solo su musicisti, ma anche su numerosi personaggi importanti dell’arte, della cultura, della politica, in gran parte pochissimo noti al grande pubblico, si trova facilmente su Internet. E naturalmente i lettori di Italia Libera conoscono i suoi articoli che spaziano dal melodramma a Paolo Conte, da Franco Battiato alla sciaugurata chiusura, anni fa, delle orchestre Rai.
Insomma tra i tanti meriti di Vittorio c’è anche una preziosa attività in ambito musicale. Per finire, permettetemi di dire che gli devo molto per la sua fiducia, per i suoi consigli e per essermi stato vicino, da amico, nei momenti difficili. Gli faccio gli auguri più affettuosi sperando in un suo nuovo libro sulla musica, magari proprio sui Beatles. © RIPRODUZIONE RISERVATA
