Roma e la sinistra: il futuro è inclusione, solidarietà, trasporti, riqualificazione delle periferie

Qui e sotto il titolo, Street Art nel quartiere romano di San Basilio

Il discorso infuocato sulla Casta ha concorso a delegittimare gran parte delle formazioni politiche. A cominciare dalla sinistra che faceva riferimento da decenni al Pci del quale non è rimasto praticamente più nulla dopo gli errori di Occhetto e di D’Alema, sempre sprezzante verso le socialdemocrazie europee e i tentativi di costruire quel modello anche in Italia. Nel governo della capitale le prove decisive si vinceranno riportando i cittadini nel centro storico, riqualificando i quartieri degradati, fermando il consumo dell’Agro Romano, realizzando un sistema di trasporto pubblico metropolitano efficiente, completando il passante ferroviario. A questo dovrebbero servire i fondi europei del Pnrr 


L’editoriale di VITTORIO EMILIANI

ROMA QUINDI NON è filo-fascista, e neppure di centrodestra. La vittoria del candidato-sindaco Roberto Gualtieri è  stata netta, inequivocabile. Come lo è a Torino quella di Stefano Lorusso. In tutte e due le città la coalizione di centrosinistra conquista la maggioranza anche nei Quartieri, a Torino in tutti, a Roma in tutti tranne uno, Tor Bella Monaca, dove praticamente non si è votato. È vero, c’è stato un assenteismo molto pronunciato, tanto più al ballottaggio, ma questo è sempre accaduto. In sostanza la Lega di Salvini che aspirava ad essere partito nazionale ha fallito l’obiettivo perdendo pure un Comune come Varese che era stata una roccaforte di Bossi. Per non parlare di Milano ovviamente e di altri grandi Comuni del Nord dove la maggioranza assoluta il centrosinistra l’ha conseguita già al primo turno. Sorpresa a Latina, Comune dove sembrava certa la vittoria del deputato neo-fascista Zaccheo e invece ha ottenuto sorprendentemente la maggioranza dei voti il sindaco uscente Damiano Coletta. Insomma il dato di fondo, di tendenza, è una netta affermazione del centrosinistra.

Il candidato sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, al Nazareno nel corso della conferenza stampa di Enrico Letta lunedì 18 ottobre 2021 [credit Ansa/Alessandro Di Meo]

Si è parlato molto di inclusione, di solidarietà, di collaborazione, di lotta più efficace e capillare alla pandemia, di linea dura di Draghi sul green-pass. Anche di fascismo e antifascismo dopo il devastante attacco alla sede centrale della Cgil come ai tempi nefasti dello squadrismo mussoliniano. Ci sono state sottovalutazioni, certo. Ma in tempi di democrazia, sia pure difficile, chi poteva aspettarsi un assalto, uno sfascio totale di quella violenza distruttiva totale? È inutile rovesciare — come fanno Salvini e soprattutto Meloni — la responsabilità sul ministro dell’Interno. 

In una democrazia anche “difficile”, dove il movimentismo originario dei 5 Stelle aveva scompaginato o addirittura sconvolto con Grillo il funzionamento delle istituzioni elettive, il Paese fatica a ritrovare assetti politici meno rumorosi e più fattivi. Il discorso infuocato sulla Casta ha concorso a delegittimare gran parte delle formazioni politiche. A cominciare dalla sinistra che faceva riferimento da decenni al Pci del quale non è rimasto praticamente più nulla dopo gli errori di Occhetto e di D’Alema per anni sprezzante verso le socialdemocrazie europee e i tentativi di costruire quel modello anche in Italia. Il Pd nasce da personaggi come Rutelli (che peraltro aveva un vice di qualità come l’ex comunista Walter Tocci). Ma Roma ha avuto in mezzo persino un sindaco neofascista che si chiamava Alemanno, con esiti disastrosi. Ecco perché il successo di Gualtieri e di Letta è politicamente molto importante. Posizioni nette, chiare, coraggiose.

Fuga dei residenti dal centro storico e consumo ininterrotto del suolo nell’Agro Romano (il 30% è stato già edificato)

Mi si permetta però di notare che alcuni dei problemi che hanno sfigurato Roma non si risolveranno solo con più vaccini e con più fondi europei. Ne cito soltanto alcuni: la desertificazione del centro storico e il suo continuo involgarimento, il consumo pazzesco di suolo, cioè dell’Agro Romano, cementificato per oltre il 30 per cento, periferie molto diverse fra loro con quartieri di lusso e altri miserabili, un sistema di trasporti pubblici debolissimo con la metropolitana ferma in piazza Venezia per andare non si sa dove, né come, con linee tramviarie veloci che potrebbero essere, come i nuovi filobus, gli assi portanti del trasporto di massa a largo raggio raccordato con le linee ferroviarie di gittata regionale e oltre. Ma neppure si pensano. Walter Tocci, che molto se ne intende, mi dice che il completamento dell’anello ferroviario non avrà gli effetti benefici del “passante” ferroviario di Milano (dove il governo asburgico aveva creato un utilissimo anello ferroviario, un Ring, in parte interrotto dalla stupidità fascista). Però potrebbe avere un effetto molto positivo sul traffico-merci da e per l’aeroporto di Fiumicino.

Sono questi soltanto alcuni dei problemi che i fondi europei potranno consentire di affrontare (non con l’idrogeno blu, per favore, né con la “pulitura” del gas metano che poi deve sotterrare l’anidride carbonica, come si vuol fare a Ravenna fra le alte proteste di molti cittadini ambientalisti). Sono soltanto alcuni spunti programmatici di cui per ora non si è parlato affatto o si parla in termini distorti di “transizione ambientale”. E che bisogna invece chiarire e approfondire. Eccome. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.